Creata nell’ormai lontano 1959, la Suicide Squad è una task force composta principalmente da antieroi e da veri e propri villain, costretti a compiere delle missioni per avere salva la propria vita. La versione originale del team, ideata dallo scrittore Robert Kanigher e dal disegnatore Ross Andru, non è certo quella che conosciamo al giorno d’oggi. Anzi. Da quella iterazione è emerso solamente il personaggio di Rick Flag, ripreso poi nel 1987 da John Ostrander e trascinato nell’epoca moderna. Epoca moderna nella quale troviamo Flag a capo di un gruppo composto da Blockbuster, Captain Boomerang, Deadshot, Bronze Tiger e Incantatrice. L’obiettivo della squadra? Uccidere Brimstone, un costrutto del temibile Darkseid.

Da allora la Task Force X si è sciolta e riformata più volte, permettendo agli autori di inserire nel team personaggi più o meno famosi, pescando sempre tra gli antagonisti dell’universo DC.

Nel 2016, David Ayer ha portato sullo schermo una sua personale versione della Suicide Squad. Sulla scia del successo de I Guardiani della Galassia, il regista noto per aver dato vita alla sceneggiatura del primo Fast and Furious, ha introdotto nel DC Extended Universe battute e momenti più leggeri. Una scelta che ha convinto alcuni, deludendo però un’altra fetta di pubblico. Poco importa, però, perché il film sulla Squadra Suicida ha ottenuto un successo tale da dare vita a diversi spin-off e a un vero e proprio seguito, diretto nientemeno che da James Gunn. Proprio quel Gunn utilizzato come fonte d’ispirazione per la pellicola di Ayer.

In occasione dell’uscita del videogioco Suicide Squad: Kill the Justice League, abbiamo quindi deciso di ragionare insieme sui pregi e sui difetti di queste pellicole. Pellicole forse non perfette, ma in grado di insegnare qualcosa allo spettatore. Siete pronti a scoprire di cosa stiamo parlando? Allora afferrate il vostro boomerang di fiducia e tuffatevi insieme a noi all’interno del universo cinematografico della DC Comics.

Suicide Squad

UN’OPERA FRAMMENTATA

Partiamo, ovviamente, con il succitato film di David Ayer. Un film che ha sicuramente dei pregi, soprattutto lato trucco (per il quale ha vinto anche un Premio Oscar) e nel cast composto da grandi attori. Nei panni di Deadshot troviamo infatti Will Smith, che ci regala una performance degna del suo nome. Una performance che lo rende senza dubbio la punta di diamante del film, insieme all’innato carisma di Viola Davis. Peccato invece per la Harley Quinn di Margot Robbie, qui potenzialmente interessante, ma costretta in una sceneggiatura incapace di valorizzarla. Nonostante questi pregi, il film è in realtà un ammasso di scene incollate tra di loro, “supportato” da una scrittura senza mordente e da una regia eccessivamente traballante. Una disfatta su tutta la linea che non può che lasciare l’amaro in bocca.

Ma (ed è un “ma” bello grosso) pare che la pellicola sia stata massacrata in fase di montaggio e da alcune scelte prese a monte dalla produzione.

In seguito al lancio di Suicide Squad, infatti, David Ayer ha affermato più volte come la pellicola non rispecchiasse assolutamente quanto voluto inizialmente da lui. L’idea iniziale del regista americano, infatti, era più oscura e meno scanzonata. Una doverosa via di mezzo tra il film uscito nelle sale e Batman v Superman. Nonostante l’anno scorso si fosse parlato del rilascio di una potenziale “Ayer Cut”, a gennaio di quest’anno il cineasta ha deciso di volersi lasciare il passato alle spalle e di non supportare più questa revisione della sua opera. Cosa accadrà in futuro, però, solo il tempo potrà dirlo.

Suicide Squad

LA RIBELLIONE DI GUNN

Quando James Gunn venne licenziato dai Marvel Studios nel luglio del 2018, la Warner Bros. scattò più rapidamente di Flash per accogliere a bordo uno dei registi di cinecomic migliori degli ultimi anni. Gunn venne quindi assunto per scrivere e dirigere The Suicide Squad – Missione suicida e il risultato fu esaltante. Nonostante lo scarso successo al box office (uscito, va detto, anche in pieno periodo Covid), il film di Gunn convinse pienamente pubblico e critica, dimostrando al mondo intero come dare libertà a un autore possa favorire anche il risultato finale.

The Suicide Squad – Missione suicida si pone come vero e proprio sequel del primo film, introducendo nuovi personaggi, un tono nettamente più adulto e una regia impeccabile. La passione di Gunn per gli “underdog” dei fumetti è evidente e la sua capacità di dare grande valore a coloro che vengono emarginati e/o ignorati è a dir poco encomiabile. Ecco che personaggi come Polka-Dot Man, Ratchatcher e Bloodsport ottengono qui un nuovo smalto, dimostrando di poter essere più interessanti anche di eroi e villain della DC ben più blasonati.

Il film di James Gunn è l’ennesima prova di ciò di cui hanno davvero bisogno di cinecomic moderni: creatività e passione. Ormai il pubblico si è stufato di tutte quelle soluzioni narrative e strutturali dettate più dalle aziende che dagli autori. Soluzioni che, alla fine, appiattiscono le opere e che impediscono loro di spiccare il volo.

I due film dedicati alla Suicide Squad ci insegnano proprio questo: l’importanza dell’autorialità. La prima pellicola, funestata da scelte prese a monte, si è infatti rivelata poco memorabile. La seconda, che fonda la sua esistenza proprio sulla libertà data all’autore, verrà sicuramente ricordata come uno dei punti qualitativamente più alti del DCEU. Speriamo a questo punto che il nuovo universo di Gunn mantenga un approccio libero dalle catene della produzione. Lo meritano gli autori. E lo meritiamo anche noi.

E voi che cosa ne pensate? Quale dei due film sulla Suicide Squad avete preferito? Fateci sapere la vostra opinione con un commento qui sotto o, se preferite, attraverso i nostri canali social (TikTok compreso).

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