Ne L’ultima notte di Amore, da oggi al cinema, c’è un uomo che insegue la pensione e un gran finale di carriera. Come vuole la convenzione di genere, non tutto andrà per il verso giusto.

Sono troppo vecchio per queste str*****e” dicono quasi tutti i personaggi sulla via della pensione, di fronte all’ultima azione che il destino beffardo gli richiede. Il cinema di genere ama questa specifica soglia che segna un prima e un dopo netto. Un momento che si deve superare e dopo di cui tutto cambierà nel modo in cui una persona vive, si percepisce, ed è considerata dagli altri: la pensione.

Ci sono uomini d’azione (molto meno donne) a cui il cinema concede un “autopensionamento” sempre molto breve. Lasciano, convinti di non tornare più. Si ritirano in solitudine come Luke Skywalker. Hanno poi un incontro che gli fa cambiare idea. Il tempo di un montaggio ed eccoli di nuovo all’opera per un’ultima, ennesima, sofferta, missione. È quello che succede magistralmente a Clint Eastwood ne Gli spietati, dove è costretto a rimettersi a cavallo, o a Wolverine in Logan. Controvoglia devono ritrovare le energie e tornare al lavoro. Fine pena mai, insomma.

L’ultima notte di Amore: la corsa finale che le racchiude tutte

Ai poliziotti come Franco Amore, il protagonista di L’ultima notte di Amore, la pensione viene concessa senza troppi problemi. Sono loro ad autosabotarsi, a commettere un errore che li rimette in pista costringendoli a confrontarsi con una situazione che mai hanno affrontato durante il lavoro ordinario. Non può esserci riposo né per i poliziotti né per i criminali nel poliziesco. Il film di Andrea Di Stefano si muove infatti con abilità nei codici linguistici della Milano Nera, quella che la notte si anima di traffici illegali, guerre eleganti e silenziose tra culture criminali. È un film classicissimo, che ama utilizzare solo gli strumenti più cari ai narratori di genere, e per questo è straordinario.

L’ultima notte di Amore è anche l’ultima ronda di Franco. Un tenente della polizia esemplare, mai violento, e orgoglioso servitore dello stato. Viene chiamato nelle ultime ore di lavoro sul luogo di un grave delitto. C’è stata una sparatoria in autostrada, poco fuori Milano, che ha coinvolto il suo collega e amico Dino. Mentre a casa tutto è pronto per una festa a sorpresa organizzata dalla moglie, nelle strade si allineano interessi che potrebbero mettere a repentaglio la sua vita nelle ultime, drammatiche, 24 ore di servizio. Un legame, tutto da scoprire al cinema, lo porta all’interno del caso per l’ultima volta.

Quello delle ronde finali è un tropo narrativo. Un cliché talmente incastonato nel genere che è diventato fondamentale per dare e dire tanto in poche battute. Si prova immediata simpatia per chi sta finendo il servizio, l’avvicinarsi della nuova vita innesca la tensione, permette battute di spirito e segnala tutta l’esperienza dei personaggi. Devono finire senza rovinarsi la reputazione, come nel caso di L’ultima notte di Amore, oppure senza morire, come riflette lo sceriffo Ed Tom Bell di Tommy Lee Jones in Non è un paese per vecchi

ultima notte di amore

Le “ultime notti” al cinema

Se si facesse una statistica dei lavoratori morti a ridosso della pensione nei film, probabilmente l’ultimo giorno di servizio risulterebbe più fatale degli attacchi di cuore e del cancro. Lo stesso vale per i criminali. Da Heat – La sfida a The Italian Job passando pure Dom Cobb di Inception, l’ultima missione è sempre quella più difficile e rischiosa. Il colpo definitivo viene pianificato per chiudere per sempre con quella vita. porta con sé tanta speranza, e il pericolo maggiore. Se però l’ultima rapina viene fatta per condurre poi una vita onesta, spesso è l’opposto per l’ultima ronda degli uomini di giustizia che cadono invece nelle tentazioni a cui hanno resistito per una carriera intera.

Morgan Freeman è uno degli attori che più ha codificato il personaggio tipo sulla soglia del ritiro. Il suo William Somerset, di Seven, è l’archetipo dei detective arrivati a un passo dalla fine. Gli manca solo una settimana, infatti, quando gli capita tra le mani il caso dell’assassino dei sette peccati capitali. Robert Duvall in Un giorno di ordinaria follia è uno sfortunato sergente. Martin Prendergast, da lui interpretato, è all’ultimo giorno di lavoro, in una Los Angeles caldissima e piena di nervosismo. Gli capiterà di tutto e di più, dovrà essere un eroico antagonista.

In Sin City John Hartigan è interpretato da Bruce Willis (un altro volto della polizia per eccellenza). Nella penna di Frank Miller è immaginato come un onesto detective della corrotta Basin City. A sessant’anni si deve ritirare per problemi fisici. L’ultimo giorno di lavoro ha compiuto un gesto eroico salvando una bambina, ma si è invischiato in una rete criminale che lo inseguirà anche dopo la pensione. 

Nonostante si senta sempre “troppo vecchio” (è lui che ha coniato il celebre lamento) persino Roger Murtaugh (Danny Glover) di Arma Letale non può andare in pensione troppo facilmente. Non finché ci sarà a suo fianco Martin Riggs, un Mel Gibson sempre pronto a rimetterlo in piedi, anche quando gli mancano solo otto giorni ad una nuova vita. Un passaggio importante che anche Jeff Bridges può assaporare con il suo Marcus Hamilton di Hell or High Water. Ma che fatica portare a casa la pelle!

Persino Tony Stark, a ben guardare, è una sorta di poliziotto con superpoteri, un avenger, come lo chiamano nell’MCU. Ha passato un’intera trilogia a scoprire che tipo di uomo voleva diventare, poi ha subito una brutale sconfitta e si è ritirato… fino all’ Endgame. L’ultima missione per chiuderle tutte. Gli sarà fatale. 

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Franco Amore ha visto molti polizieschi

L’idea più ironica nella scrittura di L’ultima notte di Amore sta proprio in come Franco vive questi ultimi momenti con la sua squadra. Da settimane sta preparando un discorso di commiato. Vuole che l’uscita sia grandiosa, emotiva, soddisfacente. È felice della pensione, meno di quello che potrebbe essere il suo futuro economico, per colpa di alcuni scatti di carriera mancati e uno stipendio insoddisfacente dopo gli anni di onorato servizio. L’ultimo caso gli si stringe al collo come un serpente e, mentre si caccia nei guai sempre più a fondo, è come se sotto sotto sapesse benissimo che la colpa è di quella notte.

Franco Amore non è solo un poliziotto, è uno che ha visto tanti film sui poliziotti. È perciò tesissimo nel compiere quello che deve, perché sono azioni che lui non ha mai fatto prima, ma soprattutto perché quella è la sua ultima notte! Ci pensa continuamente, chiede di stare tranquillo almeno per quella giornata, poi se ne riparlerà, e invece no.

Sa bene che le ultime 24 ore sono quelle più letali, le più rischiose, quelle della verità, dove le strade parlano e la notte rivela veramente chi sei. In attesa di un nuovo giorno per ricominciare ancora ad aspettare la fine. 

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