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    <title>BadTaste - Festival di Venezia</title>
    <subtitle>Il racconto del Festival di Venezia 2024Road to Venezia, il podcast sui Leoni d’oro discutibili aggiustati da noiVenezia 2024: è il primo anno di un nuovo tipo di festival Venezia 2024: da Joker 2 a Queer, guida ai 20 film imperdibili!20 Leoni d&amp;#039;Oro in 20 anni: la classifica dei vincitori del F...</subtitle>
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    <updated>2026-09-18T06:30:43+00:00</updated>
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    <rights>Copyright © 2026 Bad srls. Tutti i diritti riservati.</rights>

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        <title>“Li colpiremo nelle tasche”: Netanyahu attacca i registi di NAZA dopo il premio a Venezia 83</title>
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        <updated>2026-09-18T06:31:02+00:00</updated>
        <published>2026-09-18T06:30:43+00:00</published>
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            <name>Alberto Rossi</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY4MTRcL05BWkEuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=124468f909ea6d9504becb540eff1f45d8f078e2f07b7d6f64873c75f19455b3" alt="NAZA"></figure>
            <p>Il caso <strong>NAZA</strong> non si ferma a <strong>Venezia 83</strong> e dopo il <strong>Premio Speciale della Giuria</strong> conquistato dal documentario di <strong>Yuval Abraham</strong> e <strong>Rachel Szor</strong>, la reazione del governo israeliano si è fatta ancora più dura: <strong>Benjamin Netanyahu</strong> ha annunciato di voler intervenire con nuove leggi contro chi, secondo il premier, “<em>diffama</em>” all&#039;estero i soldati dell&#039;esercito israeliano. Nel mirino ci sono proprio <strong>i due registi israeliani di NAZA</strong>, già duramente attaccati nei giorni scorsi da diversi esponenti del governo dopo il riconoscimento ricevuto alla Mostra del Cinema.</p><p><strong>Netanyahu</strong> ha annunciato due iniziative. La prima dovrebbe <strong>permettere di revocare la cittadinanza israeliana</strong> a chi viene ritenuto responsabile di aver diffamato all&#039;estero<strong> i soldati dell&#039;IDF</strong>. La seconda punta invece ad aumentare drasticamente i risarcimenti ottenibili nelle cause per diffamazione contro i militari, <strong>portandoli fino a venti volte gli importi attuali</strong>. “<em>Li colpiremo nelle tasche e anche nella cittadinanza, perché il loro posto non è tra noi</em>”, ha dichiarato <strong>Netanyahu</strong> parlando delle misure che intende promuovere.</p><p>Per il momento, però, <strong>nessuno dei due registi ha perso la cittadinanza</strong>. Quelle annunciate dal primo ministro sono proposte che <strong>dovranno affrontare l&#039;iter legislativo alla Knesset</strong>, e la loro eventuale applicazione è tutt&#039;altro che scontata. Facendo un passo indietro, <strong>la vicenda nasce dal contenuto di NAZA</strong>, il documentario diretto da <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor</strong> e prodotto da The Guardian e JW Films. I due cineasti avevano già lavorato insieme a <strong>No Other Land</strong>, vincitore dell&#039;Oscar nel 2025, mentre il nuovo film è stato presentato in concorso a Venezia 83 prima di conquistare il Premio Speciale della Giuria.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/li-colpiremo-nelle-tasche-netanyahu-attacca-i-registi-di-naza-dopo-il-premio-a-venezia-83">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Dopo il premio conquistato da NAZA a Venezia 83, Netanyahu annuncia due proposte di legge contro chi “diffama” i soldati israeliani.</summary>
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        <title>Il Leone D&#039;oro a Tinto Brass viene rubato poco dopo averlo ricevuto, la moglie sporge denuncia</title>
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        <updated>2026-09-17T16:43:38+00:00</updated>
        <published>2026-09-17T13:15:56+00:00</published>
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            <name>Alberto Rossi</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY5OTVcL1RpbnRvLUJyYXNzLmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=3bc393a40f696a5c3230f62ccaea607041d7270c17e0f0fdc91d9e2eb8c99209" alt="Tinto Brass"></figure>
            <p>Doveva essere uno dei ricordi più belli della<strong> Mostra del Cinema di Venezia 2026</strong>, ma il <strong>Premio Pietro Bianchi</strong> assegnato a <strong>Tinto Brass</strong> <strong>è sparito</strong> poche ore dopo essere stato consegnato. A raccontare quanto accaduto è stata la moglie del regista, <strong>Caterina Varzi</strong>, che dopo essere tornata a Roma ha deciso di sporgere denuncia ai carabinieri. Il riconoscimento era stato consegnato il <strong>1° settembre</strong>, durante la preapertura di Venezia 83 dedicata proprio a Brass. </p><p>Quella sera era stata presentata in anteprima mondiale<strong> la versione restaurata in 4K di Col cuore in gola</strong>, il thriller pop del 1967 con Jean-Louis Trintignant ed Ewa Aulin. Il regista, <strong>oggi 93enne</strong>, non aveva però potuto raggiungere il Lido per motivi di salute e a ritirare il premio al suo posto era stata proprio la moglie. Secondo la ricostruzione fornita da <strong>Caterina Varzi </strong>al Corriere del Veneto, dopo la proiezione la donna sarebbe tornata insieme a un&#039;amica all&#039;Hotel Excelsior, dove alloggiava. Le due si sarebbero fermate al Blue Bar per bere qualcosa prima di andare a dormire.</p><p><strong>È proprio lì che Varzi avrebbe dimenticato la targa appena ricevuta</strong>. Se ne sarebbe resa conto soltanto la mattina seguente, tornando immediatamente al bar per cercarla. Del Premio Pietro Bianchi, però, non ci sarebbe stata più traccia.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/tinto-brass-premiato-a-venezia-83-ma-poche-ore-dopo-il-premio-sparisce-nel-nulla-la-moglie-sporge-denuncia">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Il premio consegnato a Tinto Brass a Venezia 83 è sparito poche ore dopo la cerimonia. La moglie Caterina Varzi ha sporto denuncia e raccontato l’accaduto.</summary>
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        <title>Ground Floor, intervista al regista Gábor Reisz: “La rivoluzione parte dal piano terra”</title>
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        <updated>2026-09-17T13:12:56+00:00</updated>
        <published>2026-09-17T12:30:30+00:00</published>
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            <name>Alessandro Ritrovato</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY5NzhcL2NvdmVybGctKDEpLmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=51bc2e1e01c5adb9e2790fcc9639eaf9b25fbe7ecd4b0909abd6b2f9a6e7bd17" alt="coverlg (1)"></figure>
            <p>Tre anni fa <strong>Gábor Reisz</strong> vinceva il premio per il Miglior Film di Orizzonti con il meraviglioso Una spiegazione per tutto. Ora, in occasione dell’<strong>83ª Mostra del Cinema di Venezia</strong>, arriva nella sezione Spotlight con <strong>Ground Floor</strong>. Che è un film bello, anzi bellissimo. Lo intervistiamo a Casa I Wonder, che lo distribuirà nelle nostre sale, e prima di cominciare con le domande ci fumiamo una sigaretta insieme. Ci chiede quale sia stato, per noi, il film più bello visto in questa edizione. Rispondiamo Wild Horse Nine di Martin McDonagh - e aggiungiamo che Ground Floor avrebbe meritato un posto in concorso. Una persona semplice e genuina, Gábor Reisz.</p><h3>Mi ha colpito molto, in questo film, il tema dell&#039;indifferenza, dell&#039;apatia, ed è qualcosa che mi tocca anche come cittadino italiano. È un approccio orientato tutto al mantenimento dello status quo, a non fare niente per cambiare le cose. Da dove nasce, secondo lei, la causa profonda di questa apatia?</h3><p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Non so se sia una cosa consapevole, ma credo abbia a che fare con il sistema di comunicazione di chi sta al governo: le persone non hanno la possibilità, la chance, di essere critiche, perché chi comanda semplicemente non vuole ascoltare. E così la gente smette di sviluppare un pensiero critico, anche perché nel frattempo si sviluppa un altro livello di vita parallelo, quello dei politici da una parte, quello reale, dall&#039;altra. Io non vivo al piano terra, ma ci ho vissuto a lungo, e la penso come chi ci sta.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/interviste/ground-floor-intervista-al-regista-gabor-reisz-la-rivoluzione-parte-dal-piano-terra">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Presentato nella sezione Spotlight dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia, Ground Floor segna il ritorno di Gábor Reisz a tre anni di distanza dalla vittoria di Orizzonti con Una Spiegazione per tutto. Lo abbiamo incontrato per fargli qualche domanda</summary>
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        <title>Nina Dobrev, il mistero del red carpet a Venezia: la verità sul suo allontanamento</title>
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        <updated>2026-09-16T10:15:37+00:00</updated>
        <published>2026-09-16T10:15:34+00:00</published>
        <author>
            <name>Angela Marrelli</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY5NDdcL05pbmEtRG9icmV2LWluLXVuYS1zY2VuYS1kaS1MYS12ZW5kZXR0YS1wZXJmZXR0YS0tLUJlYXItQ291bnRyeS5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=f9c932e2498d0efc4e5c3e3cb632a1c387bd39c97905c00e11f54506fbb6b08a" alt="Nina Dobrev in una scena di La vendetta perfetta - Bear Country"></figure>
            <p></p><p><strong>Nina Dobrev</strong> è arrivata sul red carpet dell’<strong>83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia</strong> con tutto ciò che ci si aspetta da una star hollywoodiana: un abito Armani Privé, gioielli Chopard e i flash di decine di fotografi pronti a immortalarla. Eppure, quella che avrebbe dovuto essere una normale passerella si è trasformata in una scena piuttosto insolita. L’attrice è stata infatti invitata dalla security a<strong>d accelerare e ad abbandonare la zona destinata alle fotografie</strong> mentre stava ancora posando davanti agli obiettivi. Il gesto, piuttosto deciso, ha lasciato Dobrev visibilmente sorpresa e ha provocato anche le proteste di alcune persone presenti a bordo del tappeto rosso. Da qui il caso: perché la protagonista di <em>The Vampire Diaries</em> è stata allontanata così rapidamente?</p><p>L&#039;episodio risale al <strong>2 settembre 2026</strong>, durante la serata inaugurale della Mostra di Venezia, in occasione della première mondiale di <em>Ink</em>, il nuovo film diretto da <strong>Danny Boyle</strong>. Dobrev era presente alla proiezione, come ospite e ha regolarmente percorso il tappeto rosso davanti al Palazzo del Cinema.  Il momento che ha attirato l&#039;attenzione è arrivato quando un membro dello staff si è avvicinato all&#039;attrice, <strong>invitandola con gesti piuttosto espliciti a procedere lungo la passerella</strong>. Dobrev ha continuato per qualche istante a concedersi ai fotografi, evidentemente sorpresa dalla richiesta, prima che un&#039;altra persona dello staff intervenisse per accompagnarla fuori dall&#039;area riservata agli scatti.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/nina-dobrev-il-mistero-del-red-carpet-a-venezia-la-verita-sul-suo-allontanamento">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>L’attrice di The Vampire Diaries è stata invitata ad accelerare durante la première di Ink. Il gesto della security ha sorpreso pubblico e fotografi, trasformando pochi secondi di passerella in uno dei casi più discussi della Mostra</summary>
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        <title>Woman Unknown ha sorpreso tutti a Venezia 83: di cosa parla il film che si è preso il Leone d’Oro</title>
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        <updated>2026-09-15T07:31:02+00:00</updated>
        <published>2026-09-15T07:30:14+00:00</published>
        <author>
            <name>Alberto Rossi</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY5MjJcL1dvbWFuLVVua25vd24uanBlZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=1e1a0ea6e25811ccb68837d3fd035c68cbee5960edbf4e2403964403a59179c3" alt="Woman Unknown"></figure>
            <p>A <strong>Venezia 83</strong> non era il titolo dato per favorito, eppure alla fine è stato proprio Woman Unknown a conquistare il premio più importante della Mostra. Il film della regista danese-egiziana <strong>May el-Toukhy ha vinto il Leone d’Oro</strong>, imponendosi nella competizione principale e portando a casa anche un secondo riconoscimento pesantissimo: <strong>la Coppa Volpi</strong> per la migliore interpretazione femminile assegnata alla protagonista <strong>Mathilde Arcel</strong>. Ma di cosa parla il film che ha sorpreso Venezia? </p><p><strong>Woman Unknown</strong>, titolo internazionale dell&#039;originale <strong>Kvinde Ukendt</strong>, porta lo spettatore nella Danimarca del 1945, immediatamente dopo la fine dell&#039;occupazione tedesca. Un momento apparentemente dominato dalla liberazione e dalla speranza, dietro al quale continuano però a muoversi vendette, sospetti e ferite lasciate dalla guerra. Al centro della storia c&#039;è <strong>Marie</strong>, interpretata da <strong>Mathilde Arcel</strong>. </p><p>È una giovane domestica e bambinaia che lavora nella casa di Christian, ricco vedovo interpretato da <strong>Carsten Bjørnlund</strong>. I due stanno per sposarsi e per <strong>Marie</strong> quel matrimonio rappresenta molto più di una storia d&#039;amore: significa cambiare completamente posizione sociale, passando dall&#039;essere una servitrice a diventare la padrona della stessa casa nella quale ha lavorato. C&#039;è però qualcosa che <strong>Christian</strong> e le persone intorno a lei non conoscono. Durante la guerra, <strong>Marie</strong> ha avuto una relazione con un soldato tedesco. </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/woman-unknown-ha-sorpreso-tutti-a-venezia-83-di-cosa-parla-il-film-che-si-e-preso-il-leone-doro">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Woman Unknown ha vinto il Leone d’Oro a Venezia 83: scopriamo di cosa parla il film di May el-Toukhy e la storia dietro il suo trionfo.</summary>
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        <title>George Clooney spiazza Venezia con un gesto che nessuno si aspettava: avrebbe pagato tutto di tasca sua</title>
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        <updated>2026-09-15T06:16:02+00:00</updated>
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            <name>Alberto Rossi</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC8zOTc1NjNcL0dlb3JnZS1DbG9vbmV5LXJpc3BvbmRlLURvbmFsZC1UcnVtcC5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=f5f904f2866ab373fe7606e052febfec2a5d38f8b06d7a93856f4e1fb25edad1" alt="George Clooney risponde Donald Trump"></figure>
            <p><strong>George Clooney e Venezia</strong> sono legati da <strong>quasi trent’anni</strong>, ma questa volta il divo hollywoodiano avrebbe voluto mettere mano personalmente al portafoglio. Secondo un retroscena emerso dopo la conclusione dell’<strong>83ª Mostra del Cinema</strong>, l’attore avrebbe infatti rinunciato alla copertura prevista dall’organizzazione per il suo soggiorno in Laguna, <strong>scegliendo di pagare di tasca propria il conto dell’hotel</strong>. <strong>Clooney</strong> è stato uno dei protagonisti assoluti di Venezia 83. </p><p>Il 2 settembre ha ricevuto il <strong>Leone d’Oro</strong> alla carriera durante la cerimonia di apertura, riconoscimento assegnato dalla <strong>Biennale</strong> per celebrare un percorso che lo ha visto passare davanti e dietro la macchina da presa. Una presenza tutt’altro che fugace: <strong>già prima dell’inizio della Mostra</strong>, Adnkronos aveva anticipato che la star sarebbe rimasta a Venezia per circa una settimana, partecipando anche a una masterclass e ad altri appuntamenti ufficiali.</p><p>Ed è proprio qui che entra in gioco il retroscena. Come riportato originariamente dal Gazzettino, per gli ospiti coinvolti nelle premiazioni sarebbero <strong>state previste anche le spese di viaggio e di permanenza</strong>. Nel caso di <strong>Clooney</strong>, il programma avrebbe compreso il viaggio in prima classe e un soggiorno di <strong>quattro o cinque giorni</strong>. Ma l’attore avrebbe preferito rinunciare alla copertura e saldare personalmente l’albergo. Al momento si tratta dunque di un’indiscrezione e non di un gesto confermato direttamente da Clooney o dalla Biennale.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/george-clooney-spiazza-venezia-con-un-gesto-che-nessuno-si-aspettava-avrebbe-pagato-tutto-di-tasca-sua">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>George Clooney avrebbe rinunciato alla copertura prevista a Venezia 83 pagando personalmente il suo hotel: il retroscena sul gesto dell’attore.</summary>
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        <title>Venezia 83, il ministro israeliano contro i registi di NAZA dopo il premio: “Toglietegli la cittadinanza”</title>
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        <updated>2026-09-13T20:22:16+00:00</updated>
        <published>2026-09-13T20:20:35+00:00</published>
        <author>
            <name>Alberto Rossi</name>
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            <p>Il <strong>premio conquistato</strong> a<strong> Venezia 83 da NAZA</strong> ha avuto <strong>una conseguenza durissima in Israele</strong>, visto con <strong>il ministro della Cultura Miki Zohar</strong> che ha attaccato pubblicamente <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor</strong>, arrivando ad evocare la possibilità di <strong>togliere la cittadinanza israeliana</strong> ai due registi dopo la vittoria del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia.</p><p>Il documentario era già diventato <strong>uno dei titoli più discussi di questa edizione</strong> prima ancora della premiazione. Presentato in concorso, <strong>NAZA ha raccolto 25 minuti di applausi al termine della proiezione ufficiale</strong>, record dell&#039;edizione secondo ANSA, per poi essere premiato dalla giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal. Al centro del film ci sono <strong>le testimonianze di 24 tra ufficiali</strong>, militari e membri dell&#039;intelligence israeliana, intervistati con identità protette. </p><p><strong>Abraham e Szor</strong> ricostruiscono attraverso le loro parole i sistemi utilizzati <strong>durante la guerra a Gaza</strong>, compreso l&#039;impiego di strumenti di sorveglianza e intelligenza artificiale nella selezione degli obiettivi. Lo stesso titolo, <strong>NAZA</strong>, deriva da un acronimo militare ebraico utilizzato in riferimento alla stima dei danni collaterali. Le accuse formulate dal documentario sono estremamente pesanti e vengono presentate come tali dai suoi autori, con la sinossi ufficiale della Biennale che descrive il film come un&#039;opera che intende mostrare i sistemi dietro quello che sta accadendo a Gaza. </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/venezia-83-il-ministro-israeliano-contro-i-registi-di-naza-dopo-il-premio-toglietegli-la-cittadinanza">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Dopo il premio a Venezia 83 per NAZA, il ministro israeliano Miki Zohar attacca i registi Yuval Abraham e Rachel Szor e chiede di revocare loro la cittadinanza.</summary>
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        <title>“È fatto da una donna, quindi Leone d’Oro”: Maggie Gyllenhaal risponde alle polemiche che infiammano Venezia 83</title>
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        <updated>2026-09-13T16:06:33+00:00</updated>
        <published>2026-09-13T16:06:30+00:00</published>
        <author>
            <name>Alberto Rossi</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY4NzVcL01heS1lbC1Ub3VraHkuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=204bc85459d0a264d7e0ddc62797622c0401c7c68fbcfd366b71f2ca87abb85b" alt="May el-Toukhy"></figure>
            <p>Quando <strong>Maggie Gyllenhaal</strong> è salita sul palco del Lido di Venezia per consegnare il <strong>Leone d&#039;Oro 2026</strong>, sapeva esattamente cosa l&#039;aspettava. Domande, insinuazioni, l&#039;inevitabile dibattito sulla scelta di premiare <strong>Woman Unknown di May el-Toukhy</strong>, l&#039;unico film in competizione diretto esclusivamente da una donna. E così, alla conferenza stampa post-cerimonia, ha deciso di giocare d&#039;anticipo con un&#039;ironia tagliente ma necessaria.</p><p>&quot;<em>In realtà non ho visto Woman Unknown</em>&quot;, ha esordito con faccia impassibile davanti ai giornalisti. &quot;<em>Ho semplicemente pensato: è fatto da una donna, quindi Leone d&#039;Oro</em>&quot;. Il silenzio in sala è durato giusto il tempo necessario perché tutti capissero la provocazione. Perché sì, <strong>Gyllenhaal</strong> stava rispondendo esattamente alla domanda che le avrebbero fatto comunque: se il premio fosse una &quot;<em>dichiarazione politica</em>&quot;, come l&#039;ha definito un giornalista presente.</p><p>La verità è più complessa e, forse, più banale di quanto i cacciatori di polemiche vorrebbero. La <strong>Gyllenhaal</strong>, alla sua prima esperienza come presidente di giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, aveva iniziato il festival <strong>denunciando apertamente la scarsità di registe donne</strong> in competizione per il prestigioso premio. E ora che il Leone d&#039;Oro era andato proprio all&#039;unica pellicola <strong>diretta solo da una donna</strong>, l&#039;equazione sembrava troppo perfetta per essere innocente.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/e-fatto-da-una-donna-quindi-leone-doro-maggie-gyllenhaal-risponde-alle-polemiche-che-infiammano-venezia-83">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Maggie Gyllenhaal risponde alle polemiche sul Leone d’Oro a Woman Unknown con una battuta provocatoria, poi difende la scelta della giuria di Venezia 83.</summary>
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        <title>Woman Unknown ha vinto il Leone d&#039;Oro a Venezia, ma la vittoria nasconde una rara eccezione nel regolamento</title>
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        <updated>2026-09-13T06:16:02+00:00</updated>
        <published>2026-09-13T06:15:50+00:00</published>
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            <name>Alberto Rossi</name>
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            <p>Il <strong>Leone d’Oro di Venezia 83</strong> è andato a <strong>Woman Unknown</strong>, ma dietro <strong>la vittoria del film di May el-Toukhy</strong> c’è un dettaglio del regolamento della Mostra che rende il risultato ancora più particolare. Il dramma danese, infatti, non è uscito dal Lido soltanto con il premio più importante del festival: <strong>Mathilde Arcel</strong> ha conquistato anche <strong>la Coppa Volpi come migliore attrice</strong>. Una <strong>doppietta tutt’altro che automatica</strong> e che, proprio perché comprende il Leone d’Oro, ha richiesto una condizione molto precisa: <strong>l’unanimità dell’intera giuria</strong>.</p><p>Il regolamento della Mostra stabilisce infatti che, in linea generale, uno stesso film non possa ricevere più di uno dei premi <strong>ufficiali assegnati dalla giuria di Venezia 83</strong>. Esiste però un’eccezione: dopo essersi consultata <strong>con il direttore della Mostra</strong>, la giuria può assegnare la Coppa Volpi oppure il Premio Marcello Mastroianni a un interprete di un film che abbia già ricevuto un altro riconoscimento.</p><p>È quando entra in gioco <strong>il Leone d’Oro </strong>che la regola diventa ancora più interessante. Se l’eccezione riguarda proprio il film scelto come <strong>migliore dell’intera competizione</strong>, la <strong>doppia assegnazione</strong> deve essere approvata all’unanimità da tutti i membri della giuria. In altre parole, per permettere a <strong>Woman Unknown di vincere il Leone d’Oro</strong> e contemporaneamente a<strong> Mathilde Arcel </strong>di <strong>ricevere la Coppa Volpi</strong>, non potevano esserci voti contrari. La doppia vittoria è stata infatti indicata come una circostanza insolita approvata unanimemente dalla giuria.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/woman-unknown-ha-vinto-il-leone-doro-a-venezia-ma-la-vittoria-nasconde-una-rara-eccezione-nel-regolamento">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Woman Unknown conquista il Leone d’Oro a Venezia 83 insieme a un altro importante premio: una doppietta resa possibile da una particolare regola della Mostra.</summary>
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        <title>Venezia 83: il leone d’oro e la lista di tutti i vincitori della Mostra</title>
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        <updated>2026-09-12T18:54:43+00:00</updated>
        <published>2026-09-12T18:54:41+00:00</published>
        <author>
            <name>Camilla Virgili</name>
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            <p><strong>L’83esima Mostra del cinema di Venezia è giunta alla sua conclusione con la consueta cerimonia di chiusura.</strong> A condurre la serata sono stati l’attore <strong>Nicolas Mapuas</strong> e l’attrice e regista <strong>Greta Scarano</strong>. Nel corso della serata sono stati annunciati i film della sezione in concorso vincitori delle varie categorie della mostra, <strong>tra cui il prestigioso Leone D’Oro.</strong></p><p>Ad decretare i film vincenti sono stati i membri della giuria del festival di quest’anno, guidati dalla<strong> presidente di giuria Maggie Gyllenhall. </strong>Da nomi inattesi e conferme, ecco <strong>i vincitori dell’83 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia</strong></p><div class="scribble-block"><figure class="rounded-sm">
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/venezia-83-il-leone-doro-e-la-lista-di-tutti-i-vincitori-della-mostra">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Il leone d’oro e tutti i vincitori dell’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.</summary>
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        <title>Venezia 2026, le frange di paillettes e i completi over: Favino e Ronchi brillano in uno stile tutto italiano</title>
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        <updated>2026-09-12T09:56:41+00:00</updated>
        <published>2026-09-12T09:56:38+00:00</published>
        <author>
            <name>Alessandra Luzzi </name>
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            <p>La Mostra del Cinema di Venezia 2026 entra nel vivo della sua fase conclusiva e la decima serata regala al Lido un tripudio di eleganza, audacia sartoriale e qualche scelta coraggiosa. <strong>Mentre i riflettori si preparano a spegnersi sulla kermesse più attesa dell&#039;anno</strong>, il red carpet continua a essere il palcoscenico dove cinema e moda si fondono in un dialogo senza parole, fatto di tessuti preziosi, tagli arditi e quella sottile tensione che precede il verdetto finale.<br><br>La serata vede protagonista Pierfrancesco Favino, volto del cinema italiano che non tradisce mai le aspettative quando si tratta di stile. L&#039;attore arriva per presentare &quot;<em>Dio Ride</em>&quot;, il film di chiusura firmato da Giovanni Veronesi, <strong>scegliendo un look monocromo che è pura espressione di quella sartorialità contemporanea</strong> che lo contraddistingue. Abito dal taglio leggermente over con blazer doppiopetto, un equilibrio perfetto tra formalità e modernità. Non è solo questione di vestiti: Favino incarna quel tipo di eleganza maschile che parla di consapevolezza, di chi conosce il proprio corpo e sa esattamente cosa valorizzarlo.</p><div class="scribble-block"><div class="embed-code my-4 rounded-xl overflow-hidden">
        <blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@comingsoon.it/video/7684329481208614177" data-video-id="7684329481208614177" style="max-width: 605px;min-width: 325px;" > <section> <a target="_blank" title="@comingsoon.it" href="https://www.tiktok.com/@comingsoon.it?refer=embed">@comingsoon.it</a> 💕✨🎥 <a title="pierfrancescofavino" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/pierfrancescofavino?refer=embed">#PierfrancescoFavino</a> ha sfilato sul red carpet di <a title="venezia83" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/venezia83?refer=embed">#Venezia83</a> per presentare il film di chiusura della Mostra <a title="dioride" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/dioride?refer=embed">#DioRide</a> <a target="_blank" title="♬ audio originale - Comingsoon.it" href="https://www.tiktok.com/music/audio-originale-7684329500770831136?refer=embed">♬ audio originale - Comingsoon.it</a> </section> </blockquote> <script async src="https://www.tiktok.com/embed.js"></script>
    </div>

</div><p><br><br>Ad accompagnarlo sul tappeto rosso, un cast che porta sul red carpet una varietà di interpretazioni stilistiche degne di nota. Maurizio Lombardi osa con un completo a pois firmato Zegna che strizza l&#039;occhio all&#039;estetica del pigiama da sera, un azzardo che funziona.<strong> Francesco Gheghi opta per Armani con una camicia dal colletto alla coreana</strong>, scelta minimale ma efficace che testimonia come l&#039;eleganza possa prescindere dalla cravatta. Giovanni Veronesi mantiene un profilo più sobrio in blu, mentre Silvio Orlando in nero dimostra che il classico è sempre vincente quando portato con la giusta disinvoltura.<br><br>Le presenze femminili illuminano la serata con interpretazioni diverse del glamour. <strong>Barbara Ronchi, membro della giuria del Concorso, si presenta con un abito da sera blu notte che è pura poesia tessile</strong>. Onde sinuose tra i capelli e un livello di scintillio calibrato con precisione millimetrica: il risultato è un&#039;aura preziosa che non scivola mai nel pacchiano. Le linee pulite dell&#039;abito, curato dal team di stylist Sara Castelli Gattinata e Vanessa Borzacchi, dimostrano che il minimalismo, quando fatto bene, può risultare più potente di qualsiasi decorazione eccessiva. </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/venezia-2026-le-frange-di-paillettes-e-i-completi-over-favino-e-ronchi-brillano-in-uno-stile-tutto-italiano">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Venezia 2026 decima serata: Pierfrancesco Favino brilla in eleganza sartoriale. Tutti i look dal red carpet tra stile italiano e internazionale.</summary>
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        <title>Ghali salta il red carpet e va a vedere Naza, film fatto in segreto in 3 anni: &quot;Professori, mostratelo nelle scuole&quot;</title>
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        <updated>2026-09-12T09:43:06+00:00</updated>
        <published>2026-09-12T09:43:03+00:00</published>
        <author>
            <name>Alessandra Luzzi </name>
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            <p>Quando le luci si sono riaccese nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, nessuno si è mosso. Gli spettatori sono rimasti in piedi, applaudendo per venticinque minuti interi. Un tempo che sembra infinito, se ci pensate. Venticinque minuti durante i quali sono state sventolate bandiere palestinesi e libanesi, <strong>mentre i due registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor cercavano di contenere l&#039;emozione. </strong>Non era mai successo nella storia della Mostra di Venezia: l&#039;ovazione più lunga mai registrata al Festival, superando persino i 22 minuti tributati nel 2025 a La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania.<br><br>Il film che ha provocato questa reazione si chiama Naza. È un documentario che porta sullo schermo un&#039;inchiesta sul sistema militare israeliano e sull&#039;uso dell&#039;intelligenza artificiale nella guerra a Gaza.<strong> Prodotto dalla sezione documentari del Guardian, è stato realizzato in assoluta segretezza nell&#039;arco di tre anni.</strong> Dentro ci sono le testimonianze di 24 ex membri dell&#039;intelligence e dell&#039;esercito israeliano che raccontano dall&#039;interno i meccanismi attraverso cui vengono condotte le operazioni militari.<br><br>Il titolo stesso è un acronimo utilizzato nel film per indicare la stima delle vittime civili considerate come possibile &quot;<em>danno collaterale&quot;</em> nelle operazioni aeree. <strong>Un termine tecnico, freddo, che nasconde dietro di sé una realtà brutale: </strong>l&#039;applicazione di algoritmi e intelligenza artificiale per calcolare, pianificare, giustificare lo sterminio di massa.</p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
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    </div>

</div><p><br><br>Abraham e Szor non sono nuovi a questo tipo di lavoro. Insieme a Basel Adra e Hamdan Ballal avevano già firmato No Other Land, il documentario vincitore dell&#039;Oscar nel 2025. <strong>Ma Naza va oltre, scava più a fondo,</strong> entra nei meccanismi di un sistema che utilizza la tecnologia più avanzata per rendere &quot;accettabile&quot; l&#039;inaccettabile.<br><br>Tra il pubblico della prima veneziana c&#039;era anche Ghali. Non per sfilare sul red carpet, non per farsi vedere. L&#039;artista è arrivato al Lido a titolo personale, per assistere proprio a quella proiezione. <strong>Da anni schierato pubblicamente al fianco del popolo palestinese, </strong>Ghali ha voluto esserci. E alla fine della visione, il suo giudizio è stato netto e senza appello: &quot;<em>Sono venuto a Venezia per vedere Naza, a titolo personale. Secondo me dovrebbero vederlo tutti&quot;.</em> </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/ghali-salta-il-red-carpet-e-va-a-vedere-naza-film-fatto-in-segreto-in-3-anni-professori-mostratelo-nelle-scuole">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>25 minuti di applausi a Venezia per Naza, documentario sull&#039;uso dell&#039;AI nella guerra a Gaza. Ghali: &quot;Dovrebbero vederlo tutti&quot;.</summary>
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        <title>Ellen Burstyn stupisce con una confessione a Venezia 83 sulla sua carriera: “Pensavo di smettere a 40 anni”</title>
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        <updated>2026-09-11T17:21:03+00:00</updated>
        <published>2026-09-11T17:20:56+00:00</published>
        <author>
            <name>Alberto Rossi</name>
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            <p>Quando aveva poco più di trent&#039;anni, <strong>Ellen Burstyn </strong>guardava al proprio futuro a <strong>Hollywood</strong> ed era convinta di sapere già come sarebbe andata a finire: raggiunti i <strong>40 anni</strong>, per lei probabilmente non ci sarebbe stato più spazio. Oggi di anni <strong>ne ha 93</strong>, continua a recitare e a <strong>Venezia 83 ha appena ricevuto il Leone d&#039;Oro alla carriera</strong>. È proprio partendo da questo incredibile cortocircuito tra ciò che immaginava da giovane e ciò che è realmente accaduto che la leggendaria protagonista de L&#039;esorcista ha riflettuto sulla propria carriera durante la <strong>Mostra del Cinema di Venezia</strong>.</p><p><strong>Burstyn</strong> si trova al Lido anche per presentare <strong>Place to Be</strong>, il nuovo film di Kornél Mundruczó nel quale recita accanto a Taika Waititi, Pamela Anderson e Murray Bartlett. Durante l&#039;incontro con la stampa le è stato chiesto cosa significhi per un&#039;attrice continuare a ricevere ruoli importanti anche dopo i <strong>90 anni</strong>, soprattutto pensando a quanto fosse diverso il cinema quando lei aveva iniziato. La risposta è partita proprio da un ricordo personale.</p><p>La risposta è partita proprio da un ricordo personale. <strong>Burstyn</strong> ha ammesso che, quando <strong>era ancora poco più che trentenne</strong>, non avrebbe mai immaginato di poter continuare a recitare così a lungo:</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/ellen-burstyn-stupisce-con-una-confessione-a-venezia-83-sulla-sua-carriera-pensavo-di-smettere-a-40-anni">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Ellen Burstyn racconta a Venezia 83 di aver pensato che la sua carriera sarebbe finita a 40 anni: oggi ne ha 93 e continua a recitare.</summary>
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        <title>Emanuela Fanelli arriva a Venezia 83 invecchiata di oltre 20 anni, ma dietro il suo nuovo aspetto c’è un motivo</title>
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        <updated>2026-09-11T17:00:00+00:00</updated>
        <published>2026-09-11T16:59:57+00:00</published>
        <author>
            <name>Alberto Rossi</name>
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            <p><strong>Emanuela Fanelli</strong> è tornata alla <strong>Mostra del Cinema di Venezia</strong>, ma questa volta è riuscita a sorprendere tutti ancora prima di arrivare sul red carpet. L&#039;attrice, che soltanto un anno fa aveva condotto la cerimonia inaugurale e quella di chiusura del Festival, è sbarcata al Lido con un aspetto decisamente diverso da quello a cui siamo abituati: capelli biondi, occhiali, rughe evidenti sul volto <strong>e oltre vent&#039;anni in più</strong>. Nessun improvviso cambiamento, con <strong>Fanelli</strong> che ha semplicemente deciso di arrivare a <strong>Venezia 83 direttamente dal 2049</strong>.</p><p>L&#039;attrice si è infatti presentata nei panni della versione futura di sé stessa che interpreta in <strong>Peccato</strong>, la nuova serie HBO Max diretta da Valerio Vestoso e presentata Fuori Concorso alla Mostra. Nel mockumentary<strong> Fanelli interpreta una Emanuela di 63</strong> anni, ormai ritirata dal mondo dello spettacolo e costretta a ripercorrere una carriera terminata in seguito a un misterioso scandalo. La trasformazione vista a Venezia non è stata quindi soltanto una trovata per attirare l&#039;attenzione dei fotografi, ma una vera estensione della storia raccontata nella serie.</p><p>“<em>Pensavate di aver visto tutto?</em>”, ha scherzato l&#039;attrice al suo arrivo, continuando a interpretare la<strong> Emanuela Fanelli </strong>del futuro anche davanti ai fotografi. E quando qualcuno le ha fatto notare quanto fosse cambiata, ha continuato a giocare con<strong> il salto temporale</strong> fingendo che fossero davvero trascorsi 23 anni dalla sua precedente visita al Festival. Dietro l&#039;effetto sorprendentemente realistico c&#039;è un lavoro molto più complesso di quanto possa sembrare osservando semplicemente le fotografie. La <strong>prosthetic designer Lucia Patullo</strong> ha spiegato a Vogue Italia che praticamente tutto il volto di Fanelli è stato ricoperto di protesi.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/emanuela-fanelli-arriva-a-venezia-83-invecchiata-di-oltre-20-anni-ma-dietro-il-suo-nuovo-aspetto-ce-un-motivo">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Emanuela Fanelli sorprende Venezia 83 mostrandosi invecchiata di oltre 20 anni: dietro la trasformazione c’è un elaborato trucco prostetico.</summary>
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        <title>Venezia 83, Company di Casey Affleck stabilisce un record poco invidiabile: è il film in concorso meno applaudito</title>
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        <updated>2026-09-11T08:01:03+00:00</updated>
        <published>2026-09-11T08:00:24+00:00</published>
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            <name>Alberto Rossi</name>
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            <p>Il passaggio di <strong>Company a Venezia 83</strong> si è concluso con un primato di cui<strong> Casey Affleck</strong> avrebbe probabilmente fatto volentieri a meno. Il nuovo film diretto dall&#039;attore e regista americano ha infatti ricevuto quella che, almeno finora, risulta essere<strong> la standing ovation più breve</strong> della Mostra tra i film presentati in concorso. Un&#039;accoglienza decisamente più fredda rispetto alle interminabili ovazioni diventate ormai quasi una tradizione al Lido.</p><p>Sul numero esatto di minuti, però, le ricostruzioni non coincidono. Alcune fonti italiane presenti a Venezia hanno cronometrato appena tre minuti di applausi, indicando esplicitamente Company come il film in concorso meno applaudito dell&#039;edizione. Le testate internazionali hanno registrato qualcosa in più:<strong> Variety parla di circa quattro minuti</strong>, mentre <strong>Deadline è arrivata a quattro minuti e mezzo</strong>. La differenza può dipendere semplicemente dal momento scelto per far partire e terminare il cronometro, ma il dato sostanziale non cambia: l&#039;accoglienza è stata insolitamente breve per gli standard veneziani.</p><p>C&#039;è inoltre una spiegazione almeno parziale per la brusca conclusione dell&#039;ovazione. Secondo Deadline, <strong>Affleck</strong> e il cast hanno iniziato a <strong>lasciare la Sala Grande mentre il pubblico stava ancora applaudendo</strong>, provocando inevitabilmente lo spegnimento della standing ovation. Non è quindi possibile interpretare semplicemente la durata degli applausi come un indice matematico del gradimento del film, anche se il confronto con gli altri titoli dell&#039;edizione resta piuttosto evidente.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/venezia-83-company-di-casey-affleck-stabilisce-un-record-poco-invidiabile-e-il-film-in-concorso-meno-applaudito">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Company di Casey Affleck riceve a Venezia 83 una delle standing ovation più brevi del Festival: circa quattro minuti di applausi per il film in concorso.</summary>
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        <title>Venezia 83, Pamela Anderson illumina il red carpet ma non tutti convincono: i look migliori e peggiori della serata</title>
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        <updated>2026-09-11T06:46:02+00:00</updated>
        <published>2026-09-11T06:45:36+00:00</published>
        <author>
            <name>Alberto Rossi</name>
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            <p>Il <strong>red carpet di Venezia 83 </strong>continua a regalare sorprese e, quando la <strong>Mostra</strong> si avvicina alle sue battute finali, sembra esserci una parola d’ordine ben precisa: colore. Dopo giornate dominate soprattutto dal nero, <strong>l’ottava serata</strong> ha cambiato completamente registro, tra giallo, viola, fucsia e qualche scelta decisamente più difficile da dimenticare. A prendersi buona parte dei riflettori è stata <strong>Pamela Anderson</strong>, arrivata al Lido per Place to Be.</p><p> L’attrice ha scelto <strong>un lungo abito Carolina Herrera in satin giallo acceso</strong>, con scollatura off shoulder, maniche importanti e uno strascico che accompagnava il look sul tappeto rosso. Una scelta tutt’altro che discreta, ma perfettamente in linea con quella nuova immagine che Anderson porta avanti ormai da tempo, lontana dalla “<strong>bombshell</strong>” degli <strong>anni Novanta</strong> e sempre più orientata verso un’eleganza essenziale. DiLei le ha assegnato un 8, mentre altre pagelle sono state ancora più generose.</p><div class="scribble-block"><div class="embed-code my-4 rounded-xl overflow-hidden">
        <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/reel/DdHR7U-Dm2W/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/reel/DdHR7U-Dm2W/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; margin-bottom: 6px; width: 100px;"></div> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 4px; flex-grow: 0; height: 14px; width: 60px;"></div></div></div><div style="padding: 19% 0;"></div> <div style="display:block; height:50px; margin:0 auto 12px; width:50px;"><svg width="50px" height="50px" viewBox="0 0 60 60" version="1.1" xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" xmlns:xlink="https://www.w3.org/1999/xlink"><g stroke="none" stroke-width="1" fill="none" fill-rule="evenodd"><g transform="translate(-511.000000, -20.000000)" fill="#000000"><g><path d="M556.869,30.41 C554.814,30.41 553.148,32.076 553.148,34.131 C553.148,36.186 554.814,37.852 556.869,37.852 C558.924,37.852 560.59,36.186 560.59,34.131 C560.59,32.076 558.924,30.41 556.869,30.41 M541,60.657 C535.114,60.657 530.342,55.887 530.342,50 C530.342,44.114 535.114,39.342 541,39.342 C546.887,39.342 551.658,44.114 551.658,50 C551.658,55.887 546.887,60.657 541,60.657 M541,33.886 C532.1,33.886 524.886,41.1 524.886,50 C524.886,58.899 532.1,66.113 541,66.113 C549.9,66.113 557.115,58.899 557.115,50 C557.115,41.1 549.9,33.886 541,33.886 M565.378,62.101 C565.244,65.022 564.756,66.606 564.346,67.663 C563.803,69.06 563.154,70.057 562.106,71.106 C561.058,72.155 560.06,72.803 558.662,73.347 C557.607,73.757 556.021,74.244 553.102,74.378 C549.944,74.521 548.997,74.552 541,74.552 C533.003,74.552 532.056,74.521 528.898,74.378 C525.979,74.244 524.393,73.757 523.338,73.347 C521.94,72.803 520.942,72.155 519.894,71.106 C518.846,70.057 518.197,69.06 517.654,67.663 C517.244,66.606 516.755,65.022 516.623,62.101 C516.479,58.943 516.448,57.996 516.448,50 C516.448,42.003 516.479,41.056 516.623,37.899 C516.755,34.978 517.244,33.391 517.654,32.338 C518.197,30.938 518.846,29.942 519.894,28.894 C520.942,27.846 521.94,27.196 523.338,26.654 C524.393,26.244 525.979,25.756 528.898,25.623 C532.057,25.479 533.004,25.448 541,25.448 C548.997,25.448 549.943,25.479 553.102,25.623 C556.021,25.756 557.607,26.244 558.662,26.654 C560.06,27.196 561.058,27.846 562.106,28.894 C563.154,29.942 563.803,30.938 564.346,32.338 C564.756,33.391 565.244,34.978 565.378,37.899 C565.522,41.056 565.552,42.003 565.552,50 C565.552,57.996 565.522,58.943 565.378,62.101 M570.82,37.631 C570.674,34.438 570.167,32.258 569.425,30.349 C568.659,28.377 567.633,26.702 565.965,25.035 C564.297,23.368 562.623,22.342 560.652,21.575 C558.743,20.834 556.562,20.326 553.369,20.18 C550.169,20.033 549.148,20 541,20 C532.853,20 531.831,20.033 528.631,20.18 C525.438,20.326 523.257,20.834 521.349,21.575 C519.376,22.342 517.703,23.368 516.035,25.035 C514.368,26.702 513.342,28.377 512.574,30.349 C511.834,32.258 511.326,34.438 511.181,37.631 C511.035,40.831 511,41.851 511,50 C511,58.147 511.035,59.17 511.181,62.369 C511.326,65.562 511.834,67.743 512.574,69.651 C513.342,71.625 514.368,73.296 516.035,74.965 C517.703,76.634 519.376,77.658 521.349,78.425 C523.257,79.167 525.438,79.673 528.631,79.82 C531.831,79.965 532.853,80.001 541,80.001 C549.148,80.001 550.169,79.965 553.369,79.82 C556.562,79.673 558.743,79.167 560.652,78.425 C562.623,77.658 564.297,76.634 565.965,74.965 C567.633,73.296 568.659,71.625 569.425,69.651 C570.167,67.743 570.674,65.562 570.82,62.369 C570.966,59.17 571,58.147 571,50 C571,41.851 570.966,40.831 570.82,37.631"></path></g></g></g></svg></div><div style="padding-top: 8px;"> <div style=" color:#3897f0; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/reel/DdHR7U-Dm2W/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da Vanity Fair Italia (@vanityfairitalia)</a></p></div></blockquote>
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/venezia-83-pamela-anderson-illumina-il-red-carpet-ma-non-tutti-convincono-i-look-migliori-e-peggiori-della-serata">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Da Pamela Anderson ad Anna Foglietta e Vanessa Scalera: i look più belli e quelli più discussi dell’ottava serata sul red carpet di Venezia 83.</summary>
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        <title>Venezia 83, NAZA travolge il Festival con 25 minuti di applausi: è una standing ovation da record</title>
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        <updated>2026-09-11T06:01:03+00:00</updated>
        <published>2026-09-11T06:00:42+00:00</published>
        <author>
            <name>Alberto Rossi</name>
        </author>
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                        <![CDATA[
            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY4MTRcL05BWkEuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=124468f909ea6d9504becb540eff1f45d8f078e2f07b7d6f64873c75f19455b3" alt="NAZA"></figure>
            <p><strong>Venezia 83 </strong>ha vissuto una delle serate più forti e politicamente cariche di questa edizione. <strong>NAZA</strong>, il nuovo documentario diretto dagli israeliani <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor</strong> sulla guerra a Gaza, è stato accolto al termine della première con <strong>quasi 25 minuti di applausi</strong>. Una standing ovation lunghissima, che secondo quanto riportato da AFP rappresenterebbe addirittura <strong>un nuovo record alla Mostra</strong>, superando <strong>i 23 minuti</strong> riservati lo scorso anno <strong>a The Voice of Hind Rajab</strong>.</p><p>Un&#039;accoglienza che assume ancora più peso considerando il contenuto del film. <strong>NAZA</strong> è infatti l<strong>&#039;unico documentario</strong> in concorso per<strong> il Leone d&#039;Oro a Venezia 83</strong> ed è stato realizzato da due dei quattro registi di <strong>No Other Land</strong>, il documentario che nel 2025 aveva conquistato l&#039;Oscar. Questa volta <strong>Yuval Abraham e Rachel Szor</strong> hanno rivolto lo sguardo direttamente all&#039;interno del sistema militare israeliano, raccogliendo le testimonianze di<strong> 24 tra soldati e membri dell&#039;intelligence</strong> che hanno accettato di raccontare, mantenendo l&#039;anonimato, ciò che hanno visto o fatto durante la guerra a Gaza.</p><p>Il risultato è un film di <strong>80 minuti girato nell&#039;arco di quasi tre anni</strong> e costruito principalmente attraverso conversazioni realizzate di notte sui tetti di Tel Aviv. Volti e voci degli intervistati sono stati alterati digitalmente per proteggerne l&#039;identità, mentre sullo sfondo rimane una città apparentemente tranquilla, distante appena poche decine di chilometri da Gaza. È proprio il titolo a spiegare uno degli aspetti più inquietanti dell&#039;indagine. “<strong>NAZA</strong>” è un termine utilizzato nell&#039;ambito <strong>dell&#039;intelligence israeliana </strong>per indicare il numero previsto di civili che potrebbero essere uccisi durante un attacco. </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/venezia-83-naza-travolge-il-festival-con-25-minuti-di-applausi-e-una-standing-ovation-da-record">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>NAZA conquista Venezia 83 con quasi 25 minuti di applausi: il documentario israeliano sulla guerra a Gaza stabilisce un nuovo record alla Mostra.</summary>
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        <title>Venezia 2026, i look dell&#039;ottava serata: da Anderson a Abramović i colori forti conquistano il tappeto rosso</title>
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        <updated>2026-09-10T09:05:13+00:00</updated>
        <published>2026-09-10T09:05:09+00:00</published>
        <author>
            <name>Alessandra Luzzi </name>
        </author>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC8zOTgwNTZcL3BhbWVsYS1hbmRlcnNvbi5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=2522a289d42a92b60a57aa376dc3986dc501b0651cc53d7b4bee844f89832353" alt="pamela-anderson"></figure>
            <p>Pamela Anderson è ormai una presenza capace di sorprendere proprio perché non sembra più interessata a inseguire l&#039;immagine bombshell che l&#039;ha resa famosa negli anni Novanta. La stella canadese ha costruito negli ultimi anni una nuova narrazione di sé, più naturale, rilassata, quasi anti-diva. Ma sul red carpet dell&#039;ottava serata della Mostra del Cinema di Venezia 2026,<strong> Anderson decide di accendere decisamente i riflettori con un colpo di scena cromatico </strong>che ha catalizzato l&#039;attenzione dei fotografi e degli appassionati di moda.<br><br>L&#039;abito scelto per l&#039;occasione è una creazione firmata Carolina Herrera, maison tra le preferite dell&#039;attrice, che ha costruito questo momento di puro cinema fashion. <strong>Giallo intenso, quasi abbagliante, il vestito lungo e scivolato in satin</strong> si caratterizza per una scollatura off shoulder, maniche voluminose che ricordano le silhouette degli anni Ottanta e un importante strascico che parte direttamente dalla schiena. Un dress che non passa inosservato, anzi: illumina l&#039;incarnato di Anderson e crea un contrasto straordinario con i suoi capelli chiarissimi, raccolti in una pettinatura rétro che strizza l&#039;occhio alle dive hollywoodiane del passato.<br><br>Il colore è impegnativo, bisogna ammetterlo. Il giallo sole è una di quelle tonalità che non perdonano, <strong>che richiedono personalità e una certa dose di coraggio</strong> per essere indossate senza tentennamenti. Qualche piega sul satin si fa notare durante la sfilata, dettaglio inevitabile per un tessuto così fluido e per uno strascico di quelle dimensioni, <strong>ma il look nel complesso funziona. </strong>È elegante, solare, decisamente da red carpet. E soprattutto è coerente con quella nuova Pamela che ha scelto di mostrarsi senza trucco, come ormai fa da qualche anno, affidandosi solo ai gioielli Pandora e a un rossetto naturale.</p><div class="scribble-block"><div class="embed-code my-4 rounded-xl overflow-hidden">
        <blockquote class="tiktok-embed" cite="https://www.tiktok.com/@glamourgermany/video/7682704360509377825" data-video-id="7682704360509377825" style="max-width: 605px;min-width: 325px;" > <section> <a target="_blank" title="@glamourgermany" href="https://www.tiktok.com/@glamourgermany?refer=embed">@glamourgermany</a> <a title="pamelaanderson" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/pamelaanderson?refer=embed">#PamelaAnderson</a> is serving pure glamour in Venice. 🧡✨ The actress attended the <a title="amfargala" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/amfargala?refer=embed">#amfARGala</a> during the <a title="venicefilmfestival" target="_blank" href="https://www.tiktok.com/tag/venicefilmfestival?refer=embed">#VeniceFilmFestival</a> <a target="_blank" title="♬ оригінальний звук - v1nt3cs_" href="https://www.tiktok.com/music/оригінальний-звук-7355146324213582624?refer=embed">♬ оригінальний звук - v1nt3cs_</a> </section> </blockquote> <script async src="https://www.tiktok.com/embed.js"></script>
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</div><p><br><br>Anderson è star del cast principale di <em>&quot;Place to Be</em>&quot;, <strong>film del regista ungherese Kornél Mundruczó presentato Fuori Concorso</strong>, che vede nel cast anche Taika Waititi. Il regista e attore neozelandese, sempre molto attento allo stile e noto per le sue scelte sartoriali azzeccate, ha optato per un abito spezzato con blazer blu che bilancia perfettamente il confine tra formale e contemporaneo. Mundruczó, invece, ha mantenuto un registro più tradizionale con un completo classico e cravatta, scelta sobria e professionale per una giornata di promozione internazionale.<br><br>Sul tappeto rosso dell&#039;ottava serata non è solo il giallo di Anderson a dominare la scena cromatica. <strong>Dal viola intenso di Anna Foglietta al nero rigore di Greta Scarano</strong>, passando per le tonalità terra di Murray Bartlett, l&#039;australiano protagonista di &quot;<em>The White Lotus</em>&quot; che si è fatto fotografare con abiti dal carattere informale, il mix di camicia azzurra e tonalità calde per un photocall a margine del red carpet principale. I colori forti conquistano il Lido, in un festival che nelle battute finali sembra voler celebrare la potenza espressiva delle palette decise.<br><br><strong>Marina Abramović, performer e presenza iconica nel film in Concorso</strong> &quot;<em>DAU</em>&quot; di Ilya Khrzhanovsky, conferma la sua fedeltà assoluta al nero e al rigore estetico che l&#039;ha resa riconoscibile in tutto il mondo. L&#039;artista serba sceglie un completo con pantaloni e soprabito lungo, indossato con scarpe basse di pelle e pochette coordinata. L&#039;unico tocco di colore, naturalmente, <strong>è il rossetto rosso iconico che non manca mai. </strong>Abramović, che a Venezia ha presenziato a vari appuntamenti incluso il prestigioso Gala amfAR, porta avanti una visione stilistica essenziale ma potentissima, dove ogni dettaglio è studiato per comunicare forza e indipendenza.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/venezia-2026-i-look-dellottava-serata-da-anderson-a-abramovic-i-colori-forti-conquistano-il-tappeto-rosso">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Pamela Anderson incanta Venezia 2026 con un abito giallo Carolina Herrera. Marina Abramović conferma la sua fedeltà assoluta al nero e al rigore estetico.</summary>
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        <title>A 59 anni senza trucco sul red carpet: il coraggio di Pamela Anderson e di altre star conquista Venezia</title>
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        <updated>2026-09-10T08:27:03+00:00</updated>
        <published>2026-09-10T08:27:00+00:00</published>
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            <name>Alessandra Luzzi </name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY3ODdcL3BhbWVsYS1hbmRlcnNvbi10aGUtbGFzdC1zaG93Z2lybHMuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=7ab123a70cd110f141426a82eaec6aa51dbc22e9d385345c6c3bb1fef50b5fb4" alt="pamela anderson the last showgirls"></figure>
            <p>Un velo di fondotinta, un tocco di mascara, un filo di rossetto. Per molte donne sono la quotidianità, una sorta di armatura invisibile che accompagna la giornata. <strong>Ma è davvero indispensabile?</strong> La domanda non è nuova, eppure alla Mostra del Cinema di Venezia 2026 ha trovato una risposta visiva potente, incarnata da una delle icone più riconoscibili degli ultimi trent&#039;anni.<br><br>Pamela Anderson è tornata sul red carpet della città lagunare con il suo ormai celebre look no make-up, <strong>confermandosi ambasciatrice di una filosofia estetica che sta conquistando sempre più spazio: </strong>il graceful ageing, l&#039;invecchiamento consapevole e dignitoso. All&#039;ottavo giorno del festival, per presentare Place to Be di Kornél Mundruczó, in cui interpreta Molly, figlia della protagonista, l&#039;attrice ha scelto un abito arancione brillante in raso, lungo e con spalline sottili, completato da una stola fluente che scivolava dalle braccia creando quasi l&#039;effetto di uno strascico.<br><br>I capelli, tinti di un biondo platino, erano raccolti in uno chignon con un ciuffo finger waves ingellato e schiacciato sulla fronte, un omaggio allo stile flapper girl degli anni Venti. E il viso? Niente, o quasi. <strong>Solo un balsamo labbra per nutrirle e levigarle.</strong> A 59 anni compiuti lo scorso primo luglio, Anderson ha dimostrato ancora una volta che si può essere protagoniste senza nascondersi dietro strati di cosmetici.<br><br>La scelta non è casuale, né improvvisata. Dal 2023, Pamela ha abbracciato questa nuova estetica au naturel, distaccandosi nettamente dall&#039;immagine da bombshell costruita negli anni di Baywatch, <strong>quando era il simbolo per eccellenza di una bellezza artefatta, esagerata, </strong>quasi cartoonesca. Quella Pamela Anderson appartiene al passato. Quella di oggi racconta un&#039;altra storia: quella di una donna che ha smesso di rincorrere gli standard imposti e ha deciso di mostrarsi per quello che è.</p><div class="scribble-block"><div class="embed-code my-4 rounded-xl overflow-hidden">
        <blockquote class="twitter-tweet"><p lang="en" dir="ltr">Pamela Anderson shone like the sun as she arrived for a screening of her upcoming film &#39;Place To Be&#39; at the Venice Film Festival ☀️🌻 The Canadian star, 59, stunned in a glowy yellow gown, continuing the makeup-free look that has become her signature in recent years 🌼 Gorgeous!… <a href="https://t.co/HysICPr0uY">pic.twitter.com/HysICPr0uY</a></p>&mdash; HELLO! Canada (@HelloCanada) <a href="https://x.com/HelloCanada/status/2097762473222738057?ref_src=twsrc%5Etfw">September 9, 2026</a></blockquote> <script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
    </div>

</div><p><br><br>E non è sola in questo percorso. Sul tappeto rosso dell&#039;ottava serata veneziana, anche <strong>Anna Foglietta</strong> ha scelto un trucco ridotto ai minimi termini, con i capelli tirati indietro a esaltare un viso pulito e naturale. <strong>Alba Rohrwacher, ormai una certezza sui red carpet, ha confermato la sua divisa di scena:</strong> blush acceso, rossetto rosso e un bob dalle onde stropicciate. Greta Scarano ha optato per un raccolto à la Grace Kelly e un soft smokey eyes sofisticato. Ognuna, a modo suo, ha scelto di non nascondersi.<br><br>Ma il momento più toccante è arrivato poche ore dopo, sul palco dell&#039;amfAR Gala Venezia all&#039;Hilton Molino Stucky sull&#039;Isola della Giudecca. Lì Pamela Anderson ha ricevuto l&#039;Award of Courage, <strong>il riconoscimento che l&#039;American Foundation for AIDS Research</strong> assegna a chi ha trasformato il proprio impegno personale in una battaglia concreta per la ricerca sull&#039;AIDS. Prima di lei, anche Madonna aveva ricevuto lo stesso premio per il suo impegno contro i pregiudizi e la discriminazione legati alla malattia.<br><br>Kyle Clifford, amministratore delegato di amfAR, <strong>ha spiegato la scelta con parole nette</strong>: &quot;<em>Pamela Anderson non è solo un&#039;attrice eccezionale e iconica, ma si è anche impegnata a sensibilizzare l&#039;opinione pubblica su una serie di cause di grande importanza. Si batte instancabilmente per ciò in cui crede e il suo coraggio è fonte di ispirazione per tutti noi&quot;</em>. Nella stessa serata, l&#039;Award of Inspiration è stato assegnato a Marina Abramović.<br><br><strong>Ritirando il premio, Anderson ha scelto di parlare di un capitolo doloroso </strong>della sua vita: l&#039;epatite C, diagnosticata alla fine degli anni Novanta e resa pubblica nel 2002. &quot;<em>Quando mi fu diagnosticata l&#039;epatite C, non esisteva ancora una cura. Era una condanna a morte</em>&quot;, ha raccontato. Una decina di anni dopo è arrivato il trattamento che le ha permesso di guarire, ma non senza un prezzo altissimo. &quot;<em>Mi è costata tutti i risparmi&quot;</em>, ha ammesso, aggiungendo di aver provato &quot;<em>un senso di colpa enorme</em>&quot; pensando a chi non avrebbe potuto permettersela.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/a-59-anni-senza-trucco-sul-red-carpet-il-coraggio-di-pamela-anderson-e-di-altre-star-conquista-venezia">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Pamela Anderson a 59 anni sfila senza trucco a Venezia 2026, riceve l&#039;Award of Courage e parla di epatite C. </summary>
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        <title>Angela Caloisi sfila col pancione a Venezia 83, l’abito scatena le critiche: la sua replica è sorprendente</title>
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        <updated>2026-09-09T17:28:53+00:00</updated>
        <published>2026-09-09T17:28:51+00:00</published>
        <author>
            <name>Alberto Rossi</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY3NzlcL0FuZ2VsYS1DYWxvaXNpLmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=8ad3b9e43460093c9b797be426a929db67e98027683ed11b72f92ff9a7f3cd0d" alt="Angela Caloisi"></figure>
            <p>Doveva essere semplicemente una serata da ricordare, con <strong>il pancione mostrato con orgoglio</strong> sul red carpet di <strong>Venezia 83</strong> e il marito <strong>Paolo Crivellin accanto</strong>. Ma per <strong>Angela Caloisi</strong>, l&#039;apparizione alla <strong>Mostra del Cinema</strong> si è trasformata rapidamente in qualcosa di molto diverso. A finire al centro dell&#039;attenzione è stato infatti l&#039;abito scelto dall&#039;<strong>ex protagonista di Uomini e Donne</strong>, sommersa sui social da commenti e critiche ai quali alla fine ha deciso di rispondere in prima persona.</p><p><strong>Angela</strong>, al <strong>settimo mese</strong> della sua prima gravidanza, si è presentata al Lido <strong>insieme a Paolo</strong> con <strong>un lungo abito nero estremamente aderente</strong>, pensato per seguire le nuove forme del corpo e mettere in primo piano il pancione. A catturare ancora di più gli sguardi era però la parte superiore, caratterizzata da <strong>una profonda scollatura</strong> e da una costruzione che lasciava scoperta una parte del décolleté. Un look decisamente diverso rispetto alle mise più classiche viste sul <strong>red carpet di Venezia 83</strong> e che, inevitabilmente, non è passato inosservato.</p><div class="scribble-block"><div class="embed-code my-4 rounded-xl overflow-hidden">
        <blockquote class="instagram-media" data-instgrm-captioned data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/Dc8tiBJjbfu/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14" style=" background:#FFF; border:0; border-radius:3px; box-shadow:0 0 1px 0 rgba(0,0,0,0.5),0 1px 10px 0 rgba(0,0,0,0.15); margin: 1px; max-width:540px; min-width:326px; padding:0; width:99.375%; width:-webkit-calc(100% - 2px); width:calc(100% - 2px);"><div style="padding:16px;"> <a href="https://www.instagram.com/p/Dc8tiBJjbfu/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" background:#FFFFFF; line-height:0; padding:0 0; text-align:center; text-decoration:none; width:100%;" target="_blank"> <div style=" display: flex; flex-direction: row; align-items: center;"> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 40px; margin-right: 14px; width: 40px;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: column; flex-grow: 1; justify-content: center;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; 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font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:550; line-height:18px;">Visualizza questo post su Instagram</div></div><div style="padding: 12.5% 0;"></div> <div style="display: flex; flex-direction: row; margin-bottom: 14px; align-items: center;"><div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(0px) translateY(7px);"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; height: 12.5px; transform: rotate(-45deg) translateX(3px) translateY(1px); width: 12.5px; flex-grow: 0; margin-right: 14px; margin-left: 2px;"></div> <div style="background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; height: 12.5px; width: 12.5px; transform: translateX(9px) translateY(-18px);"></div></div><div style="margin-left: 8px;"> <div style=" background-color: #F4F4F4; border-radius: 50%; flex-grow: 0; height: 20px; width: 20px;"></div> <div style=" width: 0; height: 0; border-top: 2px solid transparent; border-left: 6px solid #f4f4f4; 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margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/Dc8tiBJjbfu/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">Un post condiviso da Angela Caloisi (@angelacaloisi)</a></p></div></blockquote>
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        <summary>Angela Caloisi sfila con il pancione a Venezia 83, ma il suo abito divide i social. L’ex volto di Uomini e Donne risponde alle critiche.</summary>
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