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    <title>BadTaste - Film</title>
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    <rights>Copyright © 2026 Bad srls. Tutti i diritti riservati.</rights>

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        <title>John Malkovich e Cameron Monaghan lottano contro una trappola letale, in questo thriller su Prime Video</title>
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        <updated>2026-06-30T18:01:02+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T18:00:31+00:00</published>
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            <name>Alba Rossi</name>
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            <p><strong>Chris Decker ha tutto quello che un uomo potrebbe desiderare</strong>: ricchezza, fascino, una vita agiata che scorre senza intoppi. Almeno fino a quando <strong>il suo matrimonio, durato anni, non si sgretola</strong> definitivamente. È in questo momento di vulnerabilità che <strong>incontra Sky, una donna bellissima e misteriosa</strong> che sembra riaccendere quella passione che credeva perduta per sempre. L&#039;attrazione è immediata, travolgente, il tipo di connessione che <strong>ti fa dimenticare le ferite recenti e ti proietta verso un futuro diverso</strong>.<br><br><strong>Shattered - L&#039;inganno è un thriller del 2022 diretto da Luis Prieto</strong>, filmmaker spagnolo noto per la sua capacità di costruire tensione claustrofobica e atmosfere cupe. Il cast riunisce volti noti e talenti emergenti: <strong>Cameron Monaghan</strong>, conosciuto dal pubblico per i suoi ruoli in Shameless e Gotham, interpreta Chris Decker con quella fragilità mascherata da sicurezza che il personaggio richiede. Al suo fianco, <strong>la giovane Lilly Krug presta il volto all&#039;enigmatica Sky</strong>, il fulcro attorno al quale ruota l&#039;intera vicenda.<br><br><strong>Ma la pellicola può contare anche su nomi di peso come John Malkovich</strong>, attore dall&#039;aura inconfondibile capace di elevare qualsiasi produzione con la sua sola presenza, <strong>Frank Grillo, volto conosciuto dell&#039;action e del thriller americano che qui interpreta Sebastian</strong>, e la modella e attrice russa Sasha Luss nel ruolo di Jamie. Un ensemble calibrato per mantenere alta la tensione per tutti i 93 minuti di durata.</p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
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</div><p>In Italia, <strong>Shattered - L&#039;inganno è disponibile su Prime Video</strong>. Il film si inserisce in quel filone di thriller psicologici dove <strong>la casa, tradizionalmente luogo di sicurezza e intimità, si trasforma in una trappola mortale</strong>. La vulnerabilità fisica di Chris, costretto all&#039;immobilità dall&#039;<strong>infortunio, diventa metafora di una vulnerabilità emotiva più profonda</strong>: quella di un uomo che ha appena attraversato la fine di un matrimonio e si è affidato troppo in fretta a qualcuno che non conosceva davvero.<br><br>Shattered - L&#039;inganno non reinventa il genere, ma lo padroneggia con competenza, offrendo <strong>novanta minuti di tensione sostenuta, colpi di scena e quella dose di paranoia domestica</strong> che funziona sempre quando è ben orchestrata. Un thriller che ci ricorda quanto possa essere pericoloso aprire la porta di casa, e del proprio cuore, a qualcuno di cui non conosciamo veramente il passato.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/john-malkovich-e-cameron-monaghan-lottano-contro-una-trappola-letale-in-questo-thriller-su-prime-video">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Shattered - L&#039;inganno: Chris accoglie Sky per la convalescenza, ma scopre un lato oscuro quando la coinquilina viene trovata morta. Thriller 2022 con Cameron Monaghan.</summary>
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        <title>Jodie Foster in un audace thriller psicologico passato ingiustamente inosservato, da recuperare su Netflix</title>
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        <updated>2026-06-30T17:31:02+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T17:30:21+00:00</published>
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            <name>Alba Rossi</name>
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            <p><strong>Jodie Foster è una di quelle rare stelle di Hollywood che hanno raggiunto vette così alte</strong> così presto da sembrare, paradossalmente, già al tramonto quando erano ancora giovani. Eppure, nonostante il suo status di leggenda del cinema drammatico, nessuno l&#039;aveva mai considerata una stella action fino al 2007, quando Neil Jordan la diresse in <strong>The Brave One - Il buio nell&#039;anima (disponibile su Netflix)</strong>. Il film non è stato un successo al botteghino. Anzi, è passato quasi inosservato, sepolto tra le centinaia di uscite che ogni anno affollano le sale. <strong>Ma The Brave One rappresenta qualcosa di più di un semplice flop commerciale: è un esperimento audace</strong>, un thriller psicologico che porta umanità in un genere tradizionalmente freddo e cinico. </p><p>È l&#039;ultimo grande ruolo da protagonista che Foster ha interpretato in un film mainstream prima di A Private Life, e merita una seconda possibilità. La storia è quella di Erica Bain, conduttrice radiofonica di New York che vede la sua vita disintegrarsi in una notte. Durante una passeggiata romantica con <strong>il marito, il dottor David Kirmani, viene aggredita da un gruppo di teppisti razzisti che lo uccidono sotto i suoi occhi</strong>. Erica sopravvive, ma non è più la stessa persona. Quando la polizia esaurisce le proprie risorse senza portare giustizia, decide di farsi giustizia da sola.<br><br>Ma The Brave One non è il classico film di vendetta dove il protagonista si trasforma magicamente in un&#039;arma letale e il pubblico esulta a ogni colpo sparato. <strong>Questo è un film che si chiede: cosa succede davvero quando una persona normale, senza addestramento né esperienza, decide di diventare un giustiziere?</strong> Come cambia? Cosa perde per strada? Jordan, un regista capace di usare la violenza grafica per creare sfumature morali e non solo shock, <strong>dedica tempo a costruire l&#039;intimità tra Erica e David</strong>. Li vediamo innamorati, complici, felici. Quando lui muore, il dolore è reale, viscerale. Non è un espediente narrativo per giustificare una sparatoria: è una perdita devastante che spezza qualcosa dentro Erica.</p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/jodie-foster-in-un-audace-thriller-psicologico-passato-ingiustamente-inosservato-da-recuperare-su-netflix">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Analisi di The Brave One con Jodie Foster: il thriller psicologico di Neil Jordan che esplora la vendetta reale, il trauma e la trasformazione in vigilante a New York.</summary>
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        <title>Macao, poker e Colin Farrell: cosa c&#039;è dietro il thriller su Netflix che ha conquistato il pubblico</title>
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        <updated>2026-06-30T15:01:02+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T15:00:53+00:00</published>
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            <name>Alba Rossi</name>
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            <p><strong>Colin Farrell torna sugli schermi con un thriller che ha conquistato il pubblico, ma diviso la critica</strong>. Ballad of a Small Player - La ballata del piccolo giocatore, il nuovo film diretto da Edward Berger e <strong>distribuito da Netflix</strong>, si è piazzato al secondo posto nella classifica mondiale della piattaforma, superato solo da A House of Dynamite di Kathryn Bigelow. Un risultato sorprendente, considerando l&#039;accoglienza tiepida ricevuta dalla stampa specializzata.<br><br>Tratto dall&#039;omonimo romanzo di Lawrence Osborne, <strong>il film racconta la storia di un giocatore d&#039;azzardo ad alto rischio con un passato tormentato, rifugiatosi a Macao</strong>. Accanto a Farrell, il cast vanta nomi di calibro come <strong>Tilda Swinton, Fala Chen, Deanie Ip e Alex Jennings</strong>. La pellicola è stata scritta da Rowan Joffe, che ha adattato la fonte letteraria insieme allo stesso Osborne, mentre <strong>la regia porta la firma di Berger, reduce dal successo di Conclave</strong>, uno dei film più acclamati della scorsa stagione degli Oscar.<br><br>Proprio il confronto con Conclave rende ancora più evidente il gap tra aspettative e risultati critici.<strong> Ballad of a Small Player ha debuttato su Rotten Tomatoes con un 65 per cento di recensioni positive</strong>, una percentuale sufficiente per ottenere la certificazione &quot;fresh&quot; ma ben lontana dai fasti del precedente lavoro di Berger. Nel giro di pochi giorni, <strong>quel punteggio è sceso ulteriormente al 50 per cento</strong>, posizionando il film in una zona grigia che non entusiasma né delude completamente (su Netflix, c&#039;è <a href="https://www.badtaste.it/articoli/18-contro-98-il-biopic-con-dennis-quaid-che-ha-polarizzato-critica-e-pubblico-e-approdato-su-netflix" rel="false">un altro film che ha polarizzato i pareri di pubblico e critica</a>).</p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
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    </div>

</div><p>Eppure, nonostante le riserve espresse da molti critici, c&#039;è chi ha difeso il film con vigore. <strong>Alcuni recensori hanno elogiato lo stile visivo ricercato</strong>, capace di restituire l&#039;atmosfera claustrofobica e ipnotica dei casinò di Macau, e <strong>la performance di Farrell, ancora una volta magnetica nell&#039;interpretare un personaggio complesso e autodistruttivo</strong>. Questi elementi, uniti alla natura intimista della narrazione, potrebbero spiegare il successo presso il pubblico generalista, meno interessato ai verdetti della critica e più attratto dalla promessa di un thriller atmosferico con una star hollywoodiana.<br><br>Prima di approdare su Netflix, <strong>Ballad of a Small Player ha avuto una breve distribuzione nelle sale cinematografiche</strong>. Una mossa strategica, più che artistica, pensata per rendere il film eleggibile alle nomination agli Oscar. <strong>Tuttavia, le possibilità di vedere Farrell sfilare sul red carpet della cerimonia appaiono ridotte</strong>. Al massimo, il film potrebbe ambire a qualche candidatura nelle categorie tecniche, mentre Netflix sta puntando con maggiore decisione su altri titoli per la corsa alle statuette, tra cui proprio A House of Dynamite, oltre a Jay Kelly e Frankenstein.<br><br>Quello che è certo è che i fan di <strong>Colin Farrell</strong> hanno risposto all&#039;appello. L&#039;attore irlandese, dopo anni di carriera altalenante, sta vivendo una seconda giovinezza artistica, alternando ruoli d&#039;autore a performance in progetti mainstream. <strong>Ballad of a Small Player offre agli spettatori l&#039;ennesima prova della sua capacità di incarnare personaggi ai margini, tormentati e affascinant</strong>i. E in un&#039;epoca in cui lo streaming premia la fedeltà alle star più che la coerenza narrativa, questa potrebbe essere la chiave del successo del film.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/macao-poker-e-colin-farrell-cosa-ce-dietro-il-thriller-su-netflix-che-ha-conquistato-il-pubblico">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Ballad of a Small Player - La ballata di un piccolo giocatore con Colin Farrell è secondo su Netflix mondiale. Analisi del successo del thriller di Edward Berger.</summary>
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        <title>Cuba Gooding Jr., Ed Harris e la storia vera di un&#039;amicizia, in questo indimenticabile film su Netflix</title>
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        <updated>2026-06-30T14:01:03+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T14:00:44+00:00</published>
        <author>
            <name>Alba Rossi</name>
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            <p>Ci sono storie che nascono nei luoghi più improbabili. Quella di Radio è una di queste: <strong>un campo di football americano in una piccola città del South Carolina</strong>, dove un ragazzo con disturbi mentali e un allenatore determinato hanno scritto una pagina indimenticabile di inclusione e umanità.<strong> Il film &quot;Mi chiamano Radio&quot;, diretto da Mike Tollin nel 2003 e disponibile su Netflix, porta sul grande schermo questa vicenda autentica</strong>, trasformando un episodio di cronaca locale in un racconto universale che continua a commuovere il pubblico a distanza di oltre vent&#039;anni.<br><br><strong>Il protagonista è James Robert &quot;Radio&quot; Kennedy, interpretato da un intenso Cuba Gooding Jr.</strong>, un giovane con disabilità intellettive che vive ai margini della comunità. <strong>Il suo soprannome deriva dalla passione per le radio portatili</strong>, che spinge in un carrello della spesa mentre vaga per le strade della città. La vita di Radio scorre nell&#039;ombra, tra l&#039;indifferenza e talvolta la crudeltà dei suoi concittadini, fino all&#039;incontro che cambierà tutto.<br><br><strong>Harold Jones</strong>, coach della squadra di football della T.L. Hanna High School, è l&#039;uomo che <strong>decide di rompere le barriere invisibili che separano Radio dal resto del mondo</strong>. Ed Harris veste i panni di questo allenatore che non si limita a insegnare schemi di gioco, ma diventa un vero mentore per il ragazzo. La decisione di far entrare Radio nella sua squadra non è solo un gesto di carità, ma <strong>un atto rivoluzionario che sfida i pregiudizi di un&#039;intera comunità</strong>.</p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
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        </div>
    </div>

</div><p>Il film racconta questa trasformazione con una delicatezza rara. <strong>Radio passa dall&#039;essere un ragazzo timido</strong>, spesso oggetto di scherzi crudeli, a diventare <strong>una presenza fissa agli allenamenti e alle partite</strong>. Il suo entusiasmo contagioso, la sua genuina passione per lo sport e la sua capacità di creare legami autentici lo trasformano gradualmente in un simbolo della squadra e, per estensione, dell&#039;intera città.<br><br>La sceneggiatura non nasconde le difficoltà del percorso.<strong> Il coach Jones deve affrontare le resistenze dei genitori preoccupati</strong>, le critiche di chi vede in Radio una distrazione per i giovani atleti, le tensioni con la dirigenza scolastica. <strong>Alfre Woodard interpreta la preside Daniels</strong>, figura complessa che deve bilanciare le regole istituzionali con l&#039;evidenza di un esperimento sociale che sta funzionando oltre ogni aspettativa.<br><br><strong>La regia di Mike Tollin, veterano del cinema sportivo e dei documentari, trova il giusto equilibrio tra il dramma umano e l&#039;ambientazione nel mondo del football</strong>. Le scene sul campo non sono semplici intermezzi spettacolari, ma momenti essenziali della narrazione: è lì che Radio impara il senso dell&#039;appartenenza, della disciplina, del contribuire a qualcosa più grande di sé.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/cuba-gooding-jr-ed-harris-e-la-storia-vera-di-unamicizia-in-questo-indimenticabile-film-su-netflix">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>La storia vera di Radio Kennedy e del coach Jones che ha ispirato il film con Cuba Gooding Jr. Scopri dove vedere in streaming questo emozionante racconto di inclusione.</summary>
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        <title>Bruce Willis nell&#039;ultimo film prima del ritiro, che chiude un&#039;era del cinema, su Prime Video</title>
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        <updated>2026-06-30T13:41:02+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T13:40:31+00:00</published>
        <author>
            <name>Alba Rossi</name>
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            <p><strong>C&#039;è qualcosa di malinconico nel guardare Vendetta oggi, sapendo che quello schermo rappresenta uno degli ultimi capitoli della carriera di Bruce Willis</strong>. L&#039;attore che ha definito l&#039;action movie degli anni Novanta, l&#039;uomo che ha reso John McClane un&#039;icona immortale, ha dovuto dire addio al cinema a causa dell&#039;afasia, una condizione neurologica che compromette la capacità di comunicare. E lo ha fatto con<strong> questo film diretto da Jared Cohn, un progetto che chiude simbolicamente un&#039;era</strong>.<br><br>La trama segue uno schema classico del cinema d&#039;azione: <strong>William Duncan è un ex marine che vede la sua vita distrutta quando la moglie e la giovane figlia vengono brutalmente assassinate</strong> da una spietata famiglia criminale nella tranquilla Georgia. Senza trovare giustizia attraverso i canali legali, l&#039;uomo intraprende una caccia personale ai responsabili, facendo fuori i membri della banda uno per uno. <strong>Rory e Danny, i due fratelli criminali che lavorano per il padre Donnie, diventano gli obiettivi di una vendetta</strong> che non conosce limiti. <strong>Ne consegue un gioco teso e violento</strong>, dove la sete di vendetta di un uomo si scontra con quella di un altro. </p><p>William Duncan è disposto a sacrificare tutto, anche la propria vita, pur di portare a termine la sua missione. È <strong>il classico archetipo del vendicatore solitario che il cinema americano ha perfezionato nel corso dei decenni</strong>. Il cast del film include nomi di rilievo oltre a Willis. Clive Standen interpreta William Duncan, il protagonista tormentato dalla perdita. Theo Rossi, volto noto delle serie tv americane, porta sullo schermo uno dei criminali. <strong>Compare anche Mike Tyson, l&#039;ex campione mondiale di boxe che negli ultimi anni ha costruito una seconda carriera come attore caratterista</strong>. Thomas Jane completa un ensemble che sulla carta prometteva più di quanto il risultato finale abbia consegnato.</p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/bruce-willis-nellultimo-film-prima-del-ritiro-che-chiude-unera-del-cinema-su-prime-video">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Vendetta, l&#039;ultimo film di Bruce Willis prima del ritiro per afasia. Analisi del thriller d&#039;azione del 2022 che chiude la carriera di un&#039;icona del cinema.</summary>
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        <title>Il cinema italiano e i suoi premi</title>
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        <updated>2026-06-30T14:20:07+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T13:24:36+00:00</published>
        <author>
            <name>Gianmaria Tammaro</name>
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            <p>Spesso parliamo dell’attenzione che viene data alle opere prime e seconde, e altrettanto spesso parliamo della difficoltà enorme che fanno i nuovi autori e le nuove autrici a ritagliarsi uno spazio e a farsi notare. Sono importanti i risultati in sala, con il botteghino, ed è importante il passaparola. Il sistema sembra fare una fatica immane nell’adeguarsi tanto ai cambiamenti che attraversano il cinema, inteso come industria e <strong>non solo come linguaggio</strong>, quanto a riconoscere quelle opere che, al di là dei loro incassi, hanno dimostrato di avere una certa qualità. Intendiamoci: non esiste una definizione univoca e assoluta di “qualità”;<strong> la qualità cambia</strong> a seconda del punto di vista di chi guarda e giudica, e prende in considerazioni sempre caratteristiche differenti. Tuttavia è innegabile che il valore di un film passi anche da elementi che possono essere riconosciuti, in parte o del tutto: sono elementi sovrapponibili al plauso della critica, al successo commerciale e all’attenzione del pubblico. Valorizzare questa qualità è <strong>un compito che</strong> <strong>appartiene principalmente ai premi</strong>, ed è un tema di cui bisognerebbe discutere. Proprio perché si sta creando una distanza sempre più grande, quasi incolmabile, tra quella che è la reale percezione del pubblico e quello che è il parere di una giuria.</p><p>In Italia ci sono tanti premi, alcuni più famosi e antichi, altri più recenti. I principali sono sicuramente rappresentati dai <strong>David di Donatello</strong> e dai <strong>Nastri d’Argento</strong>: i primi vengono assegnati dall’Accademia del Cinema Italiano e dalla sua giuria, mentre i secondi sono assegnati dal Sindacato Nazionale dei Giornalisti Cinematografici Italiani. Le ultime edizioni hanno ribadito quanto siano differenti i presupposti e i requisiti che i David di Donatello e i Nastri d’Argento prendono in considerazione per decidere i loro vincitori. C’entra la politica, e questo lo abbiamo sempre detto. E non solo con i premi italiani: <strong>c’entra in generale</strong>, con tutti i tipi di premiazioni e di riconoscimenti. Sia nel nostro paese che dall’altra parte del mondo, negli Stati Uniti. Se però l’Academy che assegna gli Oscar sta provando in questi ultimi anni ad allargarsi al mondo esterno (e lo dimostrano i riconoscimenti a film che non sono americani, o comunque che non sono diretti da registi americani), in Italia la situazione è completamente <strong>diversa</strong>. </p><div class="scribble-block"><figure class="rounded-sm">
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/editoriali/il-cinema-italiano-e-i-suoi-premi">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>I premi cinematografici dovrebbero valorizzare il cinema e avvicinare il pubblico alle opere. Ma tra logiche di sistema, politica e autoreferenzialità, riescono ancora a farlo davvero?</summary>
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        <title>Rapire il figlio per non perdere la famiglia: un conflitto culturale in questo thriller su Prime Video</title>
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        <published>2026-06-30T12:39:47+00:00</published>
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            <name>Alba Rossi</name>
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            <p>Cosa può spingere un uomo di fede, cresciuto nei valori della non violenza e della comunità, a infrangere la legge e mettere a rischio tutto ciò che ha?<strong> Nuove radici (Amish Abduction), thriller canadese del 2019 su Prime Video, diretto da Ali Liebert</strong>, esplora proprio questo territorio oscuro dove disperazione paterna e scontro culturale si intrecciano in una spirale drammatica senza via d&#039;uscita. <strong>La storia ruota attorno a Jacob Baker, interpretato da Steve Byers</strong>, un padre Amish che ha scelto di abbandonare la vita tradizionale della sua comunità per abbracciare il mondo moderno. Una decisione che non è solo geografica o stilistica, ma esistenziale: <strong>Jacob vuole che suo figlio Caleb, il giovane Liam Hughes, cresca conoscendo entrambi i mond</strong>i, senza le limitazioni che lui stesso ha sentito come gabbie invisibili.<br><br>Ma il destino ha altri piani. <strong>Un incidente mortale che coinvolge un contadino arrogante cambia tutto</strong>. Annie Baker, la madre del ragazzo interpretata da Sara Canning, riporta Caleb a casa e ottiene la custodia legale. <strong>Per Jacob, che aveva investito ogni speranza in quel progetto di vita alternativa, è un colpo devastante</strong>. Non si tratta solo di perdere il figlio: significa veder crollare l&#039;intera impalcatura di scelte coraggiose che aveva costruito, tornare indietro non solo fisicamente ma anche simbolicamente.<br><br><strong>Disperato, Jacob si trova di fronte a un bivio morale</strong>. Da un lato la legge americana, con le sue sentenze definitive e i suoi tribunali rappresentati dalla giudice Lebowitz di Marci T. House. Dall&#039;altro, l&#039;istinto primordiale di un padre che non può accettare di essere separato dalla sua famiglia. Le scelte difficili che è costretto a compiere non sono quelle di un criminale, ma di <strong>un uomo che ha già perso tutto</strong> e non ha più nulla da perdere se non il legame con suo figlio. Il film, prodotto in Canada nel 2019, appartiene a quella categoria di <strong>thriller psicologici pensati per la televisione</strong> che sanno costruire tensione attraverso dilemmi morali e progressioni emotive. </p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
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</div><p>Nuove radici non è un film che cerca lo scandalo facile o la demonizzazione di una parte. Non presenta gli Amish come fanatici retrogradi né il mondo moderno come paradiso di libertà. <strong>Entrambi i contesti hanno le loro ombre, le loro rigidità, le loro forme di oppressione</strong>. Il film rappresenta un esempio interessante di come il genere thriller possa essere utilizzato non solo per intrattenere, ma anche per <strong>esplorare fratture sociali e culturali reali</strong>. <br><br>Nuove radici funziona perché <strong>riesce a trasformare un fatto di cronaca potenzialmente sensazionalistico in un dramma intimo</strong> che interroga lo spettatore sulle proprie certezze morali. Dove finisce il diritto di un genitore e dove inizia quello di un bambino? <strong>Può la disperazione giustificare scelte illegali?</strong> E soprattutto: esiste davvero un modo giusto di crescere un figlio (o <a href="https://www.badtaste.it/articoli/su-prime-video-ce-un-film-distopico-imperdibile-con-elizabeth-olsen-in-cui-avere-figli-diventa-un-esame" rel="false">c&#039;è bisogno di un esame per essere genitori</a>, come in questo film), o siamo tutti semplicemente prigionieri delle nostre radici, vecchie o nuove che siano?</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/rapire-il-figlio-per-non-perdere-la-famiglia-un-conflitto-culturale-in-questo-thriller-su-prime-video">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Nuove radici (Amish Abduction): analisi del thriller del 2019 su un padre Amish che rapisce il figlio. Trama, cast con Steve Byers e temi sul conflitto culturale.</summary>
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        <title>L&#039;horror dimenticato di Steven Spielberg: un capolavoro da riscoprire assolutamente</title>
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        <updated>2026-06-30T12:01:02+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T12:00:48+00:00</published>
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            <name>Ilaria Losapio</name>
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            <p>C&#039;è voluta la spietata freschezza di progetti indipendenti come <strong><em>Backrooms </em></strong>e <strong><em>Obsession </em></strong>per ridestare l&#039;horror da un coma clinico che sembrava irreversibile, curato a colpi di sequel senz&#039;anima e abusati jump scare da multisala. </p><p>Questi recenti miracoli cinematografici hanno ricordato all&#039;industria una grande verità: la vera tensione si costruisce con la regia e l&#039;atmosfera, non con i server di post-produzione. Si tratta di una lezione di purismo che guarda direttamente alla lezione magistrale di <strong><em>Poltergeist - Presenze demoniache</em></strong>. </p><p>Analizzare oggi<strong> il cult del 1982</strong> significa riscoprire la radice di questa filosofia, un momento in cui la <strong>premiata ditta Hooper-Spielberg</strong> utilizzava la sceneggiatura come un&#039;arma per trasformare la rassicurante provincia americana nel più claustrofobico degli incubi.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/lhorror-dimenticato-di-steven-spielberg-un-capolavoro-da-riscoprire-assolutamente">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Perché questo film di Spielberg del 1982 è ancora una lezione di cinema horror insuperata</summary>
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        <title>È tra i film italiani più visti su Netflix: perché oggi il tema è più attuale che mai</title>
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        <updated>2026-06-30T11:57:59+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T11:57:54+00:00</published>
        <author>
            <name>Angela Marrelli</name>
        </author>
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            <p><strong>La vita va così</strong>, è un film diretto e co-scritto da <strong>Riccardo Milani, </strong>e arrivato su Netflix dopo il buon successo ottenuto nelle sale, è diventato uno dei titoli italiani più apprezzati della piattaforma, non soltanto per la forza della sua narrazione, ma anche per la straordinaria attualità del tema affrontato.</p><p>Le immagini delle proteste esplose in Albania contro la realizzazione di due resort di lusso lungo aree considerate di elevato valore naturalistico che stanno spopolando sui social, rendono infatti ancora più evidente quanto la vicenda raccontata dal film <strong>non sia confinata alla Sardegna.</strong> Il conflitto tra tutela del territorio, interessi economici e sviluppo turistico<strong> continua a dividere comunità locali e istituzioni in molte parti d&#039;Europa</strong>, trasformando una storia personale in una riflessione di carattere universale.</p><p>Ma quale storia ha ispirato il film? La sceneggiatura <strong>prende spunto dalla lunga battaglia realmente combattuta</strong> dal pastore sardo <strong>Ovidio Marras</strong>, che per anni si oppose alla costruzione <strong>di un grande complesso turistico</strong> in una delle spiagge più suggestive della Sardegna. Nel film questa vicenda viene rielaborata attraverso il personaggio di <strong>Efisio Mulas,</strong> senza limitarsi a una semplice ricostruzione dei fatti. Riccardo Milani sceglie piuttosto di utilizzare quella storia<strong> come punto di partenza per interrogarsi sul significato del progresso</strong> e sul valore del paesaggio come bene collettivo.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/e-tra-i-film-italiani-piu-visti-su-netflix-perche-oggi-il-tema-e-piu-attuale-che-mai">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Dal caso reale che ha ispirato la storia alle tensioni tra ambiente e sviluppo economico: il film di Riccardo Milani assume oggi un significato ancora più attuale alla luce delle proteste scoppiate in Albania contro nuovi resort di lusso.</summary>
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        <title>Matthew McConaughey e la vera storia della battaglia contro l&#039;AIDS, in questo cult su Prime Video</title>
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        <updated>2026-06-30T11:20:03+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T11:19:48+00:00</published>
        <author>
            <name>Alba Rossi</name>
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            <p>Texas, metà degli anni Ottanta. <strong>Ron Woodroof è il prototipo del maschio americano di provincia: cowboy da rodeo, elettricista, donnaiolo incallito</strong> che passa le notti tra strip club, partite di poker clandestine e sesso occasionale. Omofobo dichiarato, machista senza filtri, Ron è uno di quegli uomini che la vita sembra aver forgiato con la durezza del deserto texano. <strong>Poi arriva la diagnosi che nessuno vuole sentire: HIV positivo, stadio terminale</strong>. Trenta giorni di vita, forse meno.<br><br><strong>È il 1985 e l&#039;AIDS è ancora la &quot;peste gay&quot;, una condanna a morte avvolta nell&#039;ignoranza</strong>, nello stigma e nel silenzio istituzionale. Per un uomo come Ron, quella diagnosi non è solo una sentenza biologica: è un insulto alla sua stessa identità. Eppure, <strong>proprio da questo rifiuto viscerale nasce una delle storie più straordinarie di resilienza e imprenditorialità clandestina</strong> nella storia della medicina moderna.<br><br><strong>Dallas Buyers Club, diretto nel 2013 dal regista canadese Jean-Marc Vallée</strong>, disponibile su Prime Video, racconta questa odissea vera con la forza di un pugno nello stomaco e la delicatezza necessaria per non scadere nel melodramma.<strong> Il film è diventato un caso cinematografico anche grazie alle performance dei suoi protagonisti</strong>. McConaughey, fino a quel momento noto principalmente per ruoli da sex symbol in commedie romantiche, subisce una metamorfosi fisica impressionante: <strong>perde ventuno chili per incarnare Ron Woodroof</strong>, riducendosi a uno scheletro vivente che fa male agli occhi. </p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
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</div><p>La trasformazione non è solo estetica. <strong>L&#039;attore texano trova nella disperazione del suo personaggio una verità brutale</strong>, un&#039;umanità frammentata che si ricompone attraverso una battaglia che inizia come egoistica sopravvivenza e si trasforma in missione collettiva. Al suo fianco, <strong>Jared Leto regala un&#039;interpretazione di rara intensità nel ruolo di Rayon, donna transgender sieropositiva che diventerà socia e amica di Ron</strong>. Leto, anche lui dimagrito drasticamente, costruisce un personaggio borderline che poteva facilmente scivolare nello stereotipo ma che invece conquista per fragilità, intelligenza emotiva e una dignità commovente. </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/matthew-mcconaughey-e-la-vera-storia-della-battaglia-contro-laids-in-questo-cult-su-prime-video">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>La storia vera di Ron Woodroof e del Dallas Buyers Club: il cowboy texano che sfidò FDA e Big Pharma per salvare i malati di AIDS negli anni &#039;80.</summary>
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        <title>James Bond, l&#039;ex direttore del casting boccia tre dei favoriti per il ruolo di 007</title>
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        <updated>2026-06-30T11:10:15+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T11:10:15+00:00</published>
        <author>
            <name>Ilaria Losapio</name>
        </author>
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            <p>Il gioco del fancasting online è ormai diventato lo sport preferito di una cinefilia pigra, abituata a confondere l’algoritmo di Instagram con il talento cinematografico. Non appena un attore supera il milione di follower o sfoggia il fascino da bad boy in una serie di tendenza, la macchina dei sogni digitali lo catapulta dritto nella rosa dei candidati per <strong>il dopo-Daniel Craig. </strong></p><p>Ma a rimettere i piedi per terra a una Hollywood orfana di idee ci ha pensato Debbie McWilliams, storica papessa del casting della saga di James Bond dal 1981 al 2021.</p><h2>I tre Big messi da parte?</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/james-bond-lex-direttore-del-casting-boccia-tre-dei-favoriti-per-il-ruolo-di-007">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Niente licenza di uccidere per le star del momento: ecco perché la storica firma del casting di James Bond ha bocciato i favoriti del pubblico</summary>
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        <title>Il ritratto intimo e documentaristico di una relazione padre-figlio, in questo commovente film su Netflix</title>
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        <updated>2026-06-30T10:46:02+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T10:45:47+00:00</published>
        <author>
            <name>Alba Rossi</name>
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            <p>Quando un regista esordiente si avvicina al lungometraggio, porta con sé una visione, un&#039;urgenza narrativa, qualcosa da dire al mondo. <strong>David Fortune, con Color Book, ha scelto di raccontare la storia di Lucky</strong>, un padre vedovo interpretato da William Catlett,<strong> e di suo figlio Mason</strong>, un bambino con sindrome di Down portato sullo schermo da Jeremiah Daniels. Il film, <strong>disponibile su Netflix, si presenta come un commovente ritratto intimo e documentaristico di una relazione padre-figlio</strong> segnata dal lutto e dalle sfide quotidiane della genitorialità speciale.<br><br><strong>Lucky e Mason vivono ad Atlanta, Georgia, in una casa permeata da un&#039;aria di malinconia palpabile</strong>. La moglie di Lucky e madre di Mason, <strong>Tammy, è morta in un incidente stradale</strong>, e la sua assenza grava come un macigno invisibile su ogni gesto, ogni silenzio, ogni momento di tensione tra padre e figlio. Fortune non si sofferma sui dettagli dell&#039;incidente. Quelle domande, che in un thriller potrebbero costituire il motore narrativo, qui vengono deliberatamente ignorate in favore di <strong>uno sguardo quasi etnografico sulla quotidianità</strong>.<br><br><strong>Il regista costruisce la sua narrazione attraverso scene di vita domestica</strong> che hanno il sapore del cinema verità, omenti di tenerezza alternati a esplosioni di impazienza, quando Mason scrive il suo nome come &quot;M-son&quot; o si aggrappa ostinatamente a un palloncino.<strong> È difficile dire se Lucky sia sempre stato così con suo figlio o se la perdita di Tammy abbia eroso la sua pazienza</strong>. Fortune non offre spiegazioni, preferendo lasciare che lo spettatore legga tra le righe dei comportamenti, dei silenzi, delle microespressioni.</p><div class="scribble-block"><div class="oembed">
                <blockquote class="break-words text-sm opacity-50"><a href="https://youtu.be/jPEmz5sBjwM?is=iLwLps6Ea6gq8ZD-" target="_blank">https://youtu.be/jPEmz5sBjwM?is=iLwLps6Ea6gq8ZD-</a></blockquote>
    </div>

</div><p><strong>I flashback dedicati a Tammy sono brevi</strong>, quasi delle cartoline sbiadite: lei che sorride, gioca con Mason, riempie la casa di una gioia che ora sembra appartenere a un&#039;altra vita. È una scelta narrativa che si appoggia pesantemente su un <strong>cliché consolidato del cinema contemporaneo, quello della &quot;moglie morta&quot; </strong>idealizzata, un tropo che ha ormai raggiunto una saturazione tale da sfiorare l&#039;autoparodia. Eppure, nonostante la prevedibilità dell&#039;espediente,<strong> le performance degli attori riescono a infondere calore anche a questi frammenti convenzionali</strong>.<br><br>La trama si sviluppa attorno a un evento apparentemente semplice: Lucky decide di portare Mason alla sua prima partita di baseball, un viaggio da Atlanta al Truist Park. <strong>È un road movie in miniatura, scandito da piccoli incidenti e incontri fortuiti che dovrebbero cementare il legame tra padre e figlio</strong>. La macchina che si guasta, Mason che si perde sul treno dopo che Lucky si addormenta: sono situazioni che il cinema ha esplorato infinite volte, e Fortune non trova un angolo originale da cui riprenderle. <strong>Ciò che manca è una riflessione più profonda sul significato personale di questo viaggio per Lucky</strong>. <br><br><strong>Il regista sembra più interessato a osservare che a raccontare, più incline a registrare che a interpretare</strong>. I suoi personaggi parlano poco, e quando lo fanno, le loro voci servono principalmente a ribadire un punto che non ha bisogno di essere dimostrato: <strong>fare il genitore è difficile, e farlo da soli, con un bambino che ha bisogni speciali, lo è ancora di più</strong>. È una verità talmente evidente da non richiedere un lungometraggio per essere comunicata.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/il-ritratto-intimo-e-documentaristico-di-una-relazione-padre-figlio-in-questo-commovente-film-su-netflix">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Color Book su Netflix: analisi del film di David Fortune con William Catlett. Storia di un padre vedovo e suo figlio con sindrome di Down. </summary>
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        <title>L&#039;alchimia tra Francesco Arca e Kasia Smutniak rende indimenticabile questo film, in TV solo oggi</title>
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        <updated>2026-06-30T10:40:21+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T10:40:17+00:00</published>
        <author>
            <name>Angela Marrelli</name>
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            <p>La forza dei suoi interpreti, è probabilmente una delle chiavi del successo di <strong>Allacciate le cinture</strong>, diretto da <strong>Ferzan Özpetek</strong> arrivato nelle sale nel 2014 e che andrà in onda <strong>stasera alle 21:23 su Rai 5.</strong>  Il regista costruisce un racconto che attraversa <strong>oltre un decennio di vita,</strong> alternando momenti di leggerezza a passaggi di grande intensità emotiva, ma il vero collante dell&#039;intera narrazione<strong> è il rapporto tra Elena e Antonio,</strong> interpretati rispettivamente da <strong>Kasia Smutniak e Francesco Arca.</strong></p><p>La loro storia non segue gli schemi del classico melodramma romantico. <strong>Nasce da incomprensioni, da differenze profonde e da una forte attrazione </strong>che sembra quasi inevitabile. È proprio questa imperfezione a rendere il film ancora oggi uno dei lavori più apprezzati del cinema di Özpetek. Sin dalle prime scene inatti appare evidente quanto <strong>Elena e Antonio siano lontani per carattere, cultura e modo di affrontare la vita.</strong></p><p>Elena è una donna razionale, indipendente e determinata. Lavora come cameriera in un bar di Lecce insieme all&#039;amica Silvia e al coinquilino Fabio, con il quale condivide anche un importante progetto imprenditoriale. Antonio, invece, è un meccanico impulsivo, istintivo, spesso ruvido nei modi e incapace di nascondere le proprie fragilità. Tra loro <strong>l&#039;inizio è tutt&#039;altro che semplice.</strong> I giudizi reciproci sembrano impedire qualsiasi avvicinamento, ma proprio dietro quella distanza iniziale si nasconde una forte curiosità reciproca. Özpetek evita accuratamente di trasformare il loro incontro in una favola romantica: il sentimento cresce tra errori, tensioni e contraddizioni, risultando così molto più credibile.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/lalchimia-tra-francesco-arca-e-kasia-smutniak-rende-indimenticabile-questo-film-in-tv-solo-oggi">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Tra amore, malattia e seconde possibilità, Allacciate le cinture è uno dei film più intensi di Ferzan Özpetek. A renderlo così coinvolgente è soprattutto il rapporto tra Kasia Smutniak e Francesco Arca, protagonisti di una storia che vive di contrasti, passione e autenticità.</summary>
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        <title>Claudio Santamaria come non l&#039;hai mai visto: il film da recuperare su RaiPlay</title>
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        <updated>2026-06-30T10:32:41+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T10:32:32+00:00</published>
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            <name>Barbara Di Castro</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDQ0NDVcL2plZWstcm9ib3Qtc2FudGFtYXJpYS5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=e1a44c0354bf3d996d26fa04e0b2ce4cf3c6e5d59ab3326b58267c58ad4ab722" alt="Santamaria protagonista di Jeek Robot"></figure>
            <p>Tra i titoli disponibili gratuitamente su RaiPlay ce n&#039;è uno che negli anni è diventato un vero punto di riferimento per il cinema italiano contemporaneo. Un&#039;opera capace di mescolare azione, dramma e fantascienza con una naturalezza rara, regalando al pubblico una storia originale e una delle interpretazioni più <strong>sorprendenti della carriera di Claudio Santamaria.</strong> L&#039;attore romano si allontana completamente dai ruoli che lo hanno reso celebre per vestire i panni di un uomo solitario, ruvido e disilluso, destinato a cambiare dopo un evento destinato a stravolgerne la vita. </p><p>Una performance intensa che, ancora oggi, viene considerata tra le migliori della sua filmografia. Il film in questione è diretto <strong>da Gabriele Mainetti e ormai considerato un cult del cinema italiano.</strong> Lontano dai classici cine-comic hollywoodiani, il lungometraggio costruisce un racconto profondamente radicato nella realtà delle periferie romane, dove il fantastico diventa il punto di partenza per raccontare temi come l&#039;emarginazione, la redenzione e il coraggio: si tratta di <em>Lo chiamavano Jeeg Robot</em>, un&#039;opera che ha conquistato il pubblico e anche gli addetti ai lavori e ha rivoluzionato il cinema italiano. </p><p>La storia segue <strong>Enzo Ceccotti, un piccolo criminale che, dopo essere entrato accidentalmente</strong> in contatto con una sostanza radioattiva, acquisisce una forza fuori dal comune. In un primo momento utilizza i suoi nuovi poteri esclusivamente per interesse personale, ma tutto cambia quando incontra Alessia, una giovane donna fragile convint<strong>a che lui sia l&#039;eroe del celebre anime <em>Jeeg Robot d&#039;acciaio</em>. </strong>Sarà proprio questo legame a trasformarlo lentamente in qualcosa di molto diverso. un titolo che ha sorpreso il pubblico, ma anche gli addetti ai lavori e che ha cambiato anche il cinema italiano. </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/claudio-santamaria-come-non-lhai-mai-visto-il-film-da-recuperare-su-raiplay">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Claudio Santamaria sorprende con una delle interpretazioni più intense della sua carriera in un acclamato film italiano di supereroi, disponibile in streaming gratis su RaiPlay.</summary>
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        <title>Netflix finisce in tribunale per un furto milionario (ed è coinvolto Keanu Reeves)</title>
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        <updated>2026-06-30T10:05:31+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T10:05:29+00:00</published>
        <author>
            <name>Vincenzo Buresta </name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC9sZWdhY3lcL3NpdGVzXC8xXC8yMDIwXC8wOFwvNDctcm9uaW4uanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=5f70f476ec2a2bd29073c786d92809a435369fefe884012f1a7b4b98c7244de9" alt="47-ronin"></figure>
            <p>Hollywood ama le storie di ascesa e caduta, ma quella di <strong>Carl Rinsch</strong> suona più come una parabola contemporanea sull&#039;eccesso, la fragilità mentale e il tradimento della fiducia. Lunedì, in un tribunale federale di New York,<strong> il regista di 47 Ronin è stato condannato a due anni e mezzo di prigione per aver frodato Netflix di 11 milioni di dollari</strong> destinati a una serie fantascientifica mai completata. Ma la vicenda non è solo una questione di numeri: è un puzzle di comportamenti estremi, amicizie stellari e un sistema che forse ha chiuso gli occhi troppo a lungo.</p><p>Rinsch, 48 anni, era conosciuto soprattutto per il film del 2013 che vedeva Keanu Reeves nei panni di un guerriero samurai alla ricerca di vendetta. Un progetto ambizioso, costoso, non proprio un successo di critica ma sufficiente per mantenerlo nel radar delle grandi produzioni. <strong>Quando Netflix, nel 2018 e 2019, gli affidò circa 44 milioni di dollari per sviluppare White Horse</strong>, una serie sci-fi di cui si sa pochissimo, sembrava<strong> l&#039;occasione per rilanciare la carriera.</strong> Nel 2020, Rinsch tornò alla piattaforma con una richiesta: <strong>altri 11 milioni per concludere la produzione.</strong> Netflix accettò.</p><div class="scribble-block"><figure class="rounded-sm">
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/netflix-finisce-in-tribunale-per-un-furto-milionario-ed-e-coinvolto-keanu-reeves">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Carl Rinsch, regista di 47 Ronin con protagonista Keanu Reeves, è stato processato per via di una frode ai danni di Netflix, dopo aver speso l&#039;intero budget per una serie in auto e orologi di valore.</summary>
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        <title>Olivia Wilde punta all&#039;Oscar? Ecco perché The Invite è il film di cui tutti parleranno</title>
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        <updated>2026-06-30T10:01:02+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T10:00:49+00:00</published>
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            <name>Ilaria Losapio</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDQ0MjdcL3RoZS1pbnZpdGUtYmFkdGFzdGUtMzAwNjIwMjYuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=d95918a9ed06bb96aba4844f3b840a2feb2d2f1ac9e9607fc74c696bde3c6fc4" alt="Olivia Wilde e Seth Rogen in una scena di The Invite (A24)"></figure>
            <p>L’ultima edizione del Sundance ha assistito a un piccolo miracolo: la standing ovation per <strong><em>The Invite</em></strong>, terzo lungometraggio dietro la macchina da presa di <strong>Olivia Wilde</strong>. Un trionfo tramutatosi in un’asta selvaggia, risolta da A24 con un assegno da 12 milioni di dollari. Ora, la casa di distribuzione più amata dai cinefili si trova davanti a un bivio identitario: derubricare la pellicola a brillante divertissement estivo o accettare la scommessa, ben più ambiziosa, di blindare un posto in prima fila per la notte degli Oscar. La risposta corretta, manco a dirlo, è la seconda.</p><p><strong>Remake in lingua inglese della commedia iberica <em>The People Upstairs</em></strong> di Cesc Gay, il film stringe l&#039;inquadratura su Joe (un Seth Rogen stupefacente) e Angela (la stessa Wilde), coppia di San Francisco impantanata nel grigiore post-coniugale. </p><p>L&#039;equilibrio precario salta definitivamente quando decidono di invitare a cena i vicini del piano di sopra, Hawk (<strong>Edward Norton</strong>) e Pina (<strong>Penélope Cruz</strong>). Il paragone con <em>Chi ha paura di Virginia Woolf? </em>è scattato automatico tra la critica d&#039;oltreoceano, ed è un&#039;iperbole azzeccata. La Wilde firma la sua regia più misurata ed essenziale, tra specchi e porte socchiuse, firmando al contempo la sua migliore interpretazione dai tempi di Meadowland.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/olivia-wilde-punta-alloscar-ecco-perche-the-invite-e-il-film-di-cui-tutti-parleranno">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Olivia Wilde punta dritta agli Oscar con The Invite: perché la sua cinica e spietata commedia da salotto è il film dell&#039;anno da non perdere</summary>
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        <title>Gatto potrebbe riportare in vita una vecchia tradizione Pixar lunga quasi 30 anni</title>
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        <updated>2026-06-30T10:00:05+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T10:00:02+00:00</published>
        <author>
            <name>Andrea Palazzolo</name>
        </author>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDQ0MzlcL1Bvc3Rlci1kaS1HYXR0by5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=a2145cd1e68046512455460309d063797f75d8ce02b5983d434e2954e255e225" alt="Poster di Gatto"></figure>
            <p><strong>Al festival del cinema di animazione di Annecy</strong> sono state mostrate <strong>due cose molto particolari</strong> che potrebbero essere collegate tra loro e <strong>riportare in auge una tradizione Pixar</strong> che non vedevamo da quasi 10 anni. Prima di tutto, <strong>il trailer di Gatto</strong> ha fatto molto più che mostrare un gatto nero che si aggira per i canali di Venezia. Ha segnato <strong>una svolta estetica radicale per Pixar</strong>, lo studio che ha letteralmente inventato il lungometraggio in computer grafica tridimensionale con Toy Story nel 1995. <strong>Per la prima volta nella sua storia</strong>, la casa di produzione di proprietà Disney <strong>abbandona lo stile 3D</strong> che l&#039;ha resa famosa in tutto il mondo per <strong>abbracciare l&#039;animazione bidimensionale tradizionale</strong>.<br><br><strong>Nero, il protagonista felino</strong> che vedremo nelle sale il <strong>5 marzo 2027</strong>, rappresenta quindi una doppia rottura: con la tradizione visiva che ha definito l&#039;identità dello studio per oltre trent&#039;anni, e con le aspettative del pubblico abituato alla perfezione tecnica del rendering computerizzato. Ma mentre Gatto rompe con il passato da un punto di vista stilistico, <strong>potrebbe simultaneamente riportare in vita una pratica che ha caratterizzato i primi due decenni di Pixar</strong> e che è misteriosamente scomparsa negli ultimi anni.</p><div class="scribble-block"><figure class="rounded-sm">
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                <figcaption>Loving Dory, fonte: Pixar Animation Studios</figcaption>
    </figure>
</div><p><br><br><strong>Durante una presentazione</strong> all&#039;Annecy Festival, uno degli eventi più prestigiosi nel panorama dell&#039;animazione mondiale, Pixar ha infatti rivelato di essere <strong>al lavoro su un nuovo cortometraggio animato con protagonista Dory</strong>, il pesce chirurgo blu diventato iconico grazie a <strong>Alla ricerca di Nemo</strong>. Il corto <strong>si intitolerà Loving Dory</strong> e sarà diretto da Lou Hamou-Lhadj, che ha descritto il progetto come &quot;<em>un nuovo capitolo nella storia di Dory</em>&quot;, sottolineando che il personaggio &quot;ci permette di divertirci&quot;.<br><br>La trama, per quanto surreale, ha già catturato l&#039;attenzione degli appassionati: <strong>Dory si innamorerà di un sacchetto di plastica</strong>. Un&#039;idea che suona contemporaneamente poetica e assurda, perfettamente in linea con la capacità di Pixar di <strong>trasformare concetti apparentemente bizzarri in narrazioni emotivamente potenti</strong>. Hamou-Lhadj non è un nome nuovo negli studi di Emeryville: ha già diretto il cortometraggio Borrowed Time nel 2015, ha lavorato come episode director e art director per la miniserie Disney+ Win or Lose del 2025, e ha contribuito come artista e animatore a titoli come Onward, Gli Incredibili 2, Il viaggio di Arlo, Toy Story 3 e WALL-E.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/gatto-potrebbe-riportare-in-vita-una-vecchia-tradizione-pixar-lunga-quasi-30-anni">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
            ]]>
        </content>
        <summary>Pixar abbandona la 3D per Gatto, il primo film in 2D dello studio. Il corto Loving Dory potrebbe riportare una storica tradizione Pixar in auge.</summary>
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        <title>Daveigh Chase: rivelata la verità dietro la morte dell&#039;attrice di Lilo e Stitch (e dipinge un quadro terribile)</title>
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        <updated>2026-06-30T09:34:39+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T09:34:37+00:00</published>
        <author>
            <name>Andrea Palazzolo</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDQwNDlcL0RhdmVpZ2gtQ2hhc2UtbmVsLTIwMTAuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=4ef0af11aca1781abd1bb89cc73b23357712d768f69e7bc395d5e8b2ad856c71" alt="Daveigh Chase nel 2010"></figure>
            <p><strong>La notizia della morte di Daveigh Chase, avvenuta il 16 giugno 2026 all&#039;età di soli 35 anni, ha scosso il mondo</strong> del cinema e dell&#039;animazione. L&#039;attrice, celebre per aver prestato <strong>la voce a Lilo nel classico Disney del 2002</strong> &quot;Lilo &amp; Stitch&quot;, si è spenta lasciando un vuoto profondo tra fan e colleghi. Ma nelle settimane successive alla sua scomparsa, <strong>la verità sulla causa</strong> del decesso ha seguito un percorso tortuoso, culminato nella <strong>rivelazione ufficiale dei documenti del medico legale</strong> della contea di Los Angeles.<br><br><strong>Il 17 giugno 2026</strong>, il giorno successivo alla morte, <strong>il fidanzato di Chase, Roy Hernandez, aveva condiviso pubblicamente</strong> che l&#039;attrice <strong>era deceduta a causa di una meningite</strong> e di un&#039;infezione del sangue, che avevano portato a problemi settici e al conseguente arresto delle funzioni vitali. Una spiegazione che, all&#039;epoca, era stata accolta come la versione definitiva della tragedia. L&#039;ospedale in cui era deceduta aveva registrato la causa come naturale.<br><br><strong>Tuttavia, i documenti ufficiali dell&#039;ufficio del medico legale hanno rivelato una realtà più complessa</strong>. Secondo i registri riportati da Deadline, la <strong>causa ufficiale del decesso</strong> è stata identificata come<strong> sindrome da immunodeficienza acquisita, comunemente nota come AIDS</strong>, con altre condizioni significative che includevano <strong>l&#039;uso cronico di più sostanze</strong>. Questa rivelazione ha aggiunto <strong>ulteriori strati a una storia già dolorosa</strong>, sollevando interrogativi e gettando nuova luce sugli ultimi anni di vita dell&#039;attrice.</p><div class="scribble-block"><figure class="rounded-sm">
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                <figcaption>Daveigh Chase in The Ring, fonte: DreamWorks Pictures</figcaption>
    </figure>
</div><p><br><br>La carriera di Daveigh Chase era iniziata con una precocità straordinaria. <strong>A soli 7 anni muoveva i primi passi nel mondo dello spettacolo</strong>, tra spot pubblicitari e palcoscenici teatrali. <strong>A 8 anni aveva già collezionato ruoli</strong> in alcune delle serie televisive più popolari dell&#039;epoca: Sabrina, vita da strega, Streghe, The Practice ed ER. Una gavetta che dimostrava un talento fuori dal comune.<br><br><strong>Il 2001 segnò un punto di svolta con la sua partecipazione a Donnie Darko</strong>, dove interpretò Samantha Darko, la sorella minore del protagonista interpretato da Jake Gyllenhaal. Il film, inizialmente accolto tiepidamente al botteghino, sarebbe diventato negli anni un cult movie imprescindibile per gli amanti del cinema indipendente e visionario.<br><br><strong>Il 2002 fu l&#039;anno della consacrazione definitiva. Chase prestò la voce a Lilo nel film Disney</strong> che avrebbe definito la sua carriera, regalando vita e personalità a una delle protagoniste più amate e autentiche del canone animato. <strong>Nello stesso anno doppiò Chihiro</strong> Ogino nella versione inglese de <strong>La città incantata di Hayao Miyazaki</strong>, capolavoro dello Studio Ghibli che <strong>avrebbe conquistato l&#039;Oscar</strong> come miglior film d&#039;animazione. Come se non bastasse,<strong> sempre nel 2002 interpretò Samara Morgan in The Ring di Gore Verbinski</strong>, il remake americano del J-horror giapponese che terrorizzò un&#039;intera generazione di spettatori.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/daveigh-chase-rivelata-la-verita-dietro-la-morte-dellattrice-di-lilo-e-stitch-e-dipinge-un-quadro-terribile">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
            ]]>
        </content>
        <summary>Daveigh Chase, voce di Lilo in Lilo &amp; Stitch, è morta a 35 anni. I documenti del medico legale rivelano la vera causa del decesso: tutti i dettagli sulla tragedia.</summary>
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        <title>Disney ammette: il nuovo film d&#039;animazione è ispirato a Chainsaw Man (ma c&#039;è molto altro sotto)</title>
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        <updated>2026-06-30T09:13:50+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T09:13:48+00:00</published>
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            <name>Andrea Palazzolo</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDQ0MzJcL0hleGVkLWUtQ2hhaW5zYXctTWFuLmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=441614c11be32abcac7e402f7a1d9eec73a2f12aa97183610ce570d216f9b2e5" alt="Hexed e Chainsaw Man"></figure>
            <p><strong>Quando pensi a Disney, probabilmente ti vengono in mente principesse</strong>, castelli incantati e storie che scaldano il cuore. <strong>Quando pensi a Chainsaw Man</strong>, invece, l&#039;immagine è completamente diversa: <strong>violenza grafica, demoni smembrati</strong> e un protagonista che ha letteralmente una motosega al posto della testa. Eppure, <strong>questi due mondi apparentemente inconciliabili si sono incontrati </strong>in un modo che nessuno avrebbe potuto prevedere.<br><br><strong>Hexed, il nuovo film d&#039;animazione Disney</strong> in uscita per il Ringraziamento 2026, <strong>deve parte della sua identità visiva proprio all&#039;anime</strong> di Tatsuki Fujimoto. Non è uno scherzo: <strong>i registi Fawn Veerasunthorn e Jason Hand lo hanno dichiarato apertamente</strong> in un&#039;intervista con Cartoon Brew durante il festival di Annecy. E la cosa più interessante è che questa connessione, per quanto assurda possa sembrare a prima vista, ha perfettamente senso una volta che scavi sotto la superficie.<br><br><strong>Hexed racconta la storia di Billie Doe</strong>, un&#039;adolescente che si è sempre sentita fuori posto nel suo mondo suburbano. <strong>La sua vita cambia radicalmente quando viene trasportata nel regno magico</strong> di Hexe e scopre di essere una strega. Il film promette di essere uno dei progetti più interessanti della recente rinascita qualitativa di Disney, con un trailer teaser che ha già catturato l&#039;attenzione per il suo stile visivo distintivo e la sua energia caotica.</p><div class="scribble-block"><div class="embed-code my-4 rounded-xl overflow-hidden">
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</div><p><br><br><strong>Durante l&#039;intervista, Jason Hand ha spiegato come tutto sia iniziato guardando Chainsaw Man</strong> insieme a suo figlio quindicenne. &quot;<em>Fanno cose pazzesche con gli occhi che ho pensato potessimo assolutamente fare anche noi, ma in modo molto più sottile</em>&quot;, ha dichiarato il regista. Non si tratta quindi di copiare la violenza o i temi adulti dell&#039;anime, ma di <strong>carpire un linguaggio visivo specifico: quella capacità di esprimere emozioni intense</strong> e caratterizzazione attraverso il design degli occhi dei personaggi.<br><br><strong>Chainsaw Man, nonostante la sua brutalità, funziona perché bilancia perfettamente oscurità e vivacità</strong>. L&#039;anime di MAPPA presenta una palette di colori gorgeous, design eccentrici e una personalità visiva che contrasta con la crudezza della narrativa.<strong> Denji, il protagonista, è caotico, imprevedibile, pieno di energia vitale</strong> anche quando tutto attorno a lui è morte e distruzione. È questa dualità che ha colpito i registi di Hexed.<br><br><strong>Fawn Veerasunthorn ha aggiunto</strong> che, trattandosi di un film originale e non di un adattamento o sequel, il team creativo ha visto l&#039;opportunità di &quot;<em>pensare in modo diverso e diventare più cartoon</em>&quot;. Questo approccio si manifesta in ogni aspetto del film: <strong>colori saturati che esplodono sullo schermo, proporzioni esagerate dei personaggi</strong>, design che abbracciano l&#039;assurdo piuttosto che temerlo.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/disney-ammette-il-nuovo-film-danimazione-e-ispirato-a-chainsaw-man-ma-ce-molto-altro-sotto">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Disney rivela che Chainsaw Man ha ispirato Hexed, il nuovo film d&#039;animazione 2026. I registi spiegano come l&#039;anime ha influenzato lo stile visivo del progetto.</summary>
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        <title>Perché Steven Spielberg rinunciò a Harry Potter? C&#039;entra l&#039;ultimo sogno cinematografico di Stanley Kubrick</title>
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        <updated>2026-06-30T08:31:02+00:00</updated>
        <published>2026-06-30T08:30:43+00:00</published>
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            <name>Alberto Rossi</name>
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            <p>Ci sono decisioni nella storia del cinema che sembrano incomprensibili sulla carta e sì, <strong>rinunciare alla regia</strong> del <strong>primo film </strong>di <strong>Harry Potter</strong>, quando <strong>i libri di J.K. Rowling</strong> stavano già diventando un fenomeno culturale globale, è una di quelle. Ma <strong>Steven Spielberg</strong>, il regista che aveva fatto piangere il mondo con un alieno in<strong> E.T.</strong>, che aveva riportato in vita i dinosauri in Jurassic Park e che aveva dimostrato più volte di saper trasformare l&#039;impossibile in realtà sullo schermo, <strong>disse proprio no a Hogwarts</strong>. </p><p>La ragione non fu un capriccio artistico né un conflitto creativo, ma fu<strong> un qualcosa di molto più profondo</strong>, legato all&#039;amicizia e a una promessa non detta. Quando nel <strong>marzo 1999 Stanley Kubrick morì</strong>, <strong>Spielberg</strong> si trovò di fronte a una scelta: dirigere quello che sarebbe diventato <strong>uno dei franchise più redditizi della storia del cinema</strong>, oppure <strong>portare a termine l&#039;ultimo sogno incompiuto del suo amico e mentore</strong>.</p><p>All&#039;inizio degli <strong>anni 2000</strong>, la <strong>Warner Bros.</strong> aveva messo a segno il colpo del secolo acquisendo i diritti cinematografici della saga di <strong>Harry Potter</strong>. I libri stavano vendendo milioni di copie in tutto il mondo e l&#039;hype per un adattamento cinematografico era alle stelle. Per un progetto di tale portata<strong> serviva un nome che facesse la differenza</strong>, qualcuno capace di gestire effetti speciali complessi, di lavorare con giovani attori e di creare mondi credibili partendo dalla fantasia. </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/articoli/perche-steven-spielberg-rinuncio-a-harry-potter-centra-lultimo-sogno-cinematografico-di-stanley-kubrick">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Il regista ha raccontato perché lasciò Harry Potter e la Pietra Filosofale quando era già coinvolto nel progetto: la decisione fu presa per onorare l&#039;ultimo sogno di Stanley Kubrick.</summary>
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