Da Lamù a La saga delle sirene, da Ranma 1/2 a Inu Yasha, da Rinne fino all’attuale Mao, Rumiko Takahashi sembra avere una predilezione per il sovrannaturale, al quale si è avvicinata mescolando la tradizione giapponese con la modernità, un approccio molto personale che è ormai una sua cifra stilistica. Anche se per chi scrive i suoi lavori migliori sono quelli che tratteggiano una relazione sentimentale in uno scenario realistico (Maison Ikkoku e One Pound Gospel), la deriva fantasy della sua carriera è innegabile, al punto da rimanere forse intrappolata in un genere dal quale non può più staccarsi, prigioniera del successo del grande pubblico, al punto da non voler (o poter) più rischiare strade nuove. A cena con la strega sembra però lasciar trapelare un’anima differente, forse il tipo di storie che vorrebbe scrivere se fosse libera da vincoli editoriali e commerciali. Il paranormale è relegato al primo episodio, che dà il titolo al volume, e all’ultimo, forse non casualmente i due racconti meno ispirati della raccolta.

 

 

“La Takahashi conserva il suo caratteristico umorismo, seppur smorzato da un pizzico di malinconia.”La Regina dei Manga ha ormai compiuto sessantatré anni e sembra intenzionata a raccontare questa fascia d’età, relegando le avventure adolescenziali alle sue serie shonen; non è la prima volta che l’autrice si concentra su un personaggio anziano, ma qui tutti i racconti hanno per protagonista un uomo sulla sessantina, con un rapporto coniugale non sempre idilliaco e una situazione lavorativa infelice. Si tratta di un periodo particolarmente critico per i giapponesi, visto che per la legge i lavoratori sono costretti a ritirarsi dalla propria professione per raggiunti limiti d’età, anche se poi inizieranno a percepire la pensione soltanto dopo cinque anni. Ha così inizio una fase in cui molti attempati disoccupati sono costretti a cercare un nuovo impiego, a reinventarsi, non sempre con esiti felici, agevolando quindi la diffusione di un sentimento di sconforto che può sfociare addirittura nell depressione.

Non ci troviamo però di fronte a un volume seinen dai tratti particolarmente cupi, anche se gli incipit delle singole storie hanno in comune uno status quo di insoddisfazione che viene sconvolto da una scintilla di speranza, sia essa una donna molto più giovane in grado di attirare l’attenzione o qualche altro stratagemma per scacciare l’abbrutimento senile. Questo viene poi sviluppato con elementi sopra le righe tipici della Takahashi, tra donne che mangiano abbondantemente senza mai ingrassare, portentosi medicinali per ringiovanire, fantasmi desiderosi di un ultimo saluto e tresche da nascondere in perfetto stile commedia degli equivoci.

A cena con la strega è la decima antologia di storie brevi della Takahashi; l’autrice conserva il suo caratteristico umorismo, seppur smorzato da un pizzico di malinconia. In questo modo accompagna il viaggio dei suoi lettori che la seguono ormai da decenni, raccontando in modo leggero l’avvento della terza età, la difficoltà nell’accettare il distacco dal proprio lavoro e l’affievolirsi dell’entusiasmo per la vita e dei sentimenti nei confronti dei propri familiari.