L’introspezione è parte integrante della narrativa supereroistica. A volte la si può trovare in un paio di vignette, o lungo un’intera pagina, in cui l’eroe si interroga su ciò che fa, sulla sua missione. Altre volte possono essere più pagine, con riflessioni più profonde, magari su un problema sociale o esistenziale. Molto rari, invece, sono i numeri dove l’azione praticamente non esiste e vi è spazio esclusivamente per l’introspezione: i lettori, si pensa, vogliono vedere i buoni affrontare i cattivi, chi ha voglia invece di leggere venti pagine o più di uno o due persone che riflettono e parlano tra loro? E poi c’è l’anomalia: quel fumetto dove gli scontri tra supereroi e supercriminali sembrano quasi un elemento estraneo, un fumetto che è tutta introspezione, dalla prima all’ultima pagina, e grazie a essa costruisce in maniera adeguata la tensione. Quel fumetto è Crisi d’identità (Identity Crisis), miniserie di sette ...