Domenica scorsa abbiamo assistito alla replica bolognese di Quando tutto diventò blu, lo spettacolo tratto dall’omonimo fumetto di Alessandro Baronciani; si tratta di uno dei suoi primi lavori realizzato nel 2008, recentemente riproposto in una nuova edizione da BAO Publishing (qui la nostra videorecensione). Il fumetto racconta la depressione seguendo la protagonista Chiara, una ragazza vittima di attacchi di panico dopo la morte di un compagno di università a cui era molto legata.

Il progetto è stato creato da Baronciani assieme a Corrado Nuccini, musicista e paroliere dei Giardini di Mirò, non nuovo alle collaborazioni con i fumettisti; inizialmente infatti aveva fondato la sua band assieme a Giuseppe Camuncoli, prima che quest’ultimo si dedicasse a tempo pieno alla nona arte. In un’ora di spettacolo si alternano immagini, musica e parole: Baronciani è seduto al tavolo da disegno, con un microfono per parlare al pubblico e una telecamera puntata sul foglio per proiettare le illustrazioni sul palco. In scena, accompagnate da Daniele Rossi con violoncello e percussioni elettroniche, ogni sera si esibiscono artiste emergenti dell’indie femminile; noi abbiamo ascoltato Her Skin, HånIlariuni (cantante dei Gomma), che si sono avvicendate al microfono come a dar voce alla giovane Chiara, figura raccontata ed evocata ma che non sembrava mai realmente presente.

 

Quando tutto diventò blu

 

Da appassionati di fumetti abbiamo maturato una discreta esperienza nell’osservare disegni prendere forma, durante uno showcase in una fiera o nella sessione di dediche al termine di un incontro con l’autore. Quindi rimaniamo sì incantati nel vedere sul grande schermo le linee dare forma a personaggi, paesaggi e altri elementi astratti, ma in Quando tutto diventò blu succede qualcosa in più: le illustrazioni nascono -non sempre su un semplice foglio bianco-  per poi venire deformate, animate o distrutte, schizzando macchie d’inchiostro e soffiando su di esse, oppure interagendo con oggetti come puntine o pillole. Ogni elemento che viene mostrato è virato al blu, si tratti di musicassette e giocattoli dipinti con la vernice oppure degli alberi attorno al palco illuminati, effetti visivi che riescono a ricreare le tinte in bicromia del fumetto originale.

Tra la consapevole autoironia e una strizzatina d’occhi promozionale, al termine dello spettacolo sul finire degli applausi Baronciani ha congedato il pubblico con “…e se non avete capito nulla, al banchetto potete trovare delle copie del volume da acquistare!”. Effettivamente lo spettacolo ha una componente narrativa esile, porta in scena le stesse emozioni del fumetto raccontando davvero poco della storia, ma evocando nello spettatore le stesse emozioni e sensazioni trasmesse dalla lettura. Questo progetto può essere quindi considerato come un’opera complementare a quella cartacea, un tie-in emozionale che approfondisce in modo fantasioso l’ansia e la depressione, mostrandoci come la protagonista le affronta. Usciamo soddisfatti dalla visione di questo concerto disegnato, un’ulteriore testimonianza di come il fumetto si presti a simili contaminazioni che gli permettono di collaborare – o mettersi al servizio – di altri media.

 

Quando tutto diventò blu