Nella sezione Orizzonti della 74a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia è stato presentato il film italiano Brutti e cattivi, esordio alla regia di Cosimo Gomez (qui la nostra recensione).

La sinossi del lungometraggio anticipa:

Il Papero, Ballerina, Il Merda e Plissé si improvvisano rapinatori per il colpo che cambierà la loro vita. Non importa se il primo è senza gambe, Ballerina, la sua bellissima moglie, non ha le braccia, se Merda è un rasta tossico e Plissé un nano rapper. Sono solo dettagli. Per loro non ci sono ostacoli. Solo sogni.
Anche se, dopo il colpo, le cose si complicano: ogni componente dell’improbabile banda sembra avere un piano tutto suo per tenersi il malloppo.
Tutti fregano tutti senza nessuna pietà in una girandola di inseguimenti, cruente vendette, esecuzioni sanguinose e tradimenti incrociati.

Gomez, nella nostra intervista (attenzione, il regista rivela qualche anticipazione sulla trama!), racconta quanto sia stato complicato riuscire a realizzare il progetto, come si è lavorato sui personaggi in collaborazione con il cast e perché ha ritenuto particolarmente importante dare spazio a dei personaggi dalle caratteristiche così originali all’interno di un panorama cinematografico in cui la disabilità spesso viene rappresentata in modo poco realistico o animato da pietà.

Come è nata l’idea di questa commedia con dei protagonisti così particolari e situazioni quasi surreali?

Il cinema italiano ha una grande tradizione di cineasti che hanno messo in scena cialtroni e delinquenti come i nostri, basta pensare ai film di Scola e Monicelli. Sicuramente anche nella scrittura ci siamo ispirati tantissimo a dei punti di riferimento importanti per la commedia. Il titolo è proprio un riferimento a Ettore Scola, ad esempio, che personalmente considero uno dei più grandi registi italiani e internazionali, senza dimenticare Monicelli o Germi…

Il film è stato ideato tenendo in considerazione anche il panorama internazionale?

Mi piacerebbe che il film fosse proiettato anche per un pubblico straniero, ma credo che abbia delle radici profondamente italiane e anche un po’ dialettali, considerando l’ambientazione a Roma. L’idea è invece nata da una considerazione, frequentando il mondo della disabilità. Ho iniziato a vedere come spesso verso questa realtà c’è un grande problema, che alle volte le persone coinvolte sentono molto, ovvero l’atteggiamento alle volte esageratamente pietistico che c’è verso un handicap da parte di chi si considera “abile”. E poi ho pensato che fosse così divertente e scorretto immaginare un film in cui questi disabili fossero cattivi, infami, cinici… In qualche modo credevo che potesse mettere al centro il tema dell’uguaglianza che, facendo divertire, è la molecola alla base del progetto: tutti possono essere cattivi, cinici e spietati, a prescindere che siano disabili oppure no. Ho poi iniziato a mettere in piedi questa sgangherata banda guidata dal Papero senza gambe, dalla Ballerina senza braccia…

Durante la stesura della sceneggiatura ci sono stati dei momenti in cui hai temuto di esserti spinto troppo oltre oppure fin dall’inizio c’è stata la voglia di affrontare i personaggi considerandoli alla pari degli “abili”?

Racconterò un aneddoto che è un po’ alla base del nostro progetto ed è qualcosa accaduto a Ileana Argentin, assessore nel comune di Roma durante la giunta Veltroni un bel po’ di anni fa e ora deputato del Partito Democratico, che ho avuto modo di incontrare e dopo aver letto la sceneggiatura ci ha dato il suo appoggio. Lei, che è simpaticissima, raccontò questo episodio: durante una seduta del consiglio comunale un collega la offese in modo volgare, pesante, tirandole contro pure qualcosa e lei disse ‘In quel momento non mi sentii offesa, anzi mi sentii uguale a tutti gli altri’. Si tratta di una delle note e degli episodi che mi hanno convinto che bisognasse trattare l’argomento senza scrupoli e che il pubblico, tra cui i disabili che spero ameranno i film, apprezzerà perché si divertirà e ne capirà anche la rappresentazione quasi eroica, basta pensare alla scena della festa di Halloween realizzata grazie a tutti i disabili che hanno collaborato con noi, ai campioni di wheelchair dance…

Come avete lavorato con il cast per farli immedesimare in questo mondo?

Sono stato molto fortunato perché ognuno di loro ha fatto un percorso personale. Claudio ad esempio ha avuto la sedia a rotelle a casa, si è allenato, mentre ognuno si è preparato in modo specifico in base al proprio personaggio. Si trattava inoltre di un’opera prima, permettendomi di interagire con degli attori. Loro mi hanno aiutato tantissimo, hanno capito quali potevano essere i miei limiti e invece con la loro esperienza mi sono stati di sostegno, oltre a essersi un po’ impadroniti del film. All’interno del lungometraggio ci sono tantissime loro idee. Ci sono voluti più di quattro anni prima di arrivare finalmente in una sala cinematografica e questa gestazione così lunga ha avuto come effetto positivo la possibilità di far iniziare il lavoro con gli attori con tanto anticipo, provando molte scene.

Che difficoltà ha comportato per Sara Serraiocco dover interpretare il ruolo della Ballerina?

Ad esempio ha dovuto recitare tutto il tempo con le braccia legate dietro la schiena e imparare a fare tutte le cose con i piedi, una cosa non molto facile. Una persona che non ha le braccia riesce infatti a utilizzare i piedi per fare praticamente tutto e per un attore arrivare al livello a cui è arrivata Sara, che alla fine riusciva a truccarsi con i piedi e a scrivere e mangiare, è stato un lavoro sfiancante. In più sempre Sara ha dovuto imparare il cinese, aveva nello script molti elementi che hanno rappresentato una sfida. Con lei, in particolare, c’è stata molta interazione che ha influenzato alcuni aspetti del film perché di giorno in giorno diceva i suoi progressi, mi mostrava che movimenti riusciva a realizzare. Inizialmente pensavamo di usare una controfigura per il suo personaggio perché nessuno di noi pensava che fosse possibile riuscire a compiere tutti quei gesti con i piedi, quindi lo storyboard di ogni fotogramma era stato ideato per mostrare i dettagli dei piedi con una controfigura. Sara è però arrivata già al provino che era sorprendente perché si era preparata settimane e settimane per il ruolo.

Sul set c’è stato spazio per l’improvvisazione o si è invece preferito prepararsi prima di arrivare sul set?

Entrambe le cose. Prima abbiamo parlato molto, abbiamo fatto molte riunioni e quindi la sceneggiatura è cambiata, arrivando alla sesta stesura che è stata poi utilizzata e che conteneva tanto contributo di Claudio, Marco, Sara… C’è stato spazio anche per qualche battuta emersa durante le prove e poi inserita nella sceneggiatura. Dovendo progettare però molto gli effetti digitali ho comunque cercato il più possibile di arrivare sul set preparato, anche perché non avevamo molto tempo per girarlo.

Essendo un’opera prima, quale è stato il momento più difficile o inaspettato durante le riprese?

D’istinto mi verrebbe da dire che dopo il primo ciak è stato tutto bello, anche perché il film era stato preparato in modo dettagliato, oltre ad avere dei collaboratori straordinari in ogni reparto che mi hanno aiutato a risolvere i problemi. La cosa più difficile è forse affrontare il tempo necessario a far partire un film, dal livello finanziario a quello organizzativo e produttivo, pur avendo dei produttori che ci hanno creduto tantissimo fin dal primo momento. Mettere insieme tutto il budget necessario o trovare dei produttori abbastanza visionari che credessero nel progetto richiede tanto tempo e difficoltà. Abbiamo partecipato anche a tanti bandi di concorso, molti li abbiamo vinti, abbiamo avuto dei fondi importanti come quello per le opere prime, e sostegni economici di vario tipo. Tutte queste fasi hanno rappresentato per me una sfida e hanno dato vita a una scalata che ho compiuto insieme al mio team per arrivare a dare il primo ciak. Da lì in poi mi è sembrato tutto roseo e credo che chi ha provato nella vita a realizzare un film lo sappia, e sia consapevole di tutte le volte che un progetto “muore e risorge”, nell’attesa di scoprire se si realizzerà oppure no. Non riesco a paragonare nessuna sofferenza della lavorazione a quella della messa in opera tecnica e finanziaria, a livello di frustrazione e tensione. Io comunque vengo dalla scenografia, ho lavorato per tanti anni, quindi tutta la parte tecnica già la conoscevo in un certo senso.
Adesso che abbiamo avuto anche questo splendido risultato di essere qui a Venezia mi rendo conto che dal momento del primo ciak in poi è iniziata la discesa, la festa.

Come sono state scelte le location, anche in questo caso che offrono l’immagine di una città un po’ “brutta e cattiva”?

Devo, e voglio, citare i miei due collaboratori per questo elemento che sono lo scenografo Maurizio Sabatini e il direttore della fotografia Vittorio Zorini, e ovviamente tutto il loro staff: sulla base di un’idea iniziale abbiamo tutti e tre iniziato a lavorare insieme. Dal punto di vista stilistico siamo scappati dalla meravigliosa Roma rinascimentale e barocca e abbiamo scelto questa periferia che non è quella molto usata dal cinema, è tutto ambientato in queste città satellite che esistono intorno al Raccordo anulare, dei quartieri residenziali che rappresentano delle realtà costruite da 4-5 amministrazioni e da palazzinari. Mi sembrava fossero la cosa più giusta per dare questa visione un po’ fumettistica che volevo dare al film. In questo mi hanno aiutato proprio Maurizio e Vittorio, decidendo così dove si sarebbero svolti gli eventi.

Nella storia è particolarmente importante la presenza di Perla, che appare nella seconda metà del film e introduce un elemento di speranza all’interno di un contesto particolarmente negativo. Avete sempre pensato di introdurla verso l’epilogo?

Parlando del personaggio mi dai l’occasione di ricordare quello che vorrei fosse il tema principale del film. La sua presenza verso la fine è ovviamente un meccanismo narrativo che abbiamo scelto per raccontare bene innanzitutto la cattiveria e l’infamità di questa banda, ma alla fine volevamo parlare dell’amore, come ricompensa principale piuttosto che i soldi, della villa con la piscina… E chi viene ricompensato realmente? L’unico della banda che per la prima volta fa un’azione di generosità perché, a un certo punto, capisce quello dovrebbe fare e nasce in lui un sentimento diverso. Proprio quando si trova nel momento peggiore della sua vita riparte e decide di condividere con un’altra persona questo desiderio di essere felice. Allo stesso modo questa persona accede a questa felicità perché lei ha una vita spirituale vera. Tutti gli altri, invece, si scannano. A livello narrativo è un meccanismo piuttosto semplice però ogni tema dovrebbe esserlo un po’.

Una curiosità legata ai desideri dei personaggi: da dove nasce l’idea della piscina con una tecnologia piuttosto particolare?

In realtà non lo so, ci siamo inventati una di quelle cose che magari hai sentito dire da un amico e pensi sia davvero bellissima anche se in realtà non sai di cosa sta parlando. E’ impensabile che questi miserabili abbiano mai avuto una piscina o addirittura un meccanismo così raffinato che magari nemmeno esiste… E’ poi diventato un tormentone. Con Luca Infascelli è stato un gioco poter trovare e inventare queste cose che speriamo funzionino!

Come avete lavorato invece sulle musiche, in particolare sulle canzoni che sono una presenza importante nel film?

Abbiamo collaborato con la band The Sweet Life Society, molto affermata. Io li conoscevo e avevano già lavorato per il film Le ultime cose diretto da Irene Dionisio, per cui avevano fatto un altro tipo di lavoro. Abbiamo iniziato a collaborare insieme e a confrontarci, ispirandoci anche ad altri film come ad esempio Snatch di Guy Ritchie e altri suoi film, a un tipo di cinematografia di quel tipo. Loro hanno quindi hanno iniziato a lavorare prima e durante le riprese perché molti brani servivano in scena, ad esempio per le scene in parrocchia o il ballo di Halloween. Si è iniziato a scrivere le musiche tanti mesi prima di arrivare sul set e poi si è continuato anche durante e dopo i ciak. Sono due grandi talenti e hanno fatto un percorso paragonabile a quello degli attori: si sono impadroniti del film e hanno avanzato delle proposte con tanta personalità, conducendo alcune scene in una certa direzione.

Nella scena di Halloween ci sono tanti riferimenti cinematografici, come avete sviluppato quel momento?

La costumista Anna Lombardi ha compiuto un lavoro strepitoso, non solo in quel momento, insieme a chi si è occupato del trucco e del look, ovvero Sharim Sabatini e Frédérique Foglia. Sono tutti veri e propri artisti che insieme hanno creato questi personaggi. In particolare Anna ha fatto un lavoro davvero interessante sulla Ballerina che cambia abito in ogni scena, proponendomi che cambiasse indumenti ma tenendo sempre in considerazione che non ha le braccia, quindi con uno stile che raccontasse la sua storia e il suo carattere, facendo emergere come sia attenta ai dettagli.

Il montaggio conferisce un ritmo che non dà mai tregua allo spettatore, con continui colpi di scena. È stato difficile ottenere questo risultato?

Nel montaggio ci siamo resi conto che non era una priorità fare un film lungo ma lo era fare un progetto con un ritmo specifico. Alla fine questo elemento è diventato un valore e, con un po’ di sofferenza, per non appensantirlo abbiamo accorciato, non ci siamo affezionati alle cose anche se si ama quello che si è girato. Con serentità e con delle persone vicino di cui ti fidi molto, in particolare il co-sceneggiatore Luca Infascelli che ha seguito passo passo il film, c’è stato un confronto continuo e abbiamo verificato insieme se si fossero mantenuti gli intenti che avevamo in fase di scrittura. Abbiamo cercato di essere il più possibile severi e abbiamo capito presto cosa serviva mantenere per raggiungere il nostro scopo.

Rivedremo quindi qualcuna di queste scene tagliate nella versione home video?

Può essere: ne abbiamo davvero tante! E alcune le abbiamo tagliate con la sofferenza nel cuore, ma a un certo punto è il film che comanda, non il regista, lo sceneggiatore e nemmeno il grande staff che lo prepara e realizza.

Stai già lavorando ai prossimi progetti?

Attualmente sto vivendo un sogno perché è stata una grandissima scalata ed è il primo risultato importante, per me è davvero una grande vittoria. Non era così scontata la nostra presenza alla Mostra del Cinema. Quindi da un lato mi sto rilassando, però sto già lavorando a un altro progetto perché il mio arrivo alla regia è arrivato comunque dopo anni in cui ho sempre scritto molto. Ho nel cassetto moltissimo materiale.