A Herdade, il nuovo film diretto da Tiago Guedes presentato in Concorso al Festival di Venezia, smarrisce il filo narrativo perdendo l’occasione di proporre il racconto di una famiglia introducendo nell’intreccio anche tematiche sociali e politiche, elementi che rimangono invece solo accennati nella prima parte.

João Fernandes (Albano Jerónimo) è un proprietario terriero che controlla una delle più grandi tenute d’Europa, sulla riva del fiume Tago. La storia della sua famiglia si intreccia con alcuni degli eventi più importanti avvenuti nel Portogallo della seconda metà del ventesimo secolo, tra rivoluzioni, rivendicazioni dei diritti dei lavoratori e cambiamenti che hanno lasciato il segno nella storia di una nazione e del suo popolo.

Dopo un avvio ben equilibrato tra il ritratto dei singoli e quello della società, A Herdade si concentra sugli intrecci quasi in stile soap opera che caratterizzano la storia della famiglia al centro della trama, provando ad approfondire la tematica dell’identità e di quanto si trasmette alle nuove generazioni.

Il fascino e il carisma dei personaggi principali, interpretati comunque con una certa convinzione da un cast di livello, viene così diluito in situazioni poco incisive che non aggiungono quasi nulla al valore della storia. Il regista Tiago Guedes, particolarmente attivo nel mondo della televisione, sembra non aver trovato l’approccio giusto al racconto, firmato anche da Rui Cardoso Martins in collaborazione con il filmmaker, perdendo in più occasioni il filo della narrazione con scene quasi irrilevanti a livello narrativo.
La fotografia firmata da João Lança Morais è forse l’elemento migliore del progetto grazie alla capacità di valorizzare le splendide location scelte per i ciak e gli elementi naturali, in particolare nella sequenza iniziale che si collega in modo circolare all’epilogo del racconto in modo fin troppo metaforico e forzato.

Il protagonista Albano Jerónimo riesce comunque a sostenere la struttura narrativa con un certo carisma ed espressività, minato tuttavia da un “invecchiamento” fin troppo artificiale nell’atto conclusivo del lungometraggio. Accanto a lui gli altri interpreti sono comunque di buon livello, nonostante un materiale davvero mediocre da interpretare.

A Herdade, dall’approccio forse maggiormente adatto al piccolo schermo che al mondo cinematografico, spreca un’ottima occasione di raccontare alcune pagine importanti di storia non mantenendo fino in fondo il centro dell’attenzione sugli argomenti più rilevanti e attuali del racconto, scegliendo invece una strada personale e poco originale che è stata battuta innumerevoli volte in precedenza, diminuendo così il valore del film e l’interesse degli spettatori.