After Midnight, il film diretto da Jeremy Gardner e Christian Stella (Tex Montana Will Survive) presentato in anteprima italianal al Trieste Science+Fiction Festival 2019, intreccia elementi tipici della storia d’amore con quelli di un monster movie creando un interessante equilibrio tra aspetti psicologici e sovrannaturali, affiancati anche a un leggero senso dell’umorismo che sostiene il racconto con efficacia.

Al centro della trama c’è Hank (Gardner), il proprietario di un bar in un paesino di provincia e innamorato di Abby (Brea Grant). Quando la donna si allontana da casa e “scompare” per qualche settimana, il trentenne si ritrova alle prese con una terrificante presenza che ogni notte si presenta alle porte della sua casa, provando a entrare con i suoi artigli. Hank, non viene però creduto dai suoi amici che pensano si tratti di un animale selvatico, di un gatto o di uno scherzo della sua immaginazione nato dalla sofferenza provata per l’assenza ingiustificata di Abby.

Gardner, vera e propria colonna portante del progetto, incarna con bravura un uomo in difficoltà che deve riflettere sulla propria vita e compiere un bilancio delle proprie scelte, faticando inoltre a farsi credere dai propri amici e pagando un po’ il peso del confronto con chi sembra aver sotto controllo ogni aspetto della propria vita, pur con tutte le difficoltà rappresentate dall’essere genitori e dover mantenere il proprio lavoro in una città di provincia. Il delicato equilibrio tra la dimensione sovrannaturale e quella reale funziona bene, lasciando in sospeso gli spettatori sull’esistenza della creatura che attacca solo di notte, elemento che crea la giusta tensione nelle scene in notturna e divertenti momenti comici in quelle alla luce del sole.

Uno degli elementi più convincenti di After Midnight è il modo in cui viene rappresentata l’evoluzione di una storia d’amore: dal primo periodo all’insegna della spensieratezza e della felicità ai giorni in cui le certezze iniziano a sgretolarsi ed emergono i dubbi, il tempo lascia il proprio segno e si mette in discussione quello che si è costruito fino a quel momento, facendo scivolare il proprio legame nell’incertezza nell’attesa di scoprire se le basi costruite sono abbastanza solide da proseguire un cammino di vita uno accanto all’altra. Il lungo dialogo tra Abby e Hank nell’ultimo atto del film appare così molto credibile, emozionante e onesto, conducendo con sensibilità all’inaspettato epilogo.

L’alternarsi di flashback, caratterizzati da una fotografia molto interessante firmata da Christian Stella e da una buona dose di romanticismo non stucchevole, e racconto nel presente tra dispiaceri affogati nell’alcol e battute di caccia sostiene lo scorrere della narrazione che segue la maturazione del protagonista e, grazie anche a una colonna sonora davvero accattivante, conduce a un finale che regala più di una sorpresa. Il lungometraggio, pur possedendo degli evidenti limiti legati al budget ridotto, trova il modo di distinguersi tra i progetti di genere realizzati in modo indipendente e, se visto senza troppe pretese, lascia davvero soddisfatti.