Era facile immaginare che in Amici Come Prima ci sarebbe stata la summa dei cinepanettoni De Sica/Boldi e invece c’è la summa del cinema di Christian De Sica, sempre orientato alle storie in cui la sessualità dei protagonisti (e dei comprimari) è un terreno di contesa e non necessariamente definibile, ma fluido e in cambiamento. Era invece impossibile immaginare che questo nuovo film insieme, dopo tanti anni separati, sarebbe stato il migliore mai fatto dai due. E già fin dall’inizio, là dove 30 anni di film di Natale ci hanno abituato a partenze con musichette frizzanti dall’idiozia infantile o instant songs da discoteca, qui c’è un pezzo vintage dal sound italo disco anni ‘80, sentimentale e agrodolce. Del resto questo film non ha per niente il tono dei cinepanettoni, nel senso che non ha quel tipo di ritmo né quella voglia di sacrificare tutto (anche l’ultimo scampolo di decenza filmica) per una gag in più. E questo anche se la trama, scritta da un team che comprende molte vecchie conoscenze dei cinepanettoni, da quelle parti gira.

Christian De Sica è Cesare Proietti (come in quasi tutti i film comici a cui ha partecipato) e Massimo Boldi è Massimo Colombo, proprietario della catena di alberghi per cui il primo lavora, un anziano imprenditore manipolato dalla figlia. Licenziato come direttore d’hotel, Cesare non troverà nuovi lavori abbastanza remunerativi da consentirgli di sponsorizzare la carriera da musicista del figlio e accontentare le esigenze di status della moglie, così, scoperto che i Colombo cercano una badante per Massimo e sono disposti a strapagarla, si traveste da donna per esigenza.

Erano anni (probabilmente decine di anni) che non si vedeva Massimo Boldi in un ruolo così centrato, che ne sfruttasse così bene l’infernale tendenza demenziale, l’intransigente stupidità dei suoi personaggi. Christian De Sica l’ha reso comprimario ma così facendo ne ha raddoppiato l’efficacia, Colombo non è un bambino buono, come spesso capitava a Boldi, ma un infernale anziano dalla demenza galoppante, un incubo da gestire. Ecco quindi che trasforma ogni gag deprimente in una esilarante, perché cambia la prospettiva: non siamo più con Boldi, visto che non è protagonista, ma siamo dall’altra parte, lo vediamo come un ostacolo da superare per il protagonista, terribile e comico.

Certo Amici Come Prima non è un capolavoro del genere e alla lunga mostra un po’ la corda (il 50% delle gag è costituito come sempre da Christian De Sica che di colpo spara un insulto con voce da uomo e calata romana, un’arte che negli anni ha fatto sua ma che nasce da Alberto Sordi), tuttavia per la prima volta i due sono presi in una commedia amara che ha moltissime cose da dire ed è messa in scena per bene! Con addirittura scelte un po’ audaci e qualche concessione rischiosa, frutto dell’apporto tecnico in fase di regia di Brando De Sica (non accreditato). Alla fine esce un ritratto molto vario e complesso dei rapporti maschili, mentre quelli con le donne sono tutti terribili e infernali. Alla fine è davvero difficile non sviluppare un affetto vero per questi due protagonisti e la loro impresa, un po’ nello stile (voluto e cercato) di Quasi Amici.

Nonostante la grande sorpresa è indubbio che il repertorio comico sia bene o male sempre quello e che non abbia grandissime idee di commedia, ma più un tono e una visione del mondo accattivanti. Tuttavia va rimarcato che di tanto in tanto spuntano dei momenti di umorismo davvero sorprendenti per un film Boldi/De Sica, come l’attimo di totale demenzialità nipponica in cui Boldi, serissimo e con aria grave, medita sul futuro fino a che, come se avesse un’epifania, da solo in una stanza immensa davanti a un televisore gigante applaude lentamente e seriamente a quello che sta vendendo: un cartone della Pimpa.

Un finale di metacinema chiude il cerchio di un film che oscilla tra vita vera e finzione cinematografica.