Tra i possibili risultati dell’esordio alla regia di Francesco Mandelli (ex non-giovane, ex-soliti idioti) questo film è forse il meno prevedibile in assoluto. Chi l’avrebbe mai detto che l’autore comico di MTV poi passato con buon successo, almeno inizialmente, al cinema, avrebbe esordito con una storia di emigrazione vista dal punto vista di una ragazza, scritta da Fabio Troiano, Vincenzo Terracciano e Laura Sabatino? Ma soprattutto chi l’avrebbe mai detto che sarebbe stato un racconto così preciso di determinati meccanismi nel passaggio da sud a nord?

Sono tutti pregi che però il film nasconde benissimo sotto una spessa coltre fatta di recitazione amatoriale, scarso gusto per le immagini e svolgimenti banali.

L’impressione guardando Bene ma non Benissimo è a primo impatto di trovarsi di fronte al genere di film che il pubblico nemmeno arriva a disprezzare, perché rimangono una stranezza da giornalisti, microproduzioni senza star (o con attori dal nome noto ma dalla fama appassita), distribuzioni da un giorno in sala, finanziamenti statali più o meno presi a sbafo e dimenticatoio raggiunto già 20 minuti dopo la proiezione stampa. Di questo genere misconosciuto ai più il film possiede anche due grandi classici: la partecipazione di un talent non veramente talent, in questo caso il rapper Shade, e il patrocinio di una qualche associazione benefica, in questo caso quella antibullismo. Ma più Bene ma non Benissimo avanza, più è chiaro che ci sia di più.

Innanzitutto la protagonista, Francesca Giordano, dotata di un carattere che esce dalla scrittura e si ritrova nella maniera in cui si muove e parla. Forse “recitare” è una parola esagerata ma di certo la sua presenza sullo schermo è calamitante e molto diversa dalla media, fiera, interessante. Arrivata da un paese di provincia a Torino, in una nuova scuola trova solo persone molto diverse da lei e con il suo fare estroverso impone ad un altro outsider come lei (muto e timido) di legare. Così avviene. Lui è di famiglia ricca e questo sarà al centro dei problemi che porteranno senza sorprese al terzo atto (come se davvero non ci fosse stato tempo o voglia di creare un intreccio un minimo più originale). Ma il punto è che se il film ravana nel consueto senza troppa vivacità, Francesca Giordano ha un gran personaggio e il film riesce a farne il miglior uso possibile.

Intorno a lei si muovono ottimi attori adulti (Gioele Dix sta diventando praticamente Gino Cervi con i capelli di Vittorio De Sica) e un disastro di amatorialità per quanto riguarda i coetanei, lo stesso però con la forza di Francesca Giordano Bene ma non Benissimo raggiunge una piccola tenerezza convincente. Certo il film è un’operetta con scarse ambizioni, molti problemi e un’elementare realizzazione ma è evidente che non si rassegna alla sua stessa banalità e si batte per mostrare una personalità all’altezza di quella che la protagonista merita.

L’impressione è che regista e sceneggiatori se non altro conoscano molto bene quello di cui parlano, che conoscano certi meccanismi da vicino e soprattutto che, a fronte dei molti disastri del film, Mandelli abbia l’occhio giusto, cioè quella capacità di guardare i personaggi in una maniera coinvolgente, stimolando una contagiosa adesione al loro mondo.

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