Non ci sono dubbi che By The Grace Of God trionfi là dove Ozon mette più i bastoni tra le proprie ruote. Più si impone regole, più scarta metodicamente dai cliché del cinema, più sceglie di usare le soluzioni di regia più complicate per raccontare quel che altrove abbiamo visto molte volte, più sembra trovare un tono unico. La storia già sentita è quella che per ultimo ha raccontato Il Caso Spotlight, ovvero l’emersione di un passato pedofilo in una comunità ai danni di un prete specifico, e la scoperta che all’epoca dei fatti molto si sarebbe potuto fare ma poco si è scelto di mettere in piedi per porre fine agli abusi. Si tratta di una storia vera, anche questa volta, tuttavia quando per tutta la prima parte è portata avanti come un dramma epistolare sembra il prodotto della miglior scrittura di finzione.

Una vittima che anni dopo sta cercando soddisfazione ha una corrispondenza via mail con un vescovo che sostiene di voler fare chiarezza. Un incontro con il prete in questione, oggi, è andato non benissimo e la vittima vuole di più. C’è in questo continuo scambio di lettere una cortesia e una diplomazia vaticana che fondano una battaglia politica a partire dalla dialettica, condotta però senza che il galateo ecclesiastico riduca l’indignazione o la sete di giustizia. Non solo, Ozon ha capito bene che avere un protagonista in cerca di giustizia interno alla Chiesa, un fedele molto praticante, e non esterno ad essa è molto più interessante e pone più questioni. In altri termini, affrontare questa materia attraverso chi lotta credendo nella Chiesa ma volendo veder puniti i singoli uomini colpevoli, fa tutta la differenza del mondo nell’approccio.

Ma per l’appunto è solo la prima parte di un film che capiamo ben presto non essere realmente sulla storia di un caso di un prete pedofilo attivo tra gli anni ‘80 e ‘90, ma più sulle vite delle vittime che per questa causa si riuniscono, si conoscono e trasformano le proprie esistenze da solitarie in comunitarie. By The Grace Of God si prende infatti tutto il tempo per approfondire le storie degli abusati per mettere in luce le differenze tra di loro. Prendono decisioni insieme, si confrontano e hanno un obiettivo comune anche se non la pensano tutti alla stessa maniera.

Quel che esce fuori non è quindi l’indignazione per il crimine o per il muro di gomma eretto dalla Chiesa, ma la forza degli uomini quando si mettono insieme, l’impresa di un’associazione di vittime e come questo cambia le singole vite. Evidentemente è un’ambizione particolare e originale, tuttavia regge il film con molto meno vigore di quanto non facesse quella prima parte, in cui la prima vittima a cercare soddisfazione è sola e combatte politicamente e umanamente, senza sosta e senza tregua con una cortesia e una diplomazia che ci sono sconosciute.