Come i nostri lettori sicuramente sapranno sono più d'uno i progetti legati alla fiaba di Biancaneve in cantiere a Hollywood: nel 2012 saranno due i film basati su di essa ad arrivare sul grande schermo, e c'è almeno un'altro titolo in sviluppo ispirato all'immortale fiaba con protagonista la principessa dai capelli d'ebano.

Il primo di questi è diretto da Tarsem Singh Dhandwar, regista di origine indiana nato come pubblicitario e autore di poche ma significative pellicole. Solo qualche mese fa abbiamo visto il suo Immortals (prodotto, come Biancaneve, dalla Relativity Media), mentre suoi sono anche lo splendido The Fall e il meno convincente (ma visivamente incredibile) The Cell – La Cellula, che lanciò la sua carriera cinematografica nel 2000. Tutti film estremamente diversi tra loro sulla carta, ma tutti accomunati da quello che è senza dubbio il tratto distintivo di Tarsem: una cura maniacale per l'aspetto visivo, una regia presente ma non invadente e meno attenzione alla sceneggiatura.

Nel caso di Biancaneve, i primi trailer avevano fatto pensare al peggio: il film è stato presentato come una commedia (fin troppo) leggera ispirata alla storia originale, posizionando da subito le aspettative al minimo. In realtà, preso per quello che è, ovvero un film per famiglie che racconta in maniera allegra e scanzonata una fiaba, Biancaneve funziona e anche bene. L'estro immaginifico che Tarsem non manca di sfogare in ogni suo film si sposava già bene in The Fall, e qui calza a pennello: da questo punto di vista, il mondo fiabesco ideato dal regista assieme al suo reparto artistico sembra il luogo ideale nel quale ambientare una sceneggiatura più simile a quella di certi lungometraggi animati che a un film con attori dal vivo. Non è un caso, dopotutto, che a comporre la colonna sonora sia stato chiamato Alan Menken, celebrato autore delle musiche di alcuni dei più amati cartoon Disney. I protagonisti, poi, sono bidimensionali proprio come disegni animati o certe fiabe illustrate che ci leggevano da piccoli (in questo senso è interessante il gioco tra i protagonisti in porcellana CGI e le scenografie 2D del prologo animato): la regina cattiva che tassa il popolo per pagare le sue feste e cerca un marito ricco e potente, la principessa sfortunata e umiliata che vuole riconquistare il suo regno, il bel principe raggirato che troverà il vero amore, il servo della regina che tuttavia nasconde un cuore d'oro, le ancelle, i paggi, e così via. Il tutto attraversato da una morale un po' didascalica e non proprio originale (il classico "credi in te stesso") ma fortunatamente ravvivato da dialoghi brillanti (che non stonano se diluiti in un'ora e mezza di film), siparietti comici (che coinvolgono prevalentemente la crudele ma in fondo simpatica regina cattiva) e qualche strizzatina d'occhio al pubblico adulto (anche qui, in particolare grazie alle frecciate della regina cattiva verso il principe, bello ma talvolta anche un po' tonto).

E se in un primo momento il cast poteva destare qualche perplessità, in realtà forse è la cosa che funziona meglio (al di là dei costumi della compianta Eiko Ishioka, un capolavoro assoluto). Lily Collins come attrice deve ancora dimostrare a pieno le sue qualità, ma qui sfoggia comunque un certo carattere e soprattutto una bellezza non comune ed estranea ai canoni classici, vicina alla descrizione originale di Biancaneve data dai Fratelli Grimm. Armie Hammer come principe Alcott a volte risulta un po' sopra le righe, soprattutto quando si contrappone ai sette nani (molto più simpatici e divertenti), mentre Julia Roberts come regina mezza ninfomane e ossessionata dalle rughe è semplicemente perfetta: senza mai esagerare, riesce a interpretare un ruolo iconico anche con un po' di autoironia, e chi scrive non l'hai mai apprezzata più di tanto. E mentre il ruolo di Nathan Lane è più da caratterista che altro, il cammeo di Sean Bean da solo dimostra che il casting di questa pellicola è stato curato con molta attenzione.