Nel gioco delle coppie delle commedie italiane, quello per il quale si cerca di trovare sempre nuove combinazioni a partire da quel numero molto limitato di attori che si spartiscono tutte le commedie, era rimasto ancora inedito l’incastro Rocco Papaleo/Laura Morante. Ci pensa Bob & Marys ad unirli in un film tratto da una dinamica vera e molto originale, che scatena conseguenze molto fasulle e molto poco originali.

Alla porta di due genitori mediamente vili ed ordinari bussa un giorno la camorra che gli consegna una serie di pacchi. Non ne sanno nulla e ben presto scoprono che se li dovranno tenere, sono stati scelti proprio per la loro media inutilità come nascondiglio di materiale importante per il crimine. Non possono andare alla polizia, non possono ribellarsi, non possono distruggerla o sbarazzarsene, devono tenersela e sperare che la polizia non li becchi e che la camorra un giorno venga a riprendersela e non li voglia uccidere.

Così da questa premessa il dimesso professore di una scuola guida e la sua pettegola moglie che lavora in un centro di recupero di delinquenti cominciano a scendere nel baratro del crimine. Non ci stanno a subire e basta e faranno di tutto (e diventeranno di tutto) per uscire dal problema e sbarazzarsi dei pacchi senza morire. In poche parole i tranquilli e ordinari buoni cittadini che subiscono si ribaltano in pericolosi (e grotteschi) lottatori.

Ovviamente nonostante lo spunto sia un problema reale, non c’è nulla di plausibile in Bob & Marys. Non lo sono i camorristi, che in un epoca in cui Gomorra ne ha rivisto completamente l’archetipo a partire dal look fino all’atteggiamento sembrano personaggi di una piece teatrale degli anni ‘70. Non lo è Papaleo nella necessaria trasformazione da remissivo professorino ad aggressivo lottatore. Non lo è Laura Morante nella bieca e cinica voglia di passare sopra a tutti per rimanere viva. E infine non lo sono i due insieme nemmeno quando ballano (nella finzione sarebbero stati campioni di ballo in gioventù).

A Bob & Marys non importa però, perché sembra convinto fermamente che per fare commedia non serva plausibilità, anzi. Sembra convinto che la macchietta sia ciò che conta e che il potere degli attori possa rendere divertenti scene che in sceneggiatura, palesemente, non lo sono. Ci riesce paradossalmente a tratti Massimiliano Gallo con un avvocato comprimario che è la cosa più vagamente carina di un film noioso e svogliato, in cui niente ha uno stile personale e tutto sembra pensato con il freno a mano tirato.

Non serviva arrivare alle vette di un film come Dick & Jane – Operazione furto, in cui cittadini ordinari stimolati dalla crisi economica cominciano a delinquere per mantenere il proprio stile di vita, non c’era per forza bisogno di ambire anche ad una satira sociale o di essere così raffinati nell’intreccio tra bisogni, desideri e occasione. Ma anche così poco e così banale è davvero ingiusto.