Abbiamo ben chiaro cosa stia accadendo quando Jared viene accompagnato dall’amorevole madre nel centro di “conversione dall’omosessualità” gestito dalla chiesa battista. Suo padre è un pastore, sua madre è preoccupata da tutta questa omosessualità, il centro è il luogo dove i timorati di Dio mandano i figli per cercare di recuperarli.
La maniera in cui Joel Edgerton gestisce tutta la prima parte di Boy Erased traccia un’interessante equivalenza tra omosessualità e droga. Il centro è come le comunità di recupero e la reazione dei genitori di Jared non è furiosa ma preoccupata, non è arrabbiata o rancorosa, non tratta l’omosessualità come una scelta ribelle ma come una piaga su cui lavorare assieme al figlio. Per l’appunto come la droga.

Così Jared viene portato nel centro (gestito da un istitutore interpretato da Joel Edgerton stesso) e lì incontrerà altri come lui. Sappiamo bene cosa stia accadendo perché conosciamo cosa il cinema ama guardare in queste storie. Quindi l’istitutore sarà al tempo stesso mellifluo e cinico, lo spietato villain di un film che più che raccontare l’insopprimibile esigenza di essere se stessi (quello lo faceva il simile The Miseducation of Cameron Post) mira a raccontare un sistema intero che coinvolge uomini di buona volontà trasformati in mostri spaventati da tutto. E lo fa attraverso le vittime. I ragazzi. Lo fa con uno stile che spezzetta il tempo e viaggia avanti e indietro nel tempo senza che davvero ce ne sia bisogno o beneficio.

La vera differenza rispetto agli altri film sul tema è quanto poco Joel Edgerton sia arrabbiato. E questa è una dote. Boy Erased non vuole mettere i due genitori dalla parte degli aguzzini ma li ritrae come vittime. L’unico aguzzino del film è la religione nel suo complesso, quell’istituzione che dà vita a centri come quello frequentato da Jared e che convince un pastore e sua moglie che ci sia un problema grave da risolvere. Gli esseri umani sono solo umani, tutti fragili e piccoli, deboli e meschini (bellissimo il personaggio interpretato da Flea dei Red Hot Chilli Pepper, il più classico dei minion senza testa da compatire tanto quanto odiare), ma c’è qualcosa sopra di loro e che non vediamo mai che li aizza, li indirizza, li spaventa e gli crea tormento interiore.

Boy Erased non è propriamente un film dalla fantastica complessità, più un’opera a tesi ben confezionata che va dritta verso il suo obiettivo e dà soddisfazione a chi desidera più averne che vedere un film che lo stimoli o lo metta in crisi. Solo Russel Crowe e Nicole Kidman, nel ruolo troppo defilato dei genitori, regalano qualcosa di davvero interessante. Il film, purtroppo, non è su di loro eppure sono loro i veri protagonisti, poiché loro è l’arco narrativo vero, loro hanno un conflitto interessante, loro cercano disperatamente di essere migliori.