La seconda commedia da regista di Edoardo Leo dopo Diciotto anni dopo (film che aveva avuto una gestazione lunga quasi quanto il titolo) è un film ugualmente acquietante e privo di spunti originali, centrato sulle questioni familiari irrisolte che vanno sanate in età adulta e in particolare sulla figura paterna, e di nuovo è un film che cerca di fare il consueto ma farlo bene. Peccato che non gli riesca alla stessa maniera, a partire dalla qualità dell'umorismo fino ad arrivare alle ambizioni sentimentali.Buongiorno-papa-scopri-in-anteprima-il-nuovo-film-con-Raoul-Bova_scaledownonly_638x458.jpg

Rispetto al primo film questa volta la sceneggiatura è più articolata e lo aiuta di meno, ci sono più personaggi, relazioni più complesse, colpi di scena, rivelazioni ecc. ecc. Tutto è però gestito con il piglio della televisione, ovvero con quella patina di dorata implausibilità, di ordine, pulizia e prevedibilità che rende il prodotto finto e dà un'impressione di trascuratezza.

Dalla fotografia alla sceneggiatura, dalla scenografia ai costumi, sembra che ogni comparto abbia agito assecondando i principi della televisione più pigra, quella che per rappresentare il paese sceglie contesti alto borghesi inesistenti, condendoli di elementi di arredamento o di luci sempre chiare e rassicuranti, pulite e ordinate anche nel disordine.

Buongiorno Papà è funestato di continuo da un senso di artificiosità senza impegno che ne mina qualsiasi credibilità, peggiorando (con il contesto) anche la recitazione che invece poteva essere l'unica freccia all'arco del film.

L'impressione generale è che tutto sia stato orchestrato ricorrendo alla soluzione più semplice con buona pace della tenuta della storia e della messa in scena (c'è un'esilarante professoressa di educazione fisica del liceo che per esigenze del film diventa inspiegabilmente il fulcro della didattica scolastica). Quindi se Diciotto anni dopo aveva le virtù della sceneggiatura molto lavorata, corretta nel tempo fino a scorrere senza intoppi, Buongiorno papà ha i difetti dei progetti affrettati.

Nonostante il nome di Massimiliano Bruno sia presente tra gli sceneggiatori non sembra di riconoscere in alcun modo le sue capacità o il suo tocco.