Cosa potrebbe dare un documentario a una persona con un seguito personale grandissimo che racconta già tantissimo di sé in prima persona e controllando tutto? Cosa cerca Chiara Ferragni da un film su di sé che non può già fare da sola per un pubblico anche più ampio? L’epica. Unposted è l’epica di Chiara Ferragni raccontata da Chiara Ferragni e da chi le sta vicino. Non è davvero un documentario che ha uno sguardo esterno e racconta, da fuori, un fenomeno, ma la cronaca della vita e delle opere di Chiara Ferragni fatta da lei stessa. Totalmente parziale senza nascondersi dietro un dito, interessato unicamente a far raccontare a parole i suoi sentimenti rievocando i vari momenti della sua carriera.

La narrazione che questo documentario costruisce è fatta di opposizioni e molto americana, è la mitologia della self made woman partita da un garage (che in questo caso è l’internet dei blog e degli albori del web 2.0) e poi esplosa tramite lavoro e determinazione. Chiara descrive quel che le è successo come la classica opportunità americana, quella che è lì per chiunque, basta avere idee e determinazioni e la si può cogliere.

Anche per questo a fomentare il racconto ci sono le contrapposizioni: l’opposizione degli hater, l’opposizione dei bulli e poi l’opposizione del sistema della moda che inizialmente la emarginava e la scoraggiava, che faceva di tutto per ostacolarla perché lei veniva da fuori. Tutti temi che interessanti lo sono davvero e per certi versi sono anche cruciali per i nostri anni ma che il documentario affronta interessandosi solo ed unicamente al punto di vista di Chiara Ferragni su di sé.

Partito con i filmini della famiglia Ferragni, al tempo stesso ordinari (somigliano a qualsiasi altro filmino familiare) e straordinari (per quantità di ore girate lungo gli anni, per quanto lei è stata sempre esposta e raccontata), Unposted sceglie di lavorare il meno possibile sull’immagine di Chiara e invece ricalcare l’estetica da VH1 e E!Entertainment, incluse interviste di terribile falsità in cui chi parla trasuda impostazione e manca totalmente di onestà.

Anche i momenti più interessanti, come quando la Von Fustenberg dice che Chiara Ferragni voleva “essere indipendente e avere la vita di un uomo in un corpo di donna”, sono lasciati morire per fare spazio ad altre confessioni. L’impressione è di assistere ad un mediometraggio di quelli che si proiettano sui monitor degli eventi di moda o ad un video ad uso interno per le compagnie della Ferragni. Anche la divisione quasi netta in argomenti (lavoro, famiglia, vita sentimentale, figlio) pare funzionale a questo.

E non che non ci siano dei momenti in cui Unposted non celebri soltanto ma si incuriosisca di questo mondo e delle sue idiosincrasie (come quando Elisa Amoruso indugia su Chiara che guarda se stessa mentre prova i selfie, un rito fatto di mosse rapide e sicure, alle volte condivise da chi si fa il selfie con lei) tuttavia non bisogna sbattere le palpebre altrimenti si rischia di perderli. Il grosso è fan service e costruzione della mitologia.

Forse la più grossa occasione persa dell’anno.

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