Downton Abbey – Il Film, la recensione

Downton Abbey ritorna sugli schermi con un film, atteso con grande trepidazione dai fan, che regala un nuovo capitolo della storia della famiglia Crawley diretto da Michael Engler, di nuovo impegnato dietro la macchina da presa dopo aver firmato il finale della serie.

La storia riprende con l’annuncio che Re Giorgio V e la Regina Maria arriveranno a Downton e ci sono quindi una parata e un’incredibile cena da organizzare. Lady Mary (Michelle Dockery) prende in mano le redini dell’organizzazione, decidendo inoltre di chiedere al fedele Carson (Jim Carter) di tornare al lavoro, non fidandosi della poca esperienza di Barrow (Robert James-Collier). Ai piani inferiori l’arrivo degli esperti della casa reale crea non pochi problemi e Anna e Bates (Joanne Froggatt) e Brendan Coyle) devono escogitare un modo, con il sostegno di Mrs Hughes (Phyllis Logan) per permettere a tutti di vivere un’esperienza unica. L’evento crea però qualche perplessità in Tom (Allen Leech) e Daisy (Sophie McShera), dalle idee politiche più vicine ai concetti repubblicani. Lady Violet (Maggie Smith), nel frattempo, cerca di trovare un modo per far cambiare opinione alla cugina Maud Bagshaw (Imelda Staunton) e far ottenere a Robert (Hugh Bonneville un’importante eredità.

Il film di Downton Abbey riesce nel difficile compito di far compiere dei passi avanti alla storia della famiglia Crawley e al tempo stesso dare spazio ai tanti personaggi amati dai fan della serie in poche ore. La sceneggiatura di Julian Fellowes sa infatti a ricreare quell’affascinante equilibrio che ha animato la serie televisiva con il suo ritratto della società del passato che tratteggia la vita dei nobili e di chi lavora per loro, seguendone problemi, amori e ostacoli da superare.
La grande attenzione data a una sempre brillante, sarcastica e irresistibile Maggie Smith, vera star e cuore di questo capitolo della storia, non impedisce di continuare a mostrare la crescita di Lady Mary, interpretata da una determinata Michelle Dockery, il diverso approccio di Tom ai problemi in famiglia, i dilemmi di Edith (Laura Carmichael) che fa i conti con un possibile impegno del marito Bertie (Harry Hadden-Paton) che potrebbe avere delle conseguenze nella sua vita privata, di sottolineare la saggezza di Isobel (Penelope Wilton) o la calma di Cora (Elizabeth McGovern).

Se ai piani alti ci sono piccoli e grandi drammi, tra i corridoi e le cucine di Downton va in scena una divertente commedia animata da una lotta per il potere dalle conseguenze esilaranti, regalando grandi risate grazie all’entusiasmo di Mr Molesley, ruolo affidato al sempre divertente Kevin Doyle), ai commenti di Mrs Patmore (Lesley Nicol), alla gelosia di Andy (Michael Fox) e al sempre burbero, ma adorabile e un po’ ribelle, Mr Carson che abbandona il suo giardino per correre in aiuto di Lady Mary.

Nonostante il breve tempo a disposizione, il lungometraggio introduce anche delle riflessioni sulla società sfruttando l’origine irlandese di Tom e l’omosessualità di Thomas, senza dimenticare ingredienti preziosi che hanno contribuito al successo della serie come amori, rimpianti incarnati da una splendida Imelda Staunton che dà vita a delle interazioni imperdibili con Maggie Smith e Penelope Wilton, e persino un pizzico di “giallo” con dei misteriosi furti.

Fellowes non ha esitato nel creare una sceneggiatura ricca di spunti e storie che si intrecciano tra loro, proprio come se fosse una nuova stagione di Downton Abbey ma concentrata in poco più di due ore. La sua dimestichezza con le dinamiche che animano il mondo dell’aristocrazia britannica lo aiuta ancora una volta a confezionare un progetto impreziosito da una colonna sonora nostalgica ed efficace, una fotografia meravigliosa che valorizza le location ormai iconiche per chi ha seguito lo show, e il feeling collaudato tra gli interpreti che si sono calati nuovamente nei rispettivi ruoli senza alcun problema dopo qualche anno di distanza dal set di Downton.
Chi ha seguito la serie con passione e fedeltà difficilmente verrà deluso dal film che prosegue il racconto proponendo un nuovo finale emozionante e convincente pur gettando le basi per una possibile continuazione, mentre gli spettatori che non hanno mai visto gli episodi potrebbero perdere molti dettagli relativi a quanto sta accadendo sullo schermo, pur apprezzando la qualità di una ricostruzione storica curata nei dettagli e di una rappresentazione della società britannica mai sbilanciata verso i nobili.

Dalle prime note del tema musicale di Downton Abbey che accompagna un affascinante viaggio dell’importante missiva che dà il via al racconto fino al trascinante ballo in onore dei reali durante il quale si intrecciano, proprio come dei passi di danza, tutte le storie dei protagonisti, Engler compie il proprio lavoro dietro la macchina da presa con sicurezza, affidandosi alle performance del proprio cast e al fascino ormai consolidato del castello di Highclere per portare sul grande schermo un mondo rassicurante in cui i problemi vengono risolti grazie alla determinazione e all’astuzia, animato dal rispetto reciproco nonostante si abbiano opinioni diverse, all’insegna della comprensione e dell’accettazione, il tutto con un pizzico di umorismo britannico di classe.

Il film non brilla in quanto a originalità e imprevedibilità, tuttavia la visione non lascia mai insoddisfatti, conducendo a un epilogo che commuove e celebra il successo di Downton Abbey con un addio che sembra, e probabilmente sarà, un semplice arrivederci.