Che Game Night sia un film molto più curato di tutte le altre commedie romantiche (ma anche della media delle commedie americane) lo si nota subito, dalla prima sequenza in cui vediamo lui&lei (ovvero Jason Bateman e Rachel McAdams, la coppia del film) conoscersi e poi vivere una storia d’amore tramite la loro passione per i giochi. In quella prima scena così usuale, eppure così ben realizzata, sensibile, divertente e tenera, c’è già tutto il film, come accade nei casi migliori. Quella che vedremo infatti sarà la storia di una serata in cui una compagnia di amici appassionati di giochi casalinghi tentano un gioco di ruolo che però si rivelerà più reale di quanto non credessero, coinvolgendoli in una paradossale storia di crimine, rapimento e rischio di morte.

Con il sottofondo dei Queen (che apre ma poi anche chiude il film) Game Night crea subito il doppio binario su cui procederà la vicenda: Max e Annie sono maniaci dei giochi e questo li condurrà in un’avventura pazzesca, ma Max e Annie sono anche una coppia innamorata, solida e tenerissima messa in scacco dall’idea di avere un bambino che non arriva. È la storia di un momento di crisi di due persone innamorate raccontata tramite un’avventura grottesca, esilarante e paradossale. Li vedremo fare di tutto per non morire e recuperare amici e parenti, ma sarà sempre chiaro che la loro vera inquietudine è un’altra.

Tantissime commedie romantiche tentano questo (mettere i fatti personali dei personaggi dentro l’avventura che vivono), quasi nessuna ci riesce. Il segreto di Game Night è duplice: da un lato Mark Perez scrive una sceneggiatura densa di un umorismo leggermente fuori dai canoni, dall’altro Bateman e McAdams recitano davvero con un affiatamento raro (lo si vede quando li si paragona alle altre coppie del film, ugualmente prese da un doppio binario sentimentale/avventuroso ma decisamente meno incisive).
L’umorismo quindi non è interamente inedito ma fondato su dinamiche e ruoli che conosciamo, calibrato per cercare l’interpretazione prima che la battuta. In questo film non è mai il “cosa” a far ridere ma il “come”, non è la gag in sé (tranne pochi, esplosivi, casi) ma come è messa in scena. Raramente quindi Game Night fa ridere a parole, perché in realtà quelle servono a Bateman e McAdams per parlare di sé, per lasciare intendere qualcos’altro, per essere teneri e portare avanti la trama più profonda, quella del loro rapporto.

Perché alla fine Game Night è scritto come una vecchia commedia della Hollywood degli anni d’oro e diretto senza sottostare alle solite buone regole delle commedie (fotografia naturalista, montaggio cauto, ritmo interno alle scene) ma avvicinandosi alla commissione con il cinema d’azione e quello più di genere, giocando con i ruoli e la conoscenza condivisa di film e star system (una gag che riguarda Denzel Washington forse è la più strana, divertente e inedita del film). Come è accaduto qualche anno fa con Una Notte Da Leoni, il perfetto incrocio di una sceneggiatura tra le più ispirate dell’anno con la rivelazione di un nuovo talento (lì era Zach Galifianakis, qui i due registi John Francis Daley e Jonathan Goldstein) hanno creato una tempesta perfetta.