Hamilton, uno dei musical di maggior successo degli ultimi anni, arriva su Disney+ dal 3 luglio, prima di quanto inizialmente previsto e, per una triste coincidenza, nei giorni in cui il mondo di Broadway annuncia che non tornerà in scena fino al 2021.

L’ambizioso progetto di Lin-Manuel Miranda non teme sicuramente un’accoglienza negativa: la versione realizzata per gli schermi (purtroppo non cinematografici) è in grado di proporre agli spettatori, che già conoscono lo show o che si avvicinano per la prima volta al fenomeno teatrale, la qualità raggiunta sul palco senza far perdere quasi nulla dell’incredibile lavoro compiuto da tutte le persone coinvolte nel portare in vita il mondo di Alexander Hamilton a teatro, dal talentuoso cast all’ottimo lavoro compiuto dai costumisti, scenografi e coreografi (nonostante proprio la peformance dei ballerini alle volte venga sacrificata dalla regia).

A distanza di cinque anni dal debutto a Broadway, con una società americana che ha creato un’atmosfera ben diversa da quella esistente durante la presidenza Obama, l’unico dubbio riguardante il quasi certo successo del musical sulla piattaforma di streaming sembra così essere legato alla non troppo remota possibilità che l’approccio di Miranda ai personaggi e agli eventi storici finisca nuovamente sotto accusa. Lo spettacolo era infatti stato attaccato duramente da più storici e giornalisti, portando persino alla creazione di uno show teatrale firmato da Ishmael Reed intitolato The Haunting of Lin-Manuel Miranda in cui si sottolineava come il musical non affrontasse in modo obiettivo i legami tra i personaggi e il razzismo non spiegando che la famiglia Schuyler aveva degli schiavi e che Hamilton aveva delle visioni politiche elitarie e non aveva condannato in modo netto la schiavitù, oltre ad aver avuto un ruolo nel genocidio di numerosi nativi americani. Più di un esperto non aveva apprezzato l’immagine del politico proposta in scena e non è da escludersi che queste voci critiche ritornino all’attacco, amplificate questa volta da un clima più attento e critico nei confronti della rappresentazione degli eventi storici.

Sperando quindi che rimanga immune dall’ondata di richieste di “cancellazione” di contenuti considerati offensivi, Hamilton arriva ora sugli schermi di Disney+ grazie al lavoro compiuto dal regista Thomas Kail che, grazie a ben sei telecamere, ha ripreso lo spettacolo nel corso di più performance del giugno 2016, avendo così la possibilità di realizzare un montaggio dinamico e ben calibrato sull’iniziale progetto di una distribuzione sul grande schermo. Gli spettatori possono infatti seguire il musical da una prospettiva diversa da quella del pubblico presente a teatro grazie a inquadrature ravvicinate e che seguono i protagonisti seguendoli sul palco da angolazioni sempre diverse, regalando primi piani in grado di enfatizzare le emozioni e l’espressività degli attori e campi lunghi che danno maggior spazio alle coreografie curate da Andy Blankebuehler.

Kail ha sfruttato nel migliore dei modi la sua conoscenza del mondo creato da Lin-Manuel Miranda, con cui aveva collaborato anche in occasione dello spettacolo In the Heights, che gli aveva permesso di conquistare un Tony Award, sacrificando alle volte l’impatto visivo dei passi di danza e dell’uso delle scenografie pur di far avvicinare il più possibile alla dimensione umana degli eventi storici portati in scena.

hamilton disney+

L’opera teatrale segue Alexander Hamilton (Miranda) dal suo arrivo a New York nel 1776, città dove si trovano anche le sorelle Angelica (Renée Elise Goldsberry), Eliza (Phillipa Soo) e Peggy Schuyler (Jasmine Cephas Jones). Alexander conosce Aaron Burr (Leslie Odom Jr.) che gli consiglia di “parlare meno e di sorridere di più”, e i rivoluzionari John Laurens (Anthony Ramos), Marquis de Lafayette (Daveed Diggs) e Hercules Mulligan (Okieriete Onaodowan), mentre Re Giorgio III (Jonathan Groff) invia un messaggio ai coloni sostenendo di essere pronto a combattere per riprendere nuovamente il controllo. Hamilton e i suoi amici si uniscono quindi all’Esercito Continentale. George Washington (Christopher Jackson) chiede ad Alexander di dargli una mano con gli aspetti burocratici, scegliendolo come suo braccio destro al posto di Burr. Nel 1780 i militari partecipano a un ballo organizzato da Philip Schuyler (Sydney James Harcourt) dove Eliza si innamora, ricambiata di Alexander, costringendo inconsapevolmente la sorella Angelica a nascondere i propri sentimenti, anche a causa della sua posizione sociale che le impedisce di unirsi in matrimonio con qualcuno meno altolocato e ricco rispetto a lei. La donna permette quindi alla sorella di essere felice e sposare Hamilton.

La rivoluzione continua e, dopo la disastrosa Battaglia di Monmouth e un duello che causa dei dissapori con Washington, Alexander, durante il primo dei due Atti divisi da una divertente pausa di un minuto, scopre il vero motivo per cui non ha mai avuto un ruolo in prima linea durante le battaglie. Lafayette e Washington trovano poi il modo per poter sconfiggere definitivamente gli inglesi e richiamano Hamilton in prima linea per contribuire alla vittoria che spinge re Giorgio III a chiedere ai ribelli come pensano di essere in grado di governarsi da soli.

La storia di Burr e Hamilton continua a intrecciarsi mentre si gettano le basi per la Costituzione.

Nel secondo Atto, ambientato a partire dal 1789, si assiste al ritorno di Thomas Jefferson (Diggs) in America, mentre James Madison (Onaodowan) gli chiede aiuto per ostacolare il piano finanziario ideato da Hamilton, che sacrifica sempre più il tempo da trascorrere con la moglie e suo figlio pur di raggiungere il proprio obiettivo e si ritrova coinvolto in una relazione potenzialmente in grado di distruggere la sua famiglia e la sua carriera, che darebbe troppo potere al governo.

Il musical dà spazio anche alla difficile scelta di non sostenere la Francia durante la sua rivoluzione e a quello che accade dopo l’elezione a presidente di John Adams che viene affiancato da Jefferson con l’incarico di vice-presidente.

La scelta, voluta da Miranda per riflettere la composizione della società contemporanea americana, di affidare ruoli di figure storiche ad attori di origine etniche diverse acquista un significato particolarmente importante, in queste settimane all’insegna dell’attenzione per la diversità e l’inclusività, e lo stesso accade con l’enfasi data alle tematiche all’insegna delle idee che hanno alimentato la nascita degli Stati Uniti: dalla possibilità di poter costruirse il proprio futuro reinventandosi in una città come New York dove ci si può lasciare alle spalle le proprie origini, come accaduto a innumerevoli immigrati, all’importanza della libertà, non solo dagli oppressori stranieri, ma anche individuale, senza dimenticare di rivendicare un ruolo più centrale delle donne che devono lottare per far sentire la propria voce e dimostrare il proprio valore.

Fin dalle prime battute le canzoni composte per Hamilton sanno fondere quasi alla perfezione i ritmi trascinanti dell’hip-hop, dei duelli rap e il messaggio sociale che anima il progetto, dando vita a un mix irresistible che non faticherà a conquistare anche il pubblico da casa. Il musical sa inoltre offrire brani più malinconici nei passaggi maggiormente riflessivi e incredibilmente ironici grazie all’interpretazione esilarante del sovrano britannico regalata da Jonathan Groff, in grado di rubare la scena con ogni sua apparizione. L’intero cast convince senza alcuna difficoltà: dal carismatico Leslie Odom Jr. alla struggente sofferenza delle donne interpretate da Renée Elise Goldsberry e Phillipa Sooche si innamorano un uomo che ambisce sempre a raggiungere nuovi traguardi, faticando ad apprezzare quanto ha già ottenuto di meraviglioso nella sua vita, senza dimenticare la verve di Diggs o la saggezza che traspare dalla performance di Jackson.

Hamilton porta una ventata di freschezza nel mondo del teatro, senza però dimenticare di rendere omaggio alla musica classica e al passato di Broadway con numeri jazz come What’d I Miss, e, grazie anche al prezioso contributo di Alex Lacamoire nel creare gli arrangiamenti dei brani, lo show non ha mai passaggi a vuoto, mantenendo sempre una grande energia musicale ed emotiva fino all’epilogo che regala un’indimenticabile, e particolarmente attuale, riflessione sul ruolo della storia e dell’importanza del tramandarla alle nuove generazioni.

Chi ama i musical non potrà che essere felice del debutto anticipato di Hamilton sugli schermi, nella speranza che l’opera di Lin-Manuel Miranda contribuisca a mantenere alta la voglia di tornare ad assistere a rappresentazioni dal vivo non appena sarà possibile riaprire le porte dei teatri in tutto il mondo.