La prima domanda che ci si fa guardando Hubie Halloween di Steven Brill, commedia demenziale che gioca sui cliché del murder mistery, è: “ma quanto si sono divertiti a fare questo film?”. Risposta: parecchio. E quando la risposta è questa, vuol dire che il film sta andando decisamente nella giusta direzione. In questo caso la premessa potrebbe suonare più o meno così: buttiamo dentro un po’ di tutto ciò che può rimandare ad Halloween, cinematograficamente e non, e giochiamo liberamente sui rimandi e gli stereotipi – ma assolutamente senza alcun tipo di freno, senza paura di essere fuori luogo. È una premessa un po’ allucinante, ma il risultato è grande quanto la scommessa: Hubie Halloween è un film incredibilmente divertente, audace.

Ambientato a Salem, Massachussets, Hubie Halloween è la storia del super sfigato Hubie (Adam Sandler), un bambinone con la fissa di Halloween che viene deriso da tutti, adulti e bambini (che gli lanciano qualsiasi cosa mentre questo va in bici, da uova crude a intere lavatrici), e che armato di un thermos di zuppa multiuso si auto affida il compito di vegliare sulla sicurezza dei concittadini durante la notte del 31 ottobre. Nessuno però lo prende sul serio, tranne Violet (Julie Bowen), di cui è innamorato dalle elementari, e sua madre. Ma durante la notte di Halloween, tra uno scherzo e l’altro, accadono alcune misteriose sparizioni: Hubie ha quindi la possibilità di farsi vero garante della sicurezza, smascherando il colpevole e dimostrando finalmente a tutti il suo valore. O meglio, quanto è bello e dignitoso essere dei bambinoni.

Alla fine dei giochi non è infatti tanto il protagonista a cambiare, ma è il suo agire, per quanto sconclusionato, che trasforma il mondo che gli sta intorno: proprio come in una comica. Lo sceneggiatore Tim Herlihy e Adam Sandler, che ha co-scritto il film, costruiscono allora un film pieno di gag fisiche, verbali, momenti slapstick di puro annullamento delle leggi della fisica di cui Adam Sandler è il volto e il corpo ideale. Un corpo di gomma, malleabile, caricato al massimo nella sua maschera: è volutamente esagerato il modo in cui fa parlare il suo personaggio, come viene scaraventato via dalla bici con balzi da stuntman senza farsi un graffio, come tutti lo odiano in modo così cattivo e violento senza nessuna conseguenza. Sandler, oltre che un incredibile trasformista, è davvero l’emblema cinematografico dell’outsider, e la deficienza mentale del suo personaggio (qui come in tanti altri suoi film) non è altro che il proseguimento ideale delle maschere di tanti altri comedian (da Jerry Lewis a Jim Carrey).

Ma, Sandler a parte, il bello di Hubie Halloween è che è un vero e proprio tripudio di interpretazioni comiche pazzesche: Steve Buscemi, Ray Liotta, Kevin James, Rob Schneider e tanti altri, anche chi ha una parte minuscola riesce a farla esplodere, grazie al lavoro sull’esagerazione di un certo segno distintivo che rende ogni personaggio preciso, a fuoco, una macchietta comica perfetta.

C’è poi tutto un gioco di citazioni e rimandi, spesso a John Carpenter (e chi se non il re di Halloween), che al di fuori dal piano meta del film sono in realtà false piste, prese in giro, allusioni che si rivelano quasi casuali, ma che proprio per questo creano una maggiore consapevolezza del gioco a cui si sta giocando. C’è sì Michael Myers, Christine, John Landis, Wes Craven. Ma tutte le citazioni, e gli elementi possibilmente significativi dell’universo horror non hanno nessuna pretesa di significatività: sono semplicemente sparsi qua e là, come caramelle che è divertente scoprire e scartare mano a mano e che regalano un sapore più deciso al film – ma solo per chi sa trovarle.