Molti puristi storceranno il naso di fronte al modo in cui la pellicola racconta le origini del quartetto e di Victor Von Doom. Così come è difficile reprimere un sorrisetto ironico quando si scopre che Susan Storm è la direttrice delle ricerche genetiche delle industrie Von Doom (meno credibile Jessica Alba in questo ruolo o Denise Richards come fisica nucleare in 007 – Il mondo non basta? Bella lotta…). Ma in realtà il problema non è questo. Anzi, sicuramente la prima parte del film è quella migliore, discretamente divertente e con sprazzi interessanti.

Il fatto è che, per i 107 minuti di durata, non si capisce bene dove si voglia andare a parare. L’impressione è che il regista Tim Story abbia voluto sacrificare buona parte delle tematiche serie del fumetto (le responsabilità degli scienziati e dei supereroi, la coesistenza di un gruppo di persone diverse, il dramma umano di Ben Grimm – La Cosa) per puntare decisamente sul divertimento adolescenziale. Ora, non è che questi argomenti non vengano affrontati, ma il modo in cui questo avviene è poco soddisfacente. I litigi del gruppo sono molto all’acqua di rose (nel caso della Torcia Umana) o poco credibili (soprattutto per le scelte de La Cosa). E il personaggio di Ben Grimm non riesce ad emergere come dovrebbe, anche perchè si punta più sugli aspetti comici della sua trasformazione piuttosto che su quello psicologico.

E se anche si sceglie di fare un’opera camp (opzione sulla carta tutt’altro che disprezzabile), allora tanto vale premere sull’acceleratore e fare follie. Insomma, se il cattivone di turno evita di uccidere il supereroe sparandogli un colpo in testa e preferendo una soluzione più lenta, almeno che il sistema utilizzato sia degno delle stramberie del telefilm di Batman. Ed è il caso di evitare assurdità involontarie (La Cosa che passeggia, con alle spalle un tizio che sembra non notare nulla di strano). Invece, a parte qualche momento con Johnny Storm e qualche battuta simpatica, di fantasia se ne vede poca (anche un paio di scene interessanti con Susan Storm sono evidentemente copiate da L’uomo invisibile di James Whale)..

L’impressione è che i personaggi cerchino di risultare realistici, ma che il regista sia più interessato al divertimento rispetto all’importanza di renderli credibili (e rendere credibile il mondo in cui vivono).
E non si dica che, con certi protagonisti, il compito è impossibile. Bryan Singer ci è riuscito perfettamente con gli X-Men e analogo discorso si può fare con Il Signore degli Anelli (che peraltro viene citato nel finale in maniera spiritosa).
Così, gli attori hanno poco spazio per farsi notare, non tanto per demeriti propri (Michael Chiklis in particolare ha delle potenzialità , che speriamo vengano sfruttate in futuro), ma per mancanza di materiale valido.

Un altra cosa irritante è l’irruzione massiccia del marketing nel film. Ora, certe pellicole costano e non c’è nulla di male nel farsi supportare dalle multinazionali. Quindi, si potrebbe anche passare sopra a Johnny Storm che all’inizio cita espressamente un famoso spot di una carta di credito, così come vedere in una scena all’aperto decine di cartelloni pubblicitari enormi. Però, quando arriva Alicia Masters (la non vedente fidanzata di Ben) e si scopre che è una ragazza afroamericana, diventa difficile da digerire una scelta che sembra fatta apposta soltanto per mettere un personaggio non caucasico in scena.

Comunque, qualche lancia in favore de I fantastici 4 va spezzata. I dialoghi (a parte rare eccezioni) non scadono mai nell’imbecille come si poteva temere. E, nonostante diversi momenti di stanca, non si ha mai l’impressione di vedere un film fallimentare.
Sicuramente, è un’opera superiore a Daredevil ed Elektra, anche se molto inferiore alla serie degli X-Men.
Ma mentre un ottimo lavoro di marketing (e l’interesse degli appassionati) hanno permesso a questo film un primo weekend di incassi notevolissimo (che da solo è valso un secondo episodio), con il sequel bisognerà migliorare parecchio, altrimenti l’ipotesi di una trilogia è assolutamente da escludere.