A circa 75 anni dall'uscita del Mago di Oz, e a 113 anni dalla pubblicazione del primo dei numerosi romanzi di L. Frank Baum, arriva nei cinema di tutto il mondo il prequel dichiaratamente ispirato ai lavori di Baum ma, in un modo o nell'altro, legato al capolavoro di Fleming. E' la seconda volta che la Disney propone una operazione di questo tipo – la prima volta con un sequel, Ritorno a Oz, negli anni ottanta – e nonostante i limiti imposti dai marchi registrati dalla MGM (ora passati alla Time Warner), è evidente che il grande punto di riferimento di Il Grande e Potente Oz sia uno dei più grandi classici della storia del cinema. E questo è sia il pregio che il limite della pellicola di Sam Raimi.

Il poster di Il Grande e Potente OzSi va infatti dai veri e propri omaggi – il lungo prologo in bianco e nero 3D nel tradizionale formato 1.33 con il passaggio al widescreen a colori quando il protagonista finisce a Oz da solo vale il prezzo del biglietto – a citazioni più o meno esplicite (al di là dell'ambientazione e dei personaggi, troviamo anche un leone impaurito, il bacio "protettivo" di una fata buona, eccetera), fino ai collegamenti più o meno diretti con il film (anche in questo caso i personaggi di Oz sono ripresi dalla vita reale del protagonista). Il problema, però, è che di originale questo film ha ben poco proprio perché tende a ripercorrere le strade già battute dal kolossal di Fleming: la vicenda è quella di Oscar Diggs (James Franco), prestigiatore furfante del Kansas che ambisce a diventare "un grande uomo" e si ritrova nel meraviglioso mondo di Oz (sempre a causa di un tornado). L'uomo, scambiato per il mago che salverà il mondo annunciato da una profezia, viene convinto a sconfiggere una strega cattiva da altre due streghe, sorelle della strega in questione (Michelle Williams): l'emotiva Theodora (Mila Kunis) e la più fredda e calcolatrice Evanora (Rachel Weisz). Accompagnato verso la Città di Smeraldo da una scimmietta parlante e da una bambolina di porcellana, scoprirà che il suo vero valore non è tanto nella magia (che non possiede) quanto nel corraggio e nell'ingegno, non prima di aver causato scompiglio a causa della sua avidità.

Ancora una volta, quindi, bisogna sconfiggere una strega, e ancora una volta il viaggio è verso la città di Smeraldo prima, e verso la strega cattiva poi. Lo svolgimento dà effettivamente la sensazione del già sentito, salvo nel terzo atto, dove gli stratagemmi di Oscar conducono a uno scontro finale più evocativo che citazionista.

 

Il poster di Il Grande e Potente OzIl poster di Il Grande e Potente OzIl poster di Il Grande e Potente OzIl poster di Il Grande e Potente Oz

 

Dove il film di Raimi funziona veramente, però, è nell'apparato visivo che così poco convinceva nei primi trailer. Raimi è riuscito dove Burton, nel suo Alice in Wonderland, aveva fallito: il mondo di Oz ha una forte coerenza visuale, la CGI è tantissima ma viene gestita in maniera scenografica, e i personaggi digitali interagiscono profondamente con quelli reali.  In questo modo, anche grazie al buon uso del 3D e alle splendide scenografie di Robert Stromberg (c'è tanto Metropolis nella sua Città di Smeraldo), Raimi riesce a trascinare davvero lo spettatore nel coloratissimo e "meraviglioso" mondo di Oz. La sceneggiatura non proprio brillante di David Lindsay-Abaire e Mitchell Kapner (non mancano i punti morti e le ripetizioni) viene compensata da alcuni momenti piuttosto divertenti e persino spaventosi (il classico Raimi emerge dall'uso espressivo di qualche zoomata). Sul fronte del casting certo non possiamo non pensare a come sarebbe stato Oz se l'avesse interpretato Robert Downey Jr. (come inizialmente previsto), ma James Franco riesce a far suo il ruolo di un uomo strafottente e arrivista che deve trasformarsi in eroe. Molto più convincente, però, Rachel Weisz nel ruolo della perfida Evanora, mentre l'interpretazione meno riuscita è senza dubbio quella di Mila Kunis, costretta da un ruolo forse troppo didascalico.

Da non perdere, infine, gli splendidi (e lunghi!) titoli di testa, dove le musiche di Danny Elfman accompagnano una sorta di teatrino delle marionette.