Tra Il ladro di bambini e un qualsiasi finto film di genere italiano (quel genere fantastico in cui tutto è preparato per essere una storia criminale e poi al dunque i personaggi cominciano a guardare i tramonti e riflettere sulla propria esistenza) si posiziona Il ladro di giorni, tentativo di ibridare con disarmante banalità il sogno di un cinema criminale possibile nel meridione con l’autorialità delle storie padre-figlio. Intendiamoci però, Il ladro di giorni non vuole essere davvero un film su un padre e un figlio, benché racconti di un rapporto che è stato interrotto dalla galera e del momento in cui, uscito dal carcere, il padre compie un viaggio con un figlio che ormai conosce poco, lo stesso l’interesse vero non sta nella creazione di una parabola o un arco nel rapporto tra i due.

Ci saranno tutti i passaggi di un’educazione nazionalpopolare italiana: i discorsi embrionali sul sesso, l’incontro con le tedesche durante il quale il padre si dimostra gallo e il figlio timido imbarazzato e le discussioni sull’essere duri. Nel mentre il figlio lentamente scopre le tendenze criminali del padre, e il padre scopre le tenerezze che si è perso con il figlio. Come si conviene poi al genere ci sarà una anche una specie di piccola maturazione del bambino a cui era mancata tutta una parte di vita col padre. Lo stesso non siamo mai partecipi di questo rapporto che è e rimane un collage di avventure separate, di incontri, di minacce, e pistole nascoste, unito blandamente dall’espediente più semplice possibile “il viaggio”. Tutto ovviamente con minutaggio eccessivo considerate le poche idee in ballo.

Ripetendo sempre la medesima dinamica (la chiusura del bambino, la durezza del padre a cui segue sempre un ammorbidimento e una piccola apertura del bambino), Il ladro di giorni vorrebbe anche divertirsi con un po’ di genere, flirtando con i piccoli criminali di provincia caratterizzati a tinte forti da Massimo Popolizio, ma è tutto un puntar di pistole e urlare che non ha niente davvero del genere e tutto dell’uso di materiali di scena. Non c’è nessuna costruzione di una credibilità o di un tono criminale in questo film, non si respira mai nessuna aria, non si cerca mai davvero di costruire una credibilità o una parabola criminale o anche solo il fatto che uno dei due sia “pericoloso”. Il film lo vorrebbe affermare ma non è mai in grado di convincerci perché si limita a dirlo e non sa mostrarlo.

Così alla fine Il ladro di giorni, cioè la persona che ha rubato tutti i bei giorni che i due potevano passare insieme (come quelli raccontati nel film), è in realtà una persona più o meno onesta che ha fatto (per errore) una cosa onesta. In chiusura questo verrà riconosciuto, con una frase che pare appiccicata in extremis, ma il sapore sarà tutt’altro, sarà quello di chi in realtà crede il contrario, che l’eroe sia il padre e che il ladro di giorni sia un cretino che per idiozia gli ha rovinato la vita. Chissà poteva anche essere una sovversione interessante, un antieroe che davvero pensa che gli onesti gli rovinino la vita, se solo non fosse un sasso gettato nell’acqua all’ultimo.