Si potrebbe tracciare tutta la storia delle paure e della percezione che le adolescenti hanno di sé tramite il successo o l’insuccesso dei film d’amore con malattia. Da Love Story a Colpa Delle Stelle il genere è rimasto una delle ultime possibilità di esistenza di un melodramma al cinema e anche per questo è un baluardo di una visione classica dei ruoli uomo/donna. Il Sole a Mezzanotte se da una parte ha un passo incerto che un po’ delude, dall’altra sancisce il nuovo ruolo e la nuova posizione delle ragazze nelle storie adolescenziali, non più destinatarie della storia d’amore ma parte attiva nel suo prendere forma.

Ed è interessante che a farlo sia Bella Thorne, talento uscito fuori dalle serie tv per ragazzi come A Tutto Ritmo con una carriera da musicista che corre parallela a quella da attrice (non a caso qui interpreta una ragazza con una chitarra come migliore amica e il classico “grande talento”), cioè un’attrice che è tale dall’età di 6 anni, cresciuta assieme ad una parte del pubblico. Lei è Katie, ragazza affetta da una rara malattia della pelle per la quale non può assolutamente esporsi al sole e da sempre vive reclusa in casa (come la protagonista di Noi Siamo Tutto), solo di notte ogni tanto esce. In una di queste uscite incontrerà il ragazzo per il quale stravede da sempre a distanza, nascerà una storia ma lei non avrà il coraggio di confessargli il suo male incurabile e mortale.

Il Sole A Mezzanotte, remake del giapponese Midnight Sun, è un film tutto nostalgico di un passato che nessuno del pubblico potenziale ha conosciuto, in cui i treni che arrivano nelle stazioni di legno sono a vapore, in cui il capostazione sembra uscito dai primi del novecento e le canzoni si appuntano a penna su quadernoni. Tanto l’immaginario passa per il culto di una produzione culturale analogica, quanto i costumi si dimostrano invece moderni per un film d’amore così classico. Non solo viene detto esplicitamente che non ha senso “aspettare che lui faccia il primo passo”, ma soprattutto la tipica amica sveglia e spregiudicata non esiterà a fare sesso con lo sfigato di turno, giusto perché ne ha voglia. Esattamente quel che facevano i ragazzi nei teen movie universitari.

Nel complesso Il Sole A Mezzanotte racconta un mondo femminile completamente diverso rispetto ai suoi omologhi anche di pochi anni fa in cui la ragazza ha tante dimensioni e aspetti diversi. Quello romantico, in cui l’altra persona oggetto delle attenzioni romantiche è sempre più marginale (non che prima fosse poi così centrale!); quello sessuale che non sente il peso delle prime volte (addirittura il primo bacio sarà dato senza enfasi); quello professionale con il grande sogno da realizzarsi. Forse anche per questo alla fine la commozione tragica non è poi così devastante. Il Sole A Mezzanotte è infatti da quel punto di vista molto ordinario e poco capace del colpo di reni utile a strappare le lacrime, non è davvero spietato nell’affondare la lama ma un po’ timido e si rifugia nelle solite convenzioni, senza trovare uno spunto originale su un canovaccio risaputo tramite cui fare davvero breccia.