L’animazione giapponese è fatta di periodici rinnovi delle proprie storie.

Tutti i più grandi successi che sono stati tradotti in serie animate, una volta finite le proprie stagioni, hanno conosciuto versioni in lungometraggio che in certi casi ne ampliavano le vicende, in altri invece le ri-raccontavano ripercorrendole, comprimendole, cambiandole e aggiornandole di continuo, come una barzelletta che ognuno adatta a sé senza però cambiarne il senso. Arriva così al cinema per due giorni di nuovo Ken Il Guerriero con il primo di una serie di film che rimettono in scena la prima serie animata a partire da punti di vista nuovi, a 12 anni di distanza dalla sua uscita originale in patria (e a 8 dall’uscita in home video da noi con Yamato Video).

Stavolta i cambiamenti sono pochissimi e anzi Ken Il Guerriero – La Leggenda di Hokuto, nonostante questo titolo italiano generico che ne sostituisce uno originale più specifico su Raoul, oltre a spostare tutto dopo l’apocalisse nucleare (i protagonisti bambini vivono già in un mondo post olocausto) aggiunge due personaggi ai servizi di Raoul (uno dei quali addirittura è funzionale a svelarne il lato sentimentale) dal cui punto di vista raccontare in un’ora e mezza la saga di Souther. Tutto è molto rapido ma anche fedelissimo al manga e poi agli episodi animati, in certi casi pure nei dettagli di inquadratura.

Purtroppo non si può dire che La Leggenda di Hokuto sia un gioiello d’animazione o disegno. Ken e gli altri sono aggiornati al tratto degli ultimi anni e per quanto il mutismo e l’immobilismo originali siano preservati, proprio la qualità dell’animazione lascia molto a desiderare. Un paio di scene in più che diano una certa profondità a Raoul (che invece nella serie canonica la acquisisce non romanticamente ma nel rapporto con i fratelli) e una più netta visione della storia del mondo post-apocalittico come dominato da eserciti in lotta per il potere non salvano il tutto.

Certo Ken Il Guerriero – La Leggenda di Hokuto è così corretto e rispettoso verso la tradizione da fare senza dubbio la felicità dei fan e custodi della versione originale, inoltre può anche essere un buon portone d’ingresso per chi non conosca per nulla questa mitologia (per quanto non è che origini, meccanismi e dinamiche del mondo di Kenshiro siano introdotti benissimo). Ma in buona sostanza è poco più di un bignami.

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