Parte bene La Befana Vien Di Notte, con l’origin story del villain che al tempo stesso è anche un modo per presentare la protagonista e il tono generale del film.

L’elemento centrale è infatti palesemente la dialettica tra i due, cioè il fatto che un errore della Befana abbia portato alla nascita di un cattivo (il quale è tale per un trauma che si è sommato ad altri). Chiuso quel preambolo, nel presente la trama indugia da altre parti, su una storia di ragazzi che scoprono che la propria maestra è la Befana e che è stata rapita da qualcuno, gettandosi alla ricerca. E questa è la prima tragedia del film, il fatto cioè che questi ragazzini, le cui parti non sono scritte male, non le recitino a livello di un film di serie A e sembrano sempre orientati verso un ecumenico e angelico buonismo che solitamente non appartiene a quell’età, di certo non a questo genere di film. Questo uccide tutto e anche battute ben scritte suonano pessime.

La Befana Vien di Notte è un progetto partito da Nicola Guaglianone (uno degli sceneggiatori di Lo Chiamavano Jeeg Robot) e sceneggiato da lui stesso. L’idea, si capisce, è di fare un film sulla mitologia delle feste che sia anche un film di ragazzi in stile anni ‘80, con biciclette, varietà etnica, parabole di bullismo, resistenza ad esso, piccolo romanticismo e soprattutto tantissima avventura, un’avventura più grande dell’età dei protagonisti che tuttavia ci si buttano. Purtroppo però anche superando la recitazione che nega quella componente di eccitazione dei personaggi di fronte alla grande avventura e rende impossibile volergli bene, il film non ha proprio il look adeguato per ambire ad essere quel che vorrebbe.

Nonostante l’inizio faccia pensare il contrario grazie ad una color correction che dà alle scene quei toni extra-ordinari che le possono staccare dal quotidiano, buona parte del resto del film, specie gli esterni, sono invece rischiarati da una luce e da inquadrature che non ne nascondono l’ordinarietà, sottraendo il tutto al reame del fantastico. E non aiuta nemmeno il fatto che i due protagonisti adulti, Paola Cortellesi e Stefano Fresi (scelte di casting sulla carta impeccabili) non riescano a recitare bene le proprie maschere. Perfetti quando sono umani, sembrano sempre a disagio quando devono parlare e agire come un’eroina e un cattivo, quando cioè invece degli esseri umani interpretano la maschera del genere. Paola Cortellesi in particolare, che è un’attrice indiscutibile, sembra non possedere proprio le caratteristiche giuste per l’avventura.

Più La Befana Vien Di Notte avanza più emergono problemi su problemi.

Perché se il reparto di scenografia e materiali scenici è di grandissimo livello (l’antro della Befana è credibile, originale e suggestivo così come il quartier generale del cattivo e tutti i costumi) poi le scene d’azione sono realizzate con poca cura e pochissima credibilità e questo nonostante alla regia ci sia Michele Soavi, sulla carta uno dei più adatti al progetto. Se si aggiunge poi una certa inspiegabile prolissità e ripetitività (quante volte viene legata Paola Cortellesi?), evidentemente il senso della grande avventura non è possibile trovarlo da nessuna parte.

Con questi standard è davvero impossibile farsi convincere.
Infine una chiusura sul ciglio della montagna, montata molto male e logisticamente senza nessun senso (personaggi che non è chiaro dove stiano, da dove saltino fuori e come facciano a fare quel che fanno), mette la pietra definitiva sul film.

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