Il teen movie anni ‘80 di Elisa Amoruso (letteralmente anni ‘80, è ambientato nel 1989) è una questione di istinti impossibili da addomesticare. In un mondo fatto di poster di Il tempo delle mele attaccati al muro le ragazze (e le madri) bruciano di passioni non facili da seguire. Lungo tutta questa storia per certi versi molto ordinaria, l’impressione è sempre che i desideri delle protagoniste, per quanto semplici, siano irrealizzabili e questa privazione di obiettivi normali genera tutta la tensione che serve.

C’è Nina che con la sua famiglia sì è appena trasferita in un nuovo quartiere e quindi in una nuova scuola dove fatica a fare amicizie ma è attratta da una ragazza diversa dalle altre, Sirley, la quale viene dalla Guyana, è adottata e troppo fuori da ogni schema, troppo libera, vitale e incontenibile per socializzare (e che proprio per questo vuole fare la madonna alla processione, per diventare popolare), infine c’è la madre di Nina (Michela Ramazzotti in un ruolo da Michela Ramazzotti), in difficoltà con un marito che fa quel che vuole, non torna a casa e si interessa a modo suo delle figlie. È primavera e i desideri di ognuna di queste tre donne non possono rimanere inespressi troppo a lungo.

In Maledetta primavera tutto gira intorno a Sirley, il più classico degli alieni del cinema, cioè la figura completamente diversa da tutto il resto che arriva a scombinare le carte: Sirley viene da fuori, è diversa, si presenta diversamente, si comporta diversamente, pensa diversamente e parla anche un’altra lingua. Lei (Manon Bresch) inietta qualcosa di sessualmente molto moderno nei contrasti da teen movie, qualcosa di spregiudicato e chiaro, se dai sentimenti sì può scappare da quel corpo e dai suoi richiami no. E questa aggiunta a quello che è per il resto un film piccolo adolescenziale (detto come un complimento) fatto di sentimenti sparati e di questioni di vita e di morte che sono tali solo ad un occhio minorenne, suona subito come il tassello cruciale.

Non tutto fila perfettamente ma è impossibile negare che Maledetta primavera abbia il passo dei film giusti. Addomestica a dovere il vintage degli oggetti e dei costumi, si concede le scene più trite come fossero liberatorie (si canta in macchina, tocca farsene una ragione subito che sennò poi è peggio) e si permette di scrivere personaggi che agiscono contro ogni razionalità senza che appaia assurdo. Se davvero i teen movie di rapido consumo fossero tutti fatti con questa testa e questo cinema ci sarebbe da esultare.

 

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