In mezzo a una folla composta sì e no da 3-4 colori (fango, nero, verde scuro della poca erba e uniformi blu scuro) si distingue un puntino rosso fuoco, è Maria Stuarda, la cui capigliatura (come accadeva in Brave della Pixar) dice tutto quel che c’è da dire. In mezzo a mille la riconosciamo perché Josie Rourke, regista di Maria Regina di Scozia, la illumina in un certo modo e organizza tutta la palette della scena così che spicchi. Lei è la protagonista di questo film in costume che da un lato è in linea con tutti i mutamenti del cinema storico britannico, dall’altro invece cerca di fare un discorso più complicato.

Ambienti spogli, palazzi reali che sembrano grotte, molta mestizia dentro e fuori le mura, illuminazione a candele (ma non è tutto illuminato con sole luci naturali) e niente di quello splendore che una volta era associato alle corti medievali al cinema. Il film storico britannico recente ha ribassato ogni epica e racconta il passato del Regno Unito nel fango e nelle nuvole. Gli ambienti sono ora una componente determinante nel raccontare la brutalità e la cattiveria di un’era in cui sembra che niente di buono sia accaduto.

In quegli anni, questa donna che già dai capelli è prima tra i suoi pari, cerca di occupare il posto che le spetta (regina di Scozia, anche se il suo cognome la autorizzerebbe ad essere regina d’Inghilterra) mentre tutti gli uomini intorno a lei tramano per deporla. Solo un’altra donna, la vera regina d’Inghilterra, può capirla, perché anch’essa donna che regna tra uomini e la relazione a distanza tra le due contrappunta la storia.

Ad adattare il libro John Guy sulla vita di Maria Stuarda è Beau Willimon, la penna dietro House Of Cards, che trasforma quello che poteva essere il consueto polpettone storico in un ritratto di donna eccezionale, determinato, molto duro come esige il ruolo eppure morbidissimo dentro.

A unire carattere duro e femminilità morbida, gli opposti che devono prendere forma umana e avere un senso è Saoirse Ronan, al suo ruolo migliore, perfetta con i suoi tratti dolci a cui associa bene una recitazione senza fronzoli, dritta all’obiettivo. Il carattere di Maria Stuarda è fantastico e Willimon non si rifugia mai nella soluzione più semplice: farla somigliare a un uomo di potere. È infatti proprio il suo esercitare il potere come una donna che verrà usato dai suoi nemici per deporla.

Al contrario Elisabetta, la regina rivale e a un certo punto amica (se non proprio sorella), rinnega la sua femminilità. La contrapposizione tra le due è chiara: Maria è un modello che abbraccia essere donna e avere il potere, Elisabetta uno dentro il quale ribolle la femminilità e che sceglie di annullarla per regnare. È una questione politica, come insegna la serie The Crown scritta da Peter Morgan che Willimon sembra aver visto e digerito: per essere un vero monarca occorre annullare se stessi e diventare il proprio ruolo, non essere donne ma essere lo stato.

Per questo Elisabetta subisce una trasformazione fisica dall’inizio alla fine del film, muta effettivamente, perdendo bellezza e connotati di umanità, diventerà una regina, un simbolo, mentre Maria rimarrà un essere umano. E questo è solo uno dei molti esempi del fatto che in Maria Regina di Scozia finalmente possiamo dire che la grande scrittura delle serie tv ha incontrato anche la regia di qualcuno capace di creare un impianto visivo al medesimo livello.

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