Quello che sorprende in Memorie di una Geisha è il fatto che non sia un film ruffiano. A differenza di Chicago, questo film non sembra fatto per soddisfare facilmente lo spettatore, tantoché arriva (per fare un semplice esempio) a definire, attraverso un personaggio principale, i soldati delle forze americane di occupazione in Giappone dei “bastardi”. Ma nonostante mi aspettassi un’opera indecente, si tratta semplicemente di una pellicola mediocre e che mantiene una certa costanza nella sua mediocrità. Non ci sono grandi picchi (forse è il momento della danza della Geisha ad essere particolarmente ispirato), né cadute eccessive (anche se nell’ultima parte di cose che non vanno ce ne sono parecchie).

Il problema maggiore è la storia. Francamente, è difficile (se non impossibile) appassionarsi a questi personaggi, decisamente poco avvincenti. D’altronde, siamo nel solito schema di un/a protagonista che diventa celebre per la sua attività, ma che rifiuta alcuni aspetti di quello che fa. Insomma, il solito genio (in questo caso, talento) ribelle. Decisamente, l’attenzione è troppo rivolta alla descrizione di ambienti e tradizioni del mondo delle geishe (francamente, tutt’altro che affascinante, anche una volta capito che non si tratta di prostitute), piuttosto che ad un’attenta analisi delle psicologie e dei comportamenti dei personaggi. E ad un certo punto, è difficile capire quale sia l’obiettivo della pellicola, considerando che come l’acqua (elemento fondamentale della storia), anche il film si disperde in mille rivoli, ad iniziare dall’arrivo della guerra, un passaggio francamente troppo rapido.
Non parliamo poi di una sorpresa finale francamente senza senso e che ha tutta l’aria di un happy ending appiccicato con lo sputo (non so peraltro se fosse già nel libro o meno).

E’ impossibile poi non sottolineare la banalità di certe scelte di casting. Ken Watanabe sembrerebbe essere l’unico attore giapponese in grado di parlare inglese e a cui affidare ruoli da protagonista, che si tratti de L’ultimo Samurai, Batman o Memorie di una Geisha. E Michelle Yeoh e Zhang Ziyi, non le avremo per caso viste già da qualche parte insieme? Forse ne La Tigre e il dragone? Ma sì.
Peraltro, Zhang Ziyi sembra maggiormente a suo agio in ruoli più ambigui e qui è tutt’altro che un mostro di sensualità (tanto da lasciare qualche dubbio su come riesca a diventare la geisha più celebre). E magari, evitare di inserire anche la sua voce off (quasi sempre ridondante e inutile), non avrebbe fatto male.

Insomma, Memorie di una Geisha avrebbe dovuto essere lo sfidante di Munich agli Oscar, ma probabilmente non otterrà altro che qualche nomination tecnica. Significherebbe ottenere quello che si merita…