Un omaggio alla commedia romantica degli anni quaranta, con la coppia Pitt-Jolie che prende spunto dalle pellicole con Katharine Hepburn e Spencer Tracy (curiosamente, entrambi legami che sono esistiti/esistono anche nella vita reale)? Una presa in giro dei film di James Bond e delle spie ipertecnologiche? Sì, per mezz’ora però. Il primo atto infatti funziona bene, le due star si amalgamano perfettamente e anche l’idea di partenza (in cui ci vengono rivelati i problemi degli sposi) è molto carina.

Peccato che il resto sia sostanzialmente da buttare. E’ difficile infatti capire il senso di quello che avviene successivamente, quando i due scoprono il rispettivo lavoro del coniuge. Ora, non è che ci si aspetterebbe un rigore degno dei romanzi di Le Carré (in cui le spie sono l’antitesi del glamour e ogni azione viene fatta lontana dalla luce dei riflettori). E’ evidente che siamo dalle parti di 007, con tutte le assurdità (che possono anche essere deliziose) del genere, tra tecnologia avveniristica e massima esposizione possibile. E non è il caso di scandalizzarci nel vedere un regista (Doug Liman) più interessato ai corpi che alla storia, tanto da dare l’impressione di assistere ad una sorta di Baywatch spionistico (in particolare, quando ci viene presentata il team tutto femminile diretto dalla Jolie, che ovviamente non ha alcuna ragione di essere, se non una meramente estetica).

Ma dopo il primo atto ci vengono propinati 45 minuti di scontro tra i coniugi che vorrebbero ripetere gli eccessi de La guerra dei Roses, ma che, a parte qualche divertente colpo basso, risultano solo mortalmente noiosi. Ma il peggio deve ancora venire. Perché l’ultimo atto è assolutamente delirante e raggiunge il suo apice con un finale interlocutorio e insensato. Il tutto, con uno stile che non è semplicemente debitore del John Woo degli anni ottanta, ma una vera e propria scopiazzata (inquadratura per inquadrature) di grandi opere come The Killer, Hard Boiled e A Better Tomorrow 2.
D’altronde, il grosso problema è che, a differenza di James Bond, le due spie-sposate devono essere apparentemente normali (e capaci di errori stupidi) per aiutare l’identificazione del pubblico, ma d’altra parte devono sconfiggere decine di nemici senza battere ciglio. Nel genere agenti-segreti-per-ridere, era decisamente meglio il primo Spy Kids.
Ora, l’unica speranza è non dover vedere un sequel. Ma visto il successo negli Stati Uniti, è una speranza che probabilmente non verrà esaudita…