Il pubblico ha uno strano rapporto con i film di Boldi & De Sica. Per molti, sono una sorta di Anticristo della cultura, un tabù da evitare a qualsiasi costo, pena l’annichilimento delle facoltà mentali di ciascuno. Per altri, sono da rivalutare, arrivando a paragoni francamente imbarazzanti (Totò era un’altra cosa, anche se i film che faceva quasi sempre non erano all’altezza del suo talento). C’è poi il pubblico che, bene o male, riempie le sale tutti i Natali per vedere le loro ultime prodezze.
Insomma, per chi non li ama, siamo di fronte ad una situazione Comma-22. Se non vai a vederli e parli male delle loro pellicole, ti attiri (giustamente, peraltro) l’accusa di essere prevenuto e di non sapere di cosa stai parlando. Se li vai a vedere, li finanzi e quindi comunque fai il loro gioco.

Forse, la soluzione sarebbe semplice. Basterebbe vedere i loro prodotti come dei film a sé stanti, alcuni migliori, alcuni peggiori, improntati alla ricerca di un ampio successo commerciale, ma in fondo non più volgari di analoghe commedie demenziali francesi e americane.
E poi, molti detrattori saranno contenti di sapere che questo Natale a Miami, almeno per qualche anno, è l’ultimo lavoro insieme del magico duo, che ha deciso di prendere altre strade. In realtà, c’è poco da stare allegri, perché nella situazione attuale il cinema italiano non si può certo permettere di rinunciare a cuor leggero a una perfetta macchina da soldi.

Dopo aver fatto questo pistolotto introduttivo, veniamo ai fatti. Che sono francamente tristi. Al di là delle scelte personali, è un bene che i due comici si siano presi una “pausa di riflessione”, considerando che sono decisamente scoppiati.
Boldi, in particolare, sembra decisamente non crederci più, costretto com’è dal copione a fare da punching ball umano.Va meglio con De Sica, ma forse dover interpretare il pupillo di una diciottenne stragnocca è un po’ più divertente. Peraltro, considerando il ridottissimo tempo che passano insieme sullo schermo, viene da pensare che i rapporti tra i due siano decisamente problematici.
A dimostrazione di questo fatto, le solite incursioni nel pecoreccio non li vedono quasi più protagonisti e vengono riservate ad altri. Che in questo caso sono tre giovani imbarazzanti che, con una scelta originalissima, vengono raccontati mentre cercano di rimorchiare a tutti i costi le americane.
Ora, è probabile che Er Cipolla (che ormai di queste pellicole è la cosa migliore, vedi anche Il ritorno del monnezza) abbia ormai un salario eccessivo e non si può certo rimpiangere i pessimi Fichi d’India, ma come supporto ai due protagonisti si poteva fare meglio.

E’ triste vedere Massimo Ghini in un ruolo banale del genere, così come il passaggio di Giuseppe Sanfelice da Nanni Moretti a Neri Parenti non è proprio indolore. Non parliamo poi di Francesco Mandelli, che dà sempre più l’impressione di essere un miracolato (ma forse c’è di mezzo la Tim, che ha delle pubblicità evidenti all’interno del film).

Lasciamo perdere, poi le solite follie. Se in passato almeno le varie località (India o Egitto che fosse) sono state sfruttate un po’ (magari anche in maniera becera), qui Miami è soltanto un insieme di ville e spiagge. E poi, è fantastico vedere come tutti parlino (magari doppiati in maniera assurda, anche se non come nei film dei Vanzina) in italiano, soprattutto le ragazze vogliose.
Comunque, nulla in confronto alla svolta splatter-pulp di metà film…

Ma volete sapere la cosa veramente triste di tutto ciò? Nonostante i mille difetti, la regia e la fotografia sono decisamente superiori ai prodotti (considerati peraltro più raffinati, vabbeh) di Pieraccioni e di Aldo, Giovanni e Giacomo. Crisi? Quale crisi?