Si chiude con un sapore agrodolce questo London Film Festival, grazie a una storia a metà tra dramma biografico e commedia. E dire che Saving Mr. Banks, diretto da John Lee Hancock, non sembrava particolarmente diverso da altre commedie in live-action targate Disney: humour per tutta la famiglia, buoni sentimenti e qualche interludio musicale. Il tutto, magari, arricchito dalla componente didascalica, dato che il film segue la difficile contrattazione tra Pamela Lyndon Travers, riottosa e introversa autrice di Mary Poppins, e l'esuberante Walt Disney, determinato a tutti i costi a trarre dal libro della scrittrice australiana un ennesimo successo per la sua carriera.
 

E invece no. Saving Mr. Banks segue pedissequamente le tappe della commedia per famiglie, questo sì, ma arricchisce il tutto con una componente malinconica che fa fare alla pellicola il definitivo salto di qualità, accostandolo ai migliori biopic cinematografici: avvicina il pubblico alla protagonista, avvalendosi di prove attoriali da brivido, in grado di imporre la sospensione dell'incredulità anche al più cinico cuore di pietra. Emma Thompson ha indubbiamente regalato a Hancock la performance migliore della sua maturità; e parliamo di una fuoriclasse, attrice a tutto tondo che ha sempre nobilitato con il suo talento anche pellicole non propriamente memorabili.

A questa Thompson gigantesca nella sua granitica fragilità fanno cornice altre ottime interpretazioni, dal simpatico-a-tutti-i-costi Disney di Hanks, sapientemente profumato d'ironia, a Paul Giamatti nel ruolo del mite e affettuoso autista Ralph, incaricato di accompagnare la Travers durante il suo soggiorno americano. Nota di merito anche a Colin Farrell e Ruth Wilson, genitori della Travers in flashback che si alternano alla linea narrativa principale. Entrambi impegnati in ruoli sfaccettati, che evolvono in modo imprevedibile, costituendo gli elementi di rottura dell'atmosfera lieve e brillante che avvolge l'intero film.

Insomma, se avete la lacrima facile, preparatevi: Saving Mr. Banks è quasi scientifico nel suo far vibrare le corde più tenere e commosse dell'animo umano, e dietro la facciata ingannevole della commedia per famiglie nasconde ben altro. La sua drammaticità è immediata e "popolare", da Libro Cuore, ma non per questo inferiore a quella degli pseudo-raffinati drammi intellettuali di un certo cinema indipendente. Usa, questo è innegabile, tutti i topos classici del cinema sentimentale, ma lo fa in maniera impeccabile e il risultato è una perfetta bomba a orologeria che trova nel finale la sua deflagrazione più emozionante e sincera. Non vergogniamoci di piangere, non stavolta.