Tenet, di Christopher Nolan, al cinema dal 26 agosto: la nostra recensione

Nella “scala Christopher Nolan”, quella che misura l’incrocio tra la complessità delle nozioni necessarie per capire la trama e la maniera in cui questa è resa chiara allo spettatore, Tenet si colloca in basso. È forse il suo film più difficile da capire fino in fondo. Lo sa anche lui, tanto da dichiararlo all’inizio, mettendolo in bocca a Clémence Poésy, scienziata incaricata del primo di alcuni spiegoni: “Non cercare di capire,” dice al protagonista John David Washington, “Segui il tuo istinto”.

In realtà lo sta dicendo al pubblico (del resto sta anche spiegando alcune dinamiche al protagonista ma in realtà le spiega a noi), e ha ragione. Grazie a indizi visivi come respiratori o colori particolari, in ogni momento del film abbiamo informazioni sufficienti a capire superficialmente cosa stia succedendo con chiarezza (chi deve fare cosa, chi è chi, chi va avanti, chi va indietro), lo stretto indispensabile per non perdersi, ma il secondo livello, cioè la grande trama, i perché e i per come, i meccanismi, le implicazioni, fino alle dinamiche e alle sottotrame che poi si annodano, alla fine sono un inferno da tenere in testa. Come ai personaggi coinvolti anche a noi, probabilmente, servirà aver già visto quelle scene e quegli avvenimenti almeno una volta per poterle capire davvero.

Non c’era da aspettarsi altro, d’altronde, ma la sorpresa è che se in questi mesi abbiamo tutti visto film in casa, l’apertura di Tenet con l’attacco al teatro dell’Opera di Kiev (proprio come Il cavaliere oscuro si apriva con la rapina) ci ricorda perché il cinema in sala è un altro sport. Fin da lì Nolan mette in scena la maestria che gli si riconosce da sempre nel gestire la tensione e l’azione con l’aiuto di un comparto musicale forte e ingombrante, fatto di orchestra e rumori, digitale e analogico, uniti per assordare senza assordare davvero. Una meraviglia. È solo una intro però: il film poi esplora territori diversi e in un certo senso nuovi.

Tenet - IMAX

Prendendo in prestito idee, dinamiche temporali, implicazioni e paradossi da Terminator, Looper, Ritorno al futuro e dal suo stesso Interstellar (più l’idea, vista nel trailer, degli oggetti che “vanno all’indietro”), Nolan migliora 007 e crea un nuovo tipo di film sui viaggi nel tempo (nonostante abbia detto il contrario), in cui il tempo è il vero villain.

È una lotta titanica contro gli elementi ed è quella che è un piacere guardareCerto c’è un trafficante, c’è un complotto internazionale e c’è un grande rischio che i protagonisti devono sventare, ma in ogni momento è il tempo il cattivo e questo cambia tutto. Abbiamo visto mille volte scene con bombe a orologeria, in Tenet tuttavia non sono solo un meccanismo di tensione, sono proprio il cattivo contro cui battersi. Il tempo che passa è l’unica cosa che sfugge ai protagonisti, che per il resto sembrano dominare tutto con l’organizzazione, è l’unica cosa che non controllano (nonostante il punto della trama sia quanto disperatamente ci provino con stratagemmi e tecnologie da fantascienza) e che anzi rischia di dominare loro con il suo incedere inesorabile. È una lotta titanica contro gli elementi ed è quella che è un piacere guardare. Leonardo DiCaprio cercava di non annegare nei sogni spingendosi sempre più in profondità, qui gli uomini lottano contro il tempo, sia in avanti che indietro che tutti e due insieme, e la loro arma è cercare di capirlo.

Forse per questo il protagonista non ha un nome e non ha una personalità, una scelta precisa che affossa buona parte del coinvolgimento emotivo come del resto lo fa il fatto che tutta la recitazione sia molto tirata via. A parte Kenneth Branagh, capace di costruire il suo cattivo, di dargli personalità, sogni, aspirazioni e ragioni che le parole non dicono solo grazie alla cura e ai dettagli dell’interpretazione, gli altri sono personaggi generici che potrebbero stare in un film qualsiasi, sono i pupazzi che Nolan agita in modi assurdi per divertirci. Pure Robert Pattinson, che almeno ha una strana e interessante aria svagata da dandy d’azione e ha un personaggio che cresce in importanza lungo la storia, fatica a imporsi in questo filmone che è tutto meccanismo.

tenet aereo scena

In fondo lo sappiamo che in Nolan il dispositivo dell’azione (la dinamica di messa in scena che la rende unica) è tutto ciò che conta, ma stavolta senza il fratello Jonathan alla scrittura lo è anche di più, è l’unica ragion d’essere di un film che non sa che farsene dei rapporti personali e che li racconta con poca voglia e molta rapidità. Questo però non va confuso con l’incapacità, anzi è l’espressione della sua idea di mondo. Nelle sue storie e specie in questa, i sentimenti sono la debolezza degli esseri umani, sono ciò che frega i cattivi, mette nei guai i buoni (Elizabeth Debicki, usata a un terzo del suo potenziale) e rende la strada degli eroi più tortuosa di quel che dovrebbe essere. Non sono anche ciò che li aiuta come altrove ma solo una zavorra che si portano appresso. Tenet invece non vuole proprio portarseli appresso, ci rinuncia, risolve tutto senza spiegare molto e si getta di testa nella sua cattedrale pazzesca di avanti e indietro nel tempo, ripetizioni, scene palindrome e “attacchi a tenaglia temporale”. E per quanto dentro si trovino tante idee già viste nei suoi film, tutto gli si può dire tranno di essersi ripetuto.

Se si accetta tutto ciò (e non è difficile) Tenet è una gioia, una spettacolare messa in scena di qualcosa di davvero originale. Conosciamo il meccanismo del rewind ma Nolan lo porta a livelli tali da sembrare nuovo. Conosciamo i viaggi nel tempo ma Nolan inventa una dinamica che fa sembrare tutto nuovo. È un piacere grande e anche se stavolta dura solo il tempo della visione, senza rimanere impresso come accadeva ai suoi film migliori, lo stesso c’è da levarsi il cappello di fronte alla maestria artigianale di questo regista.

Cosa ne pensate della recensione di Tenet? Ditecelo nei commenti o sul forum