Robert McCall è diventato un autista di taxi, anzi di Uber. Gira per la città, carica passeggeri e se è il caso risolve i loro problemi. Vede il peggio intorno a sé, ci surfa sopra con il suo sguardo duro cui non sfugge nulla e quando il peggio incontra la sua vita, cioè gli prenota una corsa, lui risolve i problemi e punisce i colpevoli. Praticamente è diventato Travis Bickle di Taxi Driver, solo più serio, professionale, addestrato, metodico e quindi in una certa maniera presentabile. Ma la mania e le ossessioni sono le stesse. Peccato che il film invece che temerlo come Scorsese lo mostra come un esempio positivo.

The Equalizer 2: Senza Perdono rispetto al primo aggiusta il tiro e raggiunge il suo modello originale, la serie tv che l’ha ispirato. Non è più un thriller d’azione moderno ma torna indietro nel tempo e diventa uno giustizialista, il cui fine è soddisfare lo spettatore indignato per crimini che nella vita vera rimangono impuniti. Ci pensa così Robert McCall a fare giustizia, da sé, fuori dalla legge e con la propria di morale, giusta perché senza appello e di ferro.

Dalla sua macchina, in cui conversa con amabili anziani e salva ragazze con problemi, passerà al suo condominio, dove individua un ragazzo problematico a cui dare una raddrizzata facendo fuori “le cattive compagnie” e fornendogli un lavoro con la durezza bonaria di un nonno autoritario.

Equalizer 2 in buona sostanza è diventato questo: un film per anziani, spaventato dalla violenza urbana e dai soliti vecchi problemi (“la droga!”) ma anche innamorato delle soluzioni con metodi vecchio stampo, voglioso di rimettere in riga i giovani dandogli una ripassata. Tant’è che poi, a dimostrazione della bontà di quei metodi, il risultato è che i giovani scapestrati diventano rispettosi, ubbidienti, inquadrati ed educati. Il dominio delle vecchie generazioni e l’imposizione delle loro regole con la forza. I giovani diventeranno delle brave persone quando faranno quello che diciamo noi e non quello che vogliono loro e trasgrediranno all’interno dei limiti che noi gli diamo.

Tutto questo è vero fino all’ultimo quarto in cui The Equalizer 2 si trasforma in cinema di caccia e guerra, con una trasferta vera e propria su una location separata (un’isola su cui si sta abbattendo un tifone), dove i protagonisti sono soli con i cattivoni a cui sparare e da cui non farsi prendere. Non è nemmeno diretta male quella parte (per quanto con il solito senso unico che non comunica mai vero pericolo per l’eroe) ma pare estratta da un altro film.