In una grande casa una famiglia fuori dal tempo vive immersa in un set di regole stringenti tutte tese a preservare, educare e tirare su il rampollo, ancora non adolescente, costretto su una sedia a rotelle da un incidente occorso quando era piccolo. Tutto, a partire dall’incidente che vediamo nelle prime scene, fino all’atteggiamento dei parenti e, si intuisce subito, ai costumi è una menzogna. Quale sia la verità è il mistero di The Nest (Il Nido), che lentamente scopre le sue carte, lasciando che di scena in scena intuiamo la portata di queste bugie, quanto ogni dettaglio sia fasullo, fino alla rivelazione finale. In mezzo c’è la storia di Samuel e di Denise, figlia della domestica venuta a lavorare nel maniero. I due sono coetanei e sviluppano un legame che apre il primo alle menzogne cui è stato esposto.

C’è tanto in The Nest (Il Nido) e tutto accennato. C’è l’idea di una famiglia oppressiva, una famiglia all’italiana in cui vige un matriarcato tale che addirittura il padre non c’è più, c’è l’idea anche questa tipica della società italiana di una borghesia isolata che cerca di preservare a oltranza il proprio stile di vita perché l’unico accettabile (paradossalmente lo stesso tema di Lazzaro Felice), c’è ovviamente il piccolo romanzo di formazione e un coming of age tutto suo. Sono suggestioni che il film tocca mentre procede a grandi passi verso lo svelamento del mistero cruciale (cioè la risposta alla domanda dove siamo? cosa è successo?).

Per farlo passa per un po’ di thriller e poca paura vera, relegata a una sequenza onirica (ma molto molto ben fatta), scegliendo sempre di apparire come un horror. Visivamente il film di De Feo è infatti davvero centrato, è in linea con gli horror moderni internazionali e sa lavorare bene sull’immagine a livello di location (su tutte la maniera in cui è usata la grande casa), color correction e lenti. Tutto giusto anche se un po’ farraginoso. Le diverse suggestioni non si uniscono mai in un racconto fiume e il film vive più che altro di momenti invece che di una vera costruzione. Soprattutto, come già accennato, nonostante lo stile visivo, non vuole essere un horror per tutta la sua durata ma immergersi in quelle acque solo di tanto in tanto.

Vedendo The Nest (Il Nido) un po’ si soffre per un montaggio spezzettato che lo priva di una scarica di corrente unica e soprattutto perché il livello di recitazione è altalenante. Inizialmente è un problema relativo, quando i personaggi vivono come anestetizzati, ma più la trama entra nel vivo e comincia a tendersi più diventa evidente il limite, specie per i protagonisti. Il casting è perfetto se si guarda ai volti e ai corpi (Samuel e Denise sono complementari e al tempo stesso classici e moderni) ma non per le capacità.

L’intento è palesemente più sofisticato dell’horror puro, un filo più elevato del gioco sugli istinti basilari e sulla paura, ma vista l’ambientazione, lo spunto, la capacità mostrata nelle poche scene di terrore spiace che The Nest (Il Nido) non abbia voluto imboccare quel percorso in cui, a quanto è dato vedere, sembra molto più a suo agio.