Durante la seconda guerra mondiale un bambino ebreo viene nascosto a casa della zia per evitare i campi di concentramento, alla morte improvvisa di lei si ritrova solo e vive un inferno non troppo diverso da quello che gli sarebbe toccato con i nazisti, passando di morte in morte in morte, venendo brutalizzato, violentato e menato ad ogni tappa di un viaggio on the road senza meta, vagando per sopravvivere nelle zone dell’Europa dell’Est in cui è possibile incontrare truppe naziste come comuniste ma in cui la minaccia peggiore sono gli altri uomini, i contadini.

Con un bianco e nero utile a rendere tollerabile l’intollerabile, Vaclav Marhoul gira un film in cui terra, animali, sangue e uomini non sono troppo diversi, uno in cui il rapporto profondissimo con la natura sembra quello dei film di Aleksei German, fatto di un’invadenza spropositata nell’inquadratura e di una contaminazione ineludibile con i personaggi. La campagna è un posto di brutalità pura in cui anche gli animali inquadrati per poco hanno malformazioni, tagli o mutilazioni, in cui nessun volto è presentabile ma tutti comunicano una vita di dolore. Per estensione non c’è niente nella messa che non parli di un’esistenza all’insegna del dolore fisico. Del resto il film inizia con un furetto bruciato vivo.

Difficile da guardare, inevitabilmente per stomaci forti e determinato a rigirare il coltello in tante piaghe diverse The Painted Bird ha una maestria nel comporre le sue immagini e pilotare le sensazioni dello spettatore che è fantastica. Il suo interesse senza pietà è per questi esseri umani vicini alle bestie che nei cuori hanno violenza e nessuna pietà, agiscono per paura e per eccitazione, mai per intelletto. Sono antisemiti ovviamente ma senza ideologia, lo sono per superstizione, come per superstizione massacrano una donna sessualmente spregiudicata. Non mancano amore e affetto nel film ma anche essi prendono la via del dolore e si manifestano come per affliggere il protagonista. Negli anni in cui i campi di concentramento mostravano il peggio dell’uomo, al di fuori di essi nei luoghi che nessuno racconta, la vita non era migliore.

Ma The Painted Bird, presentato in Concorso al Festival di Venezia, come tutti i film che parlano di brutalità è anche un film di sensi in cui ci sono pochissime parole e molte sensazioni, in cui cui gli uomini comunicano come animali eppure non per questo non sono uomini, non per questo non ne vediamo l’umanità. La forza di questo film è di parlare una lingua sola, quella più dura, ma con essa dire tanto anche dell’amore, dell’attrazione, della pietà, dell’affetto e della solitudine.