Il fotografo Pete Souza ha avuto l’incredibile occasione di seguire l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama dall’inizio della sua corsa alla Casa Bianca fino all’addio ai vertici della nazione dopo due mandati, immortalando alcuni dei momenti privati e pubblici più importanti a livello personale e storico. Il documentario The Way I See It, presentato al Toronto Film Festival in anteprima rispetto alla sua distribuzione sugli schermi televisivi di HBO prevista per il 9 ottobre, usa le immagini iconiche realizzate dall’artista per compiere, grazie all’approccio della regista Dawn Porter, un’affascinante riflessione sull’importanza del presidente nella società, sui valori che dovrebbero contraddistinguere delle figure pubbliche così influenti e sui problemi di una nazione che non si riconosce nell’atteggiamento e nei valori proposti da Donald Trump.

Souza è infatti autore del libro fotografico Shade: A Tale of Two Presidents in cui le immagini propongono un confronto, dai contorni quasi tragici, tra i due presidenti.

Il documentario regala uno sguardo ravvicinato e significativo del lavoro compiuto da Barack Obama durante gli anni trascorsi alla Casa Bianca ma, soprattutto, celebra il valore delle immagini e delle testimonianze per ricordare i valori americani e la realtà quotidiana che dovrebbe rappresentare la normalità in un paese che stava compiendo importanti passi in avanti per quanto riguarda i diritti delle minoranze e della comunità LGBTQ+. Il film sfrutta bene il racconto in prima persona condiviso da Pete Souza, così ricco di aneddoti e ricordi memorabili, per enfatizzare l’idea che un presidente debba essere un modello da seguire, un esempio virtuoso e una persona in grado di provare empatia e comprendere i bisogni dei propri cittadini, a prescindere dall’estrazione sociale, dalla fede religiosa, dall’origine etnica o dalla situazione economica. Obama viene così mostrato mentre trascorre il tempo con le figlie, entusiasmandosi come ogni genitore per la possibilità di essere per un giorno allenatore di basket della squadra della scuola, con la moglie Michelle a cui dedica piccoli e grandi gesti di amore e profonda ammirazione, nei momenti in cui affronta eventi destinati a segnare la storia insieme al suo staff, cerca di trattenere le emozioni di fronte a una tragedia dolorosa come una sparatoria al liceo, negli incontri con i bambini e i semplici cittadini, senza dimenticare le celebrazioni per le vittorie politiche e sociali e le interazioni con i membri del suo staff.

Scatti, quelli di Souza, all’insegna di un’umanità evidente e di una capacità di immedesimarsi e comprendere il prossimo e che vengono posti a confronto, nella seconda metà di The Way I See It, con l’atteggiamento completamente opposto di Trump, situazione che ha portato il fotografo a condividere molto del materiale realizzato durante la presidenza Obama per ironizzare in modo tagliente e significativo con le scelte compiute dal miliardario. Il potere della fotografia, sottolineato da Dawn Porter con il suo documentario, diventa così un’arma pacifica ed efficace per difendere i valori che hanno a lungo alimentato l’immagine degli Stati Uniti nel mondo, all’insegna della speranza, dell’accoglienza, delle opportunità e della voglia di aiutare. L’attualità del progetto prodotto diventa evidente negli ultimi minuti del film in cui si affronta anche il tema della pandemia in atto, ribadendo come Barack Obama si sarebbe affidato alla scienza per difendere i propri cittadini dalla minaccia, trovando un modo per essere vicino a chi è in difficoltà.

Le parole e le immagini di Souza riescono così, attraverso al suo sguardo unico e all’opportunità avuta nella sua carriera, a ricordare come il presidente non sia solamente una carica all’insegna del potere, ma debba rappresentare un leader vicino ai suoi cittadini, una persona con cui sia possibile immedesimarsi e in grado di unire un popolo, di rappresentare un punto di riferimento per tutte le generazioni e un’ancora di salvezza nei momenti all’insegna della confusione e della disperazione.

Nonostante gli interventi di altri fotografi o esponenti della scena politica siano molto limitati, il film di Dawn Porter regala una full immersion ricca di fascino e importanza politica nella vita di chi lavora alla Casa Bianca per contribuire a testimoniare le pagine più importanti della storia contemporanea.