Recensione a cura di ColinMckenzie

Titolo La solitudine dei numeri primi
RegiaSaverio Costanzo
Cast
Alba Rohrwacher, Luca Marinelli, Isabella Rossellini, Arianna Nastro, Martina Albano
uscita10-09-2010
 

Sono arrivato al film di Saverio Costanzo senza aver letto il libro di Paolo Giordano. Anzi, a dire il vero, non conoscevo neanche bene la storia, quindi mi ritrovo nelle condizioni di non poter giudicare il lavoro di adattamento. Meglio, forse.

Il prologo non fa certo ben sperare, visto che sembra di trovarci di fronte a un inizio alla Dario Argento fatto male (quindi come l'ultimo Argento), senza ovviamente il gore e la visionarietà. Per qualche strano motivo, i riferimenti al re dell'horror continuano con una fastidiosa filastrocca per bambini, che si ripete ossessivamente nella colonna sonora della prima parte.

La solitudine dei numeri primi è il classico prodotto italiano pieno dei difetti tipici del nostro cinema. Intanto, è il solito film che si fa vanto della propria incomunicabilità, senza peraltro sfruttare minimamente le possibilità della voce off. Scelta che sarebbe anche condivisibile, ma che rende il film troppo disperatamente romanzesco e introspettivo ("devono scoprire dove ti nascondi qui"), senza in realtà approfondire nulla. E i segreti dei protagonisti vengono fatti capire goffamente e troppo presto, svuotando la storia di ogni minima tensione.

Inutile dire che siamo di fronte a un prodotto punitivo, perfettamente rappresentato in questo da un paio di personaggi. Il protagonista maschile ha un'unica espressione per tutto il film, qualsiasi età abbia, e sembra una parodia di certi tristi spettacoli teatrali. Ma anche la madre, interpretata da Isabella Rossellini, dà buona prova di cinismo esibito, che fa tanto film intellettuale.

A questo punto, e' impossibile evitare il traguardo definitivo di questo tipo di prodotti, ossia il ridicolo involontario. Solo in un film italiano una pista da sci non viene chiusa nonostante una nebbia fittissima. E il momento in cui Alba Rohrwacher (che recita il classico Rohrwacher style) inciampa in una sedia e cade è già da stracult. Per non parlare del momento poetico sotto la nebbia, che fa cadere le braccia.

Il tutto sa di falso e programmatico, che si tratti di dialoghi, di "musica gggiovine" o di azioni. Il mondo è crudele verso chi è sensibile e debole, sembra dirci Costanzo. Evidentemente, lui non rientra nella categoria, visto quanto gli è andata bene nella vita…

 

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