C’è un convitato di pietra alla Mostra Cinematografica di Venezia 2014: la televisione.

Già Anime nere ci è sembrato un episodio medio della bella serie tv Sky Gomorra.

Adesso con Perez. di Edoardo De Angelis si torna a parlare di subordinazione del cinema rispetto alla tv anche per la presenza nel divertente film di De Angelis di quell’attore che Gomorra serie tv ha quasi trasformato in star: Marco D’Amore.
Capiamoci: se Anime nere era un episodio stitico e un po’ nonsense di Gomorra (il veterinario mistico nonviolento che alla fine spara meglio di James Bond… dobbiamo ancora capirlo), questo Perez. può essere invece un episodio lungo divertente e rock’n’roll della serie ispirata al best-seller di Roberto Saviano.
Merito di De Angelis e Massimiliano Gallo, una coppia che spacca già dai tempi dell’esordio del vibrante regista casertano Mozzarella Stories.
Sono loro due (De Angelis alla regia, Gallo alla recitazione), più che D’Amore e Luca Zingaretti, a tenere alto il ritmo e trasformare questo noir d’azione in un’esperienza estremamente gradevole.

Questo è un buon cinema di genere. Ma il cinema di genere, ormai, si trova in Italia più in tv che non sul grande schermo. E questo, ormai, è IL problema nel giudicare questi prodotti audiovisivi degni o non degni della spesa di un biglietto e di un’uscita di casa che comporta benzina e forse anche un dopocena. Si apra il dibattito.
Il film? Molto carino. L’avvocato d’ufficio Perez (Luca Zingaretti) è un uomo senza punto (il titolo invece ce l’ha) perché sono anni che si fa trattare male da tutti. Colleghi che sarebbero anche migliori amici, figlia, clienti, ex moglie, balordi incontrati per strada.
Certo che Zingaretti in un ruolo del genere… è poco plausibile. Come chiedere a Messi di giocare male a pallone o a Dwayne “The Rock” Johnson di fare un Ercole che sembra una parodia di Ben Stiller (dimenticate il secondo paragone… perché purtroppo è successo!).
Cosa può andare di più storto a un avvocato d’ufficio così sfigato e bistrattato da essere ricusato in aula da un suo cliente (Lino Musella ovvero O’ Nano nel serial Gomorra) che lo chiama addirittura “latrina” davanti a tutto il tribunale?
Semplice: che la figlia si fidanzi con un giovane boss camorrista rampante e lo umili davanti a tutti cacciandolo di casa sua durante un party in cui Perez è infastidito dalla presenza del suddetto boss Francesco Corvino (Marco d’Amore).

A questo punto entra in scena lui: Massimiliano Gallo.
E’ Luca Buglione, un altro camorrista ma più psicopatico e sui generis rispetto a Corvino.
Porta gli occhiali, parla forbito, ha una voce leggermente stridula e in combutta con un mitico fratello sempre citato e mai visto (fino a un ironico finale) ha un piano che, indirettamente, potrebbe risolvere i tanti problemi di Perez.
Buglione sembra un Raffaele Cutolo più elettrico e muscoloso.
In Mozzarella Stories, quell’esordio di De Angelis già presente qui a Venezia nel torneo solo italiano Controcampo, c’erano le bufale.
Qui… i tori. Il regista deve avere un debole per quadrupedi zoccolati che superano la tonnellata di peso.

La cosa, con l’ingresso di Buglione, si fa parecchio eccitante. Ci saranno diamanti da spartire, tori aprire in due, amici depressi da motivare, indiani immobilizzati da interrogare, boss da nascondere e figlie da recuperare.
Perez., si diceva, è un noir d’azione e il suo lo fa con grinta e personalità. De Angelis ama il dialogo forte, location d’impatto (l’avveniristico Centro direzionale di Napoli già usato da Pappi Corsicato in Il seme della discordia), le urla, whiskey da bere come nei film americani, parole che feriscono come nei romanzieri hardboiled e pallottole che non è necessario sprecare. Tanto ne bastano poche per uccidere.
Il suo film, come Mozzarella Stories, vale assolutamente la pena di essere visto.
Anni fa avremmo gridato al miracolo vista la morte cinematografica del noir e poliziesco italiota con la fine dei ’70.
Adesso, dopo la tv di Romanzo criminale e Gomorra, il cinema ci sembra un passo indietro.
Anime nere crolla rispetto al piccolo schermo. Perez. regge il confronto. Ma può bastare, oggi, un pareggio?
Il cinema non dovrebbe forse essere ancora più grande, provocatorio, significativo e impressionante?
E’ un bel problema per gente in gamba come De Angelis e più ancora per produttori e distributori.
Seguiremo con attenzione la faccenda.
Punto.