VILLETTA CON OSPITI, DI IVANO DE MATTEO: LA RECENSIONE

Una famiglia in un piccolo centro borghese del nord Italia. Dentro il nucleo e fuori da esso, in paese, tra i conoscenti, in parrocchia, regna l‘ipocrisia, la doppiezza e la falsità. Tutte caratteristiche, mostra il film, fomentate dal benessere capitalista, dai timori borghesi e dall’arroganza conservatrice. Villetta con ospiti è un film con le idee chiare, così chiare che non ha nessuna intenzione di metterle in crisi, così chiare che è interamente scritto non per raccontare una storia che ponga domande ma per illustrare quelle idee.

Accadrà che questa famiglia benestante ed ipocrita si macchierà di un peccato molto grave in una notte di tragedia e dovrà prendere decisioni che ne metteranno a nudo la rapace cattiveria. Fin dall’inizio infatti la stantia e banale allegoria è quella dei cacciatori. Sono cacciatori alcuni dei personaggi e sono predatori nella vita reale. È così che viene dato il via alla fiera del pensiero semplice, delle relazioni e delle allegorie note e scontate spacciate per molto originali e, quanto peggio, molto coraggiose.
In realtà in questo film di coraggioso non c’è niente, a partire dall’assenza del coraggio di mettere in crisi le proprie convinzioni tramite una storia o dei personaggi ambigui. Ad essere presente è semmai la piccola pavidità di affermare queste convinzioni con sicurezza, di scrivere tutto in modo che le confermi se non proprio dimostri.

Al pubblico rimane di osservare un rapporto nonna-madre cattivo e rovinato che si riflette in uno madre-figlia altrettanto difficile (ma non è mostrato perché né è suggerito dove possa essere il problema, perché non importa, importa che sia così perché serve alle conclusioni), un rapporto di coppia rovinato dal più usuale dei tradimenti, la collusione con la polizia e le forze dell’ordine, il disprezzo e la paura dell’altro fino ad un sistema malato che perpetua la sopravvivenza e lo status della borghesia tramite il potere del denaro. È il campionario degli stereotipi sul genere che culmina in un finale letteralmente senza nessun senso, che chiude gli eventi quando fa comodo al ragionamento.

Un modello di Ivano De Matteo sembrerebbe essere Michael Haneke e la maniera in cui nei suoi film spesso un evento particolare scoperchia le ipocrisie dei protagonisti, scoperchia ciò che la presentabilità della vita borghese copre. Ma non solo l’evento di Villetta con ospiti è clamoroso e metterebbe in difficoltà chiunque, a prescindere dagli scheletri che ha nell’armadio, e quindi non funziona per niente, ma soprattutto Haneke (come del resto i migliori che battono queste strade con questi obiettivi) attacca con forza certi valori borghesi non dimostrando le proprie idee ma creando situazioni ambigue che svelano quelle altrui.

Ed esiste una profonda e incolmabile differenza tra il coraggio di creare una trama aperta che scateni le domande giuste per svelare un’ipocrisia, e il semplicismo pavido di un film che presenta le risposte che piacciono a chi lo ha creato.

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