Waves segna il ritorno del regista e sceneggiatore Trey Edward Shults dopo il thriller It Comes at Night, con un progetto suddiviso in due atti dall’atmosfera molto diversa che, insieme, propongono un racconto affascinante seppur non privo di difetti.

Tyler (Kelvin Harrison Jr.) è un ragazzo che vede di fronte a sé un futuro brillante grazie a una carriera da wrestler e all’amore della compagna di scuola Alexis (Alexa Demie).

Il teenager deve inoltre fare i conti con gli insegnamenti, a volte piuttosto duri, del padre Ronald (Sterling K. Brown) che cerca di spingerlo ad allenarsi, impegnarsi e intraprendere un percorso ben diverso da quello che ha causato la morte prematura di sua madre a causa di un’overdose. Tyler e la sorella Emily (Taylor Russell) possono comunque contare sul sostegno della seconda moglie di Ronald, Catherine (Renée Elise Goldsberry) che, pur non avendo voluto rinunciare al suo lavoro, cerca di essere una presenza rassicurante e una fonte di affetto per i due ragazzi.
La situazione della famiglia prende però una svolta drammatica quando il ragazzo si infortuna a una spalla e decide di non dire nulla ai genitori nella speranza di poter concludere il campionato e ottenere un’ambita borsa di studio per il college, distruggendo così le proprie speranze di gloria.

L’energia e la passione, spesso irrazionale, che contraddistingue il mondo degli adolescenti, si fanno strada sullo schermo grazie allo stile registico di Shults che non esita a fondere musica e inquadrature ricche di colori e movimento. Il regista e sceneggiatore perde tuttavia in più punti il controllo sul proprio materiale e Waves intreccia alla colonna portante rappresentata dalle conseguenze di un mondo maschile opprimente, e in più casi violento, molti spunti legati alla quotidianità dei teenager contemporanei come dipendenza da alcol e droga, gravidanze inaspettate, rimpianti ed errori irreparabili. Le due parti che compongono il film, la prima dedicata a Tyler e la seconda a Emily ruotano entrambe intorno a un rapporto tra genitori e figli complicato e determinante per decidere la sorte dei due ragazzi. Da una parte c’è un padre presente, ma incapace di ascoltare il proprio figlio e sostenerlo nelle difficoltà invece che spingerlo fino all’estremo e dall’altra c’è invece una figura maschile negativa e assente con cui Luke (Lucas Hedges), il fidanzato di Emily, deve confrontarsi prima che sia troppo tardi. Entrambi gli adolescenti diventano adulti e gettano le basi per la propria maturità proprio tramite l’incontro-scontro con la figura paterna, elemento ben gestito da Harrison e Hedges (attore che si spera di veder uscire dall’ormai consueto ruolo del ragazzo un po’ impacciato e dal carattere complesso) con due personaggi quasi in opposizione per personalità e fisicità. Molto apprezzabile anche la performance di Russell che interpreta con sensibilità e attenzione la solitudine e la malinconia che caratterizza Emily, facendone emergere la sofferenza e al tempo stesso la voglia di vivere e reagire, l’empatia e l’indipendenza che la rendono distante dagli schemi e dagli stereotipi.

Sterling K. Brown, in un periodo particolarmente positivo della sua carriera grazie anche alla serie This Is Us, si mette fisicamente e psicologicamente al servizio di un personaggio in cui le buone intenzioni vengono soffocate dall’incapacità di relazionarsi in modo aperto e onesto con il figlio, incanalando il proprio amore in insegnamenti che pesano sulle fragili spalle di un teenager solo apparentemente forte e in un legame con la moglie rappresentato con intensità e ottimo feeling accanto a Renée Elise Goldsberry.

Utilizzando più volte la metafora delle onde, del destino e delle maree in continuo movimento, il film, contraddistinto anche da una colonna sonora trascinante e ipnotica, convince nonostante uno script che in più momenti si rifugia in situazioni ed emozioni fin troppo utilizzate sul grande schermo, riuscendo però a proporre con Waves un interessante ritratto dei rapporti tra diverse generazioni e sull’importanza del dialogo e del perdono all’interno di una società che spesso spinge sull’acceleratore negando il tempo per una seconda chance a chi compie errori.