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    <title>BadTaste - Recensioni</title>
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        <title>Monster - La storia di Lizzie Borden, la recensione: il mistero si perde sotto i colpi dell&#039;eccesso</title>
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        <updated>2026-09-25T14:45:45+00:00</updated>
        <published>2026-09-25T14:45:41+00:00</published>
        <author>
            <name>Marco Righetti</name>
        </author>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDcwNDRcL1Bvc3Rlci1kaS1Nb25zdGVyLUxhLVN0b3JpYS1kaS1MaXp6aWUtQm9yZGVuLmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=a4b5ed4ee61ac90d68f163dbe7234aa8f76bc3d8a8a09c5eeb5295f00480c624" alt="Poster di Monster La Storia di Lizzie Borden"></figure>
            <p>Lizzie Borden è diventata un&#039;icona criminale nonostante nessuno sia mai riuscito a dimostrare che abbia davvero ucciso suo padre e la matrigna. Assolta nel 1893, è sopravvissuta nell&#039;immaginario collettivo attraverso una celebre filastrocca, libri, film e serie televisive, fino a diventare praticamente inseparabile dall&#039;ascia con cui Andrew e Abby Borden vennero brutalmente assassinati nella loro casa di Fall River. <strong>Una figura sospesa da oltre centotrent&#039;anni</strong> tra storia e leggenda, colpevolezza e innocenza: materiale quasi perfetto, almeno sulla carta, per <em>Monster</em>.</p><p>Ed è proprio questo potenziale a rendere particolarmente deludente <em>Monster: La storia di Lizzie Borden</em>, quarta stagione dell&#039;antologia creata da Ryan Murphy e Ian Brennan. Dopo Jeffrey Dahmer, i fratelli Menendez ed Ed Gein, la serie torna su Netflix con otto episodi che cambiano epoca e atmosfera, immergendosi nel Massachusetts di fine Ottocento e abbracciando il period drama, l&#039;horror gotico, il melodramma e persino la commedia nera.</p><p>Le premesse funzionano e l&#039;inizio sembra suggerire che il cambio di scenario possa dare nuova linfa a una formula apparsa già affaticata, ma l&#039;impressione dura poco. <strong>Monster ricade progressivamente nei propri difetti</strong>: accumula personaggi, simbolismi e provocazioni, si allontana dalla protagonista e soprattutto sente ancora una volta il bisogno di spiegare tutto. Persino ciò che, nel caso di Lizzie Borden, sarebbe stato molto più interessante lasciare senza risposta.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/monster-la-storia-di-lizzie-borden-la-recensione-il-mistero-si-perde-sotto-i-colpi-delleccesso">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>La nuova stagione di Monster punta più in alto che mai con un racconto che parte da lontano, ma la resa finale non convince. Un&#039;opera troppo schiava della propria struttura?</summary>
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        <title>Una storia, la recensione: Anna Foglietta cerca un film che possa dare tanto con poco</title>
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        <updated>2026-09-24T12:01:03+00:00</updated>
        <published>2026-09-24T12:00:44+00:00</published>
        <author>
            <name>Gabriele Lingiardi</name>
        </author>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDcxNThcL3VuYV9zdG9yaWEuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=84872e7fd9e670ba4da4d796e17d3f265bcdee8420283da945e00324b48ff10d" alt="una_storia"></figure>
            <p>Serve il titolo internazionale, <em>A Common Story</em>, per cogliere le intenzioni dietro a questo esordio alla regia di Ana Foglietta. Non si vuole raccontare <em>Una storia</em>, come da titolo italiano, ma un vuoto che può colpire chiunque. È quello che accade a Erika e Mauro quando la figlia Irene parte per studiare all’estero. La coppia, apparentemente rodata da anni di vita insieme, si ritrova con il nido vuoto. Dopo anni di impegno rivolto alla crescita di un’altra persona ora il centro ritorna ad essere la coppia.</p><p>Con l’assenza si fanno spazio inquietudini personali: un rapporto difficile di Mauro con il padre, una forma depressiva di Erika che si manifesta con una diffusa apatia. Come spesso capita con i film diretti da chi ha passato tanto tempo davanti alla macchina da presa, anche <em>Una storia</em> si affida molto ai suoi attori, in questo caso Alba Rohrwacher e Guido Caprino. La sceneggiatura è volutamente ridotta all’osso a livello di intreccio per spingere invece sulla recitazione. <strong>Un approccio minimale</strong>, che è faticosissimo da gestire in regia. All’interno delle sequenze infatti ciò si vuole che lo spettatore provi è la stessa sensazione di vuoto, di mancanza e incomunicabilità dei personaggi. Questo viene raggiunto in pieno, portando con sé un altro problema: come rendere al contempo appassionanti queste vite svuotate?</p><h2>Basta lavorare con poco per dare tanto?</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/una-storia-la-recensione-anna-foglietta-cerca-un-film-che-possa-dare-tanto-con-poco">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>L&#039;esordio alla regia di Anna Foglietta è un film che mette a dura prova lo spettatore, una sfida di regia difficile (e in parte fallita) che trova però un momento di grande cinema sul finale.</summary>
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        <title>Heart of the Beast, la recensione: un live action Disney che incontra Rambo</title>
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        <updated>2026-09-24T10:16:02+00:00</updated>
        <published>2026-09-24T10:15:36+00:00</published>
        <author>
            <name>Emanuele Rauco</name>
        </author>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDcxMjVcL3VubmFtZWQud2VicCIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=556e86c84fa4752fedf076ffb48038f253bb8425e36b5b96e03881de9476f35a" alt="unnamed"></figure>
            <p>Partiamo subito con un&#039;avvertenza: chi, vedendo la locandina di <em>Heart of the Beast</em>, o il trailer, si aspettasse un film duro, crudo, violento e pure un po&#039; rozzo dovrà ricredersi. La presenza di Brad Pitt e le immagini avventurose, unite al nome del regista David Ayer, potrebbero far pensare a un film à la Jason Statham, di cui Ayer è diventato affezionato regista dopo <em>Suicide Squad</em>, ma di fronte ci si trova tutt&#039;altro tipo di film, o quasi.</p><h2>Un veterano, un cane, l&#039;Alaska</h2><div class="scribble-block"><figure class="rounded-sm">
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/heart-of-the-beast-la-recensione-un-live-action-disney-che-incontra-rambo">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Brad Pitt e un cane-eroe contro la natura selvaggia dell&#039;Alaska: David Ayer firma un family movie d&#039;azione più tenero che duro, tra suggestioni Disney e il carisma da vecchio divo di Pitt</summary>
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        <title>The Gentlemen, la recensione della stagione 2: lo show criminale di Guy Ritchie fa tappa in Italia</title>
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        <updated>2026-09-23T13:55:15+00:00</updated>
        <published>2026-09-23T13:53:05+00:00</published>
        <author>
            <name>Guido Avitabile</name>
        </author>
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            <p>La stagione 2 di <em>The Gentlemen</em> arriva su Netflix a distanza di due anni, portando avanti i piani di ascesa al potere del Duca di Theo James. <strong>Guy Ritchie</strong> torna in veste di showrunner (<em>e di regista</em>) per continuare a espandere in streaming il mondo creato nel 2019 con il film che visto Matthew McConaughey nei panni del protagonista. Per coloro che ancora non lo sanno, i due prodotti vivono due vite parallele ma divise - e tra loro condividono solo le location e il nome, andando a raccontare un&#039;altra storia legata alla vendita illegale di erba nell&#039;Inghilterra moderna.</p><p>Guy Ritchie torna come regista per tre episodi, mentre si alterna a <strong>Eran Creevy</strong> (già presente nella stagione 1) e il nuovo arrivato <strong>Nick Rowland</strong>, su sceneggiatura dello stesso Ritchie e <strong>Matthew Read</strong> (<em>Peaky Blinders</em>). Scopriamo insieme se questa stagione 2 ha ripagato l&#039;attesa, elevando ulteriormente il personaggio di Eddie nella mala britannica, tra nuove location e, ovviamente, nuovi personaggi poco raccomandabili.</p><h2><strong>Dove eravamo rimasti</strong></h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/the-gentlemen-la-recensione-della-stagione-2-lo-show-criminale-di-guy-ritchie-fa-tappa-in-italia">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>La stagione 2 di The Gentlemen è disponibile su Netflix, riuscirà il Duca di Theo James a lasciare il segno?</summary>
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        <title>Silo 3, la recensione: una stagione in crescendo getta le basi per l&#039;epilogo della storia</title>
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        <updated>2026-09-21T13:39:52+00:00</updated>
        <published>2026-09-21T13:39:20+00:00</published>
        <author>
            <name>Beatrice Pagan</name>
        </author>
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            <p>La terza stagione di Silo, dopo una partenza un po&#039; al rallentatore che rischia di mettere a dura prova la pazienza di parte degli spettatori, regala una delle narrazioni sci-fi più interessanti delle ultime stagioni televisive gettando, al tempo stesso, le basi per un capitolo finale che si preannuncia davvero imperdibile.</p><p class="MsoNormal">L’attesa per il quarto capitolo della storia, tuttavia, sarà piuttosto lunga e bisognerà aspettare fino all’estate 2027 prima di scoprire in che modo si concluderà la lotta per la libertà portata avanti dai ribelli nel futuro post-apocalittico in cui è ambientata la storia.</p><h2>Due storie raccontate in parallelo</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/silo-3-la-recensione-una-stagione-in-crescendo-getta-le-basi-per-lepilogo-della-storia">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
            ]]>
        </content>
        <summary>La serie Apple tratta dai romanzi di Hugh Howey continua a stupire, confermandosi una delle produzioni più intriganti del panorama streaming degli ultimi anni. Un ultimo passo di assoluto livello prima dell&#039;attesissimo finale.</summary>
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        <title>Normal, la recensione: metti la yakuza dentro Fargo e guarda il caos fiorire</title>
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        <updated>2026-09-21T10:20:27+00:00</updated>
        <published>2026-09-21T10:20:23+00:00</published>
        <author>
            <name>Emanuele Rauco</name>
        </author>
        <content type="html">
                        <![CDATA[
            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDI2ODdcL25vcm1hbC1iYWR0YXN0ZS5pdC0yOTA0MjAyNi5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=856972bd11ed5f75641da307ad0983f80edd68580355f760487855fba26fee12" alt="normal badtaste.it 29042026"></figure>
            <p>Forse non tutti sanno che, prima di diventare noto come Saul Goodman in <em>Breaking Bad</em> e nei suoi seguiti, Bob Odenkirk era un celebre comico: tra gli attori di punta del <em>Saturday Night Live</em> a cavallo degli anni &#039;90, poi del <em>Ben Stiller Show</em> e infine di <em>Mr. Show</em>, da lui stesso creato, l&#039;attore vinse due Emmy. Poi arrivò la geniale intuizione di Vince Gilligan, e la storia cambiò.</p><h2>Il nuovo action hero ha (più di) 60 anni</h2><div class="scribble-block"><figure class="rounded-sm">
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/normal-la-recensione-metti-la-yakuza-dentro-fargo-e-guarda-il-caos-fiorire">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Da Saul Goodman a sceriffo action hero: Bob Odenkirk conquista Normal, il thriller di Ben Wheatley scritto dal padre di John Wick, tra echi dei Coen, cinema yakuza e la sua inaspettata Odissea</summary>
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        <title>The Invite, la recensione: la rivoluzione sessuale può attendere</title>
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        <updated>2026-09-18T10:31:02+00:00</updated>
        <published>2026-09-18T10:30:49+00:00</published>
        <author>
            <name>Emanuele Rauco</name>
        </author>
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            <p>Può un film che riteniamo riuscito e soddisfacente avere un retrogusto di occasione mancata? Forse sì, almeno è questo che ci si ritrova a pensare alla fine di <em>The Invite</em>, la commedia diretta da Olivia Wilde che rilegge <em>Sentimental</em>, film spagnolo del 2020 che ha avuto ben cinque remake in giro per il mondo, tra cui uno italiano (<em>Vicini di casa</em>).</p><p>La trama, scritta da Will McCormack e Rashida Jones, è ovviamente molto simile all&#039;originale: c&#039;è una coppia che si intuisce essere in crisi (Seth Rogen e Olivia Wilde) e un&#039;altra (Edward Norton e Penélope Cruz), che abita al piano di sopra e che invece si trova nel momento culminante della propria passione, almeno stando ai rumori che si sentono dalla loro abitazione. Quando viene organizzata una cena per conoscersi meglio, alcuni segreti saranno svelati e i nodi verranno al pettine.</p><h2>L&#039;umorismo del disagio secondo Seth Rogen</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/the-invite-la-recensione-la-rivoluzione-sessuale-puo-attendere">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Olivia Wilde rilegge Sentimental con Seth Rogen, Edward Norton e Penélope Cruz: una commedia sul disagio di coppia che diverte ma non osa fino in fondo</summary>
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        <title>Resident Evil, la recensione: Zach Cregger “reinventa” il franchise con ironia e sangue</title>
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        <updated>2026-09-17T16:38:01+00:00</updated>
        <published>2026-09-17T16:37:56+00:00</published>
        <author>
            <name>Gabriella Giliberti</name>
        </author>
        <content type="html">
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDcwMDNcL1phY2gtQ3JlZ2dlclx1MjAxOXMtUkVTSURFTlQtRVZJTC1Nb3YuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=64a53f09a3a201df695b7d61170e0c10af4b54d58c7eb867c9d67da45b0482b5" alt="Zach Cregger’s RESIDENT EVIL Mov"></figure>
            <p>Dopo l&#039;esalogia sgangherata e action di Paul W. S. Anderson con Milla Jovovich, il tentativo più fedele ma mal riuscito di Welcome to Raccoon City nel 2021 e la serie TV Netflix del 2022 partita bene ma finita peggio, diciamo che le trasposizioni del franchise di <em>Resident Evil</em> ci hanno abbondantemente mostrato segni di cedimento. </p><p>Dall’altra parte, la saga videoludica di Capcom ha continuato ad attraversare annate altalenanti, con un boost dettato inizialmente dal riuscitissimo remake di <em>Resident Evil II</em>, e la capacità cambiare pelle sottogenere dopo sottogenere, dall&#039;azione più sfrenata al folklore rurale fino allo slasher più cupo con quella strizzata d&#039;occhio dichiarata a Non aprite quella porta con <em>Resident Evil VII</em>. Cosa chiedere ancora, allora, a un franchise che sembra aver già detto tutto quello che poteva dire? Zach Cregger, reduce dai successi di Barbarian e Weapons, per questo nuovo Resident Evil, al cinema dal 17 Settembre con Sony Pictures, sceglie la strada più inaspettata e controversa possibile: distruggere direttamente lo status quo del franchise. E fa bene!</p><h2>Bryan, l&#039;eroe più ordinario mai visto in un Resident Evil</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/resident-evil-la-recensione-zach-cregger-reinventa-il-franchise-con-ironia-e-sangue">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Zach Cregger dirige il nuovo Resident Evil, un reboot che abbandona i personaggi storici della saga per raccontare l&#039;incubo di Raccoon City attraverso gli occhi di un uomo comune. Un mare di risate per un bagno di sangue!</summary>
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        <title>Dov’è la Fiesta?, la recensione: un film intelligente che fa bene al nostro cinema</title>
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        <updated>2026-09-17T14:47:01+00:00</updated>
        <published>2026-09-17T14:46:58+00:00</published>
        <author>
            <name>Maurizio Ermisino</name>
        </author>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY5OThcL0YuQ2FycmlsLSYtTGluZGEtQ2FyaWRpLS0tRG92J1x1MDBlOC1sYS1maWVzdGEuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=84269d1be962295dd8b4123652c5165de67d554e452dbe1b9c67dbd7f1b38a88" alt="F.Carril & Linda Caridi - Dov'è la fiesta"></figure>
            <p>“I toscani, con la loro ‘c’ aspirata e il senso dell&#039;umorismo da quattro soldi, hanno ‘devastato questo Paese’, più che il cinema in senso stretto”. La battuta di <em>Boris </em>ha fatto storia e ci è tornata in mente durante la visione di <em>Dov’è la Fiesta?</em>, l’opera prima di Niccolò Gentili, classe 1991, fiorentino. Gentili, che ha scritto il film con Lisa Nur Sultan (una delle nostre migliori penne), è anche in scena in un ruolo, e sia lui che il protagonista Francesco Carril, (in realtà spagnolo, ma interpreta un ragazzo di Fucecchio), fanno ampio sfoggio della ‘c’ aspirata. Ma non si tratta solo della provenienza dei personaggi. Tutto il film è permeato di uno spleen toscano, e da una serie di omaggi ai numi tutelari della commedia alla toscana, come Benigni (ma anche Troisi per <em>Non ci resta che piangere</em>) e Pieraccioni. </p><p>C’è, insomma, un orgoglio toscano che attraversa il film, che però, attenzione, non è la tipica commedia toscana basata sugli attori mattatori e la loro tipica comicità. E, volendo, non è neanche la solita commedia romantica come la facciamo in Italia. Perché, se uno dei punti cardinali del film sono i comici toscani, l’altro è la commedia sofisticata internazionale, hollywoodiana. Sì, <em>Harry ti presento Sally</em>, che la protagonista femminile cita spesso nei suoi corsi di sceneggiatura. E il film di Rob Reiner come ispirazione per questa storia ci sta benissimo, perché si parla, come diceva quella canzone, di rapporti tra giovani uomini e giovani donne. Di quel momento in cui, in un rapporto, ci si chiede, “noi cosa siamo?”. E del fatto che “incontrarsi è un miracolo, ma perdersi è la cosa più facile del mondo”.</p><h2>Perdere la macchina, trovare l’amore</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/dove-la-fiesta-la-recensione-un-film-intelligente-che-fa-bene-al-nostro-cinema">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Il nuovo film di Niccolò Gentili arriva al cinema: ecco le nostre considerazioni su Dov&#039;è la Fiesta?</summary>
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        <title>Amori &amp; incantesimi 2, la recensione: Nicole Kidman e Sandra Bullock di nuovo streghe senza amore</title>
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        <updated>2026-09-14T13:52:25+00:00</updated>
        <published>2026-09-14T13:52:24+00:00</published>
        <author>
            <name>Maurizio Ermisino</name>
        </author>
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            <p>“Chiunque amiamo muore. E non è l’ideale per un profilo Tinder”. È una delle battute migliori di <em>Amori &amp; incantesimi 2</em>, il sequel del film del 1998 con Sandra Bullock e Nicole Kidman, che ci riporta quel mondo di intrighi al chiaro di luna e di magia ancestrale. Di battute carine ce ne sono, ma questa è quella che, in una frase, sintetizza il punto di partenza della storia, per chi non la ricordasse. A causa di una maledizione nata da un’antenata le sorelle Owens non possono innamorarsi, perché il loro amore è costretto alla morte. Iniziava così il primo film, che abbiamo rivisto di recente perché, lo confessiamo, ce lo ricordavamo poco. Era una commedia piuttosto leggera, che nascondeva un sottotesto importante, quello sulla violenza sulle donne, di cui ancora si parlava poco, e una trama piuttosto semplice con un curioso finale anti-climatico. Diciamo che poteva essere una puntata di Streghe con un budget più alto e un cast migliore. </p><p>Sì, perché in quegli anni Nicole Kidman e Sandra Bullock erano all’apice della carriera: la prima aveva girato <em>Ritratto di signora</em> con Jane Campion e <em>Eyes Wide Shut</em> con Stanley Kubrick, che sarebbe uscito l’anno dopo, e blockbuster come <em>Batman Forever</em>. La seconda arrivava forte del successo dei due <em>Speed</em>, de <em>Il momento di uccidere</em> e <em>The Net</em>. E il successo del film è stato probabilmente più frutto della fama delle due attrici che della sua qualità. Alla notizia che sarebbe arrivato un seguito ci si chiede: perché fare un sequel di un film che non è stato né un successo così clamoroso e né un cult rivalutato nel tempo?</p><h2>Se innamorarsi è un pericolo</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/amori-incantesimi-2-la-recensione-nicole-kidman-e-sandra-bullock-di-nuovo-streghe-senza-amore">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Le nostre considerazioni sul sequel di Susanne Bier che vede il ritorno di Practical Magic dopo quasi 30 anni.</summary>
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        <title>A bit of light, la recensione: il film più intimo e doloroso di Ali Asgari  </title>
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        <updated>2026-09-12T12:01:26+00:00</updated>
        <published>2026-09-12T12:01:24+00:00</published>
        <author>
            <name>Alessandro Ritrovato</name>
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            <p>Ali Asgari, classe 1982, è senza dubbio una delle voci più importanti del nuovo cinema iraniano. Si è fatto conoscere a Cannes 2023, nella sezione Un Certain Regard, con il bellissimo <em>Kafka a Teheran</em> (co-diretto e sceneggiato con Alireza Khatami), mentre lo scorso anno, proprio qui al Lido, ha continuato a far parlare di sé con <em>Divine Comedy</em>, una satira amarissima sulla censura del regime selezionata in Orizzonti. Quest’anno, la Mostra, giunta alla sua 83ª edizione, promuove direttamente in concorso il suo <em>A Bit Light, </em>certificando una crescita del cineasta iraniano all’interno del panorama cinematografico mondiale.</p><p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Effettivamente, con questo nuovo film, Asgari realizza il suo lavoro stilisticamente più maturo, cambiando però del tutto registro: niente ironia tagliente (“morettiana”, come l’hanno definita alcuni critici), ma un tono più spirituale e doloroso, pur continuando a raccontare la crisi collettiva dell’Iran attraverso una vicenda personale.</p><p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Il protagonista è infatti un medico che, dopo essere stato arrestato e aver visto il proprio ambulatorio chiuso dalle autorità, perde ogni fiducia nel futuro e decide di togliersi la vita. Prima di farlo, però, sceglie di trascorrere un’ultima giornata con gli affetti più cari, con il fratello, le sorelle e la madre, per prepararli alla sua dipartita. Ma è proprio nel contatto con la sua famiglia che la sua decisione comincia lentamente a esaurirsi, aprendo uno spiraglio inatteso di rinascita.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/a-bit-of-light-la-recensione-il-film-piu-intimo-e-doloroso-di-ali-asgari">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Il regista iraniano porta al Lido un racconto che si allontana dal sarcasmo del precedente Divine Comedy per abbracciare un registro funereo. Il risultato è un cinema rigoroso che però fatica ad andare oltre l’esercizio concettuale. </summary>
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        <title>Ritorno a Buenos Aires, la recensione: &quot;El silencio es salud&quot;</title>
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        <updated>2026-09-12T12:37:41+00:00</updated>
        <published>2026-09-11T12:37:31+00:00</published>
        <author>
            <name>Maria Eleonora Mollard</name>
        </author>
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            <p>È una ferita ancora aperta quella della giunta militare guidata da Videla e successori in Argentina tra il 1976 e il 1983. Ne parla Marco Bechis in <em>Ritorno a Buenos Aires</em>, presentato in concorso a Venezia 83 con un solido Adriano Giannini. Mariano Guerra (Adriano Giannini), un disadattato antisociale che fa il soccorritore e vive in solitudine con un cane, viene convocato in Argentina per testimoniare al famoso Juicio Olimpo contro gli ex militari della dittatura fino ad allora protetti dalle vecchie leggi di amnistia (Ley de Punto Final e Obediencia Debida). La fragile psiche dell&#039;uomo viene ulteriormente compromessa quando ritorna a Buenos Aires e incontra altre vittime come lui e, in particolare, un ex compagno che lo accusa di averlo venduto all’epoca, dando il via a un effetto domino di tradimenti e arresti sfociati in rapimenti, torture ed esecuzioni. </p><p>La convivenza nel palazzo di giustizia con le altre vittime diventa per Mariano un modo per far <strong>riaffiorare i traumi a lungo soffocati</strong>, con il supporto di una cassetta da lui stesso registrata per non dimenticare gli abusi subiti. Così, con flashback alternati, seguiamo un giovane Mariano (Eduardo Hoy), ancora studente di medicina italiano a Buenos Aires, torturato e usato sia come amante che come assistente medico del Dottor K (Adrián Fondari). Questo rapporto di abusi sessuali col Dottor K. permette a Mariano di sopravvivere nei due anni di prigionia nel Garage Olimpo, uno dei tanti e troppi centri di detenzione dove passarono migliaia di desaparecidos.</p><div class="scribble-block"><figure class="rounded-sm">
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            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/ritorno-a-buenos-aires-la-recensione-el-silencio-es-salud">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Marco Bechis e Adriano Giannini portano a Venezia 83 un film di ricordi e dolore. Ecco le nostre considerazioni sulla pellicola in uscita il prossimo 17 settembre con Fandango.</summary>
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        <title>NAZA, la recensione: un documentario glaciale che racconta il massacro di Gaza dal punto di vista dei carnefici. </title>
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        <updated>2026-09-12T15:17:39+00:00</updated>
        <published>2026-09-10T12:00:33+00:00</published>
        <author>
            <name>Alessandro Ritrovato</name>
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            <p>Oggi, 10 settembre, il cielo è grigio sopra il Lido. Il mare agitato. E non è un caso che sia proprio questo tempo ad accompagnare l’anteprima mondiale di un film che porta l’orrore al centro del suo sguardo. Ammettiamo che c’è una certa responsabilità nel parlare di NAZA. Perché non è un film come gli altri venti del concorso dell’83ª Mostra del Cinema di Venezia - e una cosa va detta: per come è arrivato, un mese dopo l’annuncio della selezione, a un anno dal Leone d’oro mancato a <em>La voce di Hind Rajab</em> (per molti il vincitore morale della scorsa edizione), NAZA si sottrae a qualunque collocazione all’interno della competizione principale. Non tanto per il film in sé, ma perché di fronte a un’operazione del genere è quasi impossibile maturare un giudizio di valore. E non per mettere le mani avanti, ma l’unica cosa da fare, con un’opera così, è rompere il silenzio e lasciare spazio alla discussione. </p><h2>Uno sterminio calcolato e pianificato</h2><p>Firmato dagli autori di No Other Land (Yuval Abraham e Rachel Szor), prodotto dal The Guardian e con Jonathan Glazer nelle vesti di produttore esecutivo, NAZA condivide gli intenti proprio con La zona d’interesse: raccontare un genocidio dal punto di vista dei carnefici, indagando le testimonianze di chi ha contribuito direttamente all’uccisione dei civili palestinesi. Girato di notte sui tetti di Tel Aviv (per far sì che nessuno li vedesse), il film rivela nel dettaglio i meccanismi alla base di uno sterminio calcolato e pianificato. </p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/naza-la-recensione-un-documentario-glaciale-che-racconta-il-massacro-di-gaza-dal-punto-di-vista-dei-carnefici">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Il documentario realizzato dai coautori di No Other Land è cinematograficamente glaciale, urgente e straziante. In concorso all’83ª Mostra del Cinema di Venezia, avrà un impatto emotivo e politico molto forte.</summary>
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        <title>Il fuoco che ti porti dentro, la recensione: il dolore è una questione di sangue</title>
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        <updated>2026-09-09T18:01:03+00:00</updated>
        <published>2026-09-09T18:00:51+00:00</published>
        <author>
            <name>Gabriele Cerrito</name>
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                        <![CDATA[
            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY3NjZcLzIzMTUzMV9wcGwuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=086277cc0c864de0335a116fc6036275870430e2cde31ca26382c7ef1aa187b5" alt="231531_ppl"></figure>
            <p>In una Venezia 83 in cui gli italiani provano a destreggiarsi con operazioni assai diverse, non avremmo mai immaginato di celebrare <strong>un dramma familiare che sembra quasi appartenere a un&#039;altra epoca</strong>. Il ritorno di Edoardo De Angelis in concorso alla Mostra del Cinema è un adattamento dalla forza e dall&#039;espressività rare, che guarda alla famiglia come a un microcosmo dalle molte facce - e a legami di sangue tanto fragili quanto inscindibili. Gioca tanto sui contrasti, <em>Il fuoco che ti porti dentro</em>, poggiandosi su<strong> una formidabile Vanessa Scalera</strong> per raccontare il dramma di una famiglia alla deriva. </p><p>L&#039;adattamento dell&#039;omonimo romanzo di Antonio Franchini è una storia di amori e veleni. Di quelli che ti inaspriscono e poi ti corrodono, nel tempo, facendo terra bruciata intorno al cuore. Come spesso capita, non è il cosa si racconta a far la differenza, ma il come. E quello che succede alla famiglia protagonista, dove un figlio si ritrova a fare i conti con una madre che ha sempre tentato di allontanare, ma dalla quale non è mai davvero riuscito a slegarsi, rappresenta <strong>un&#039;occasione unica per poter mostrare la potenza narrativa dei legami con un piglio differente</strong>. Angela, donna d&#039;altri tempi (magnetica tanto davanti lo schermo quanto in sceneggiatura), è un personaggio che vive di fascinazioni e caos: madre, nonna, ma prima di tutto donna capace di travolgere e condannare il mondo con la sua sola presenza. L&#039;incontro tra madre e figlio per la cena di Natale è l&#039;occasione perfetta per lasciar emergere un dolore soffocato dalla distanza (tanto geografica, quanto sentimentale).</p><p>Tutto ruota intorno ad Angela, anima attraente e repulsiva al tempo stesso, il cui fuoco (che dà proprio il titolo all&#039;opera) permette di alimentare <strong>un dramma purissimo, a tratti esilarante</strong>, sulla crisi e l&#039;incomunicabilità. La casa diventa campo di battaglia, il cinema l&#039;incanto capace di raccontarlo nel modo migliore.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/il-fuoco-che-ti-porti-dentro-la-recensione-il-dolore-e-una-questione-di-sangue">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Il nuovo film di Edoardo De Angelis, tratto dal romanzo omonimo di Antonio Franchini, è un ritratto potente della crisi e dell&#039;incomunicabilità. Un&#039;opera da tenere assolutamente d&#039;occhio.</summary>
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        <title>Company, la recensione: il malinconico racconto gotico di Casey Affleck è un&#039;inaspettata sorpresa</title>
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        <updated>2026-09-09T13:47:17+00:00</updated>
        <published>2026-09-09T13:47:13+00:00</published>
        <author>
            <name>Gabriella Giliberti</name>
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            <p>“Per me raccontare storie non è mai stato inventare qualcosa, quanto scoprirlo”, afferma Casey Affleck durante la conferenza di presentazione del suo ultimo film da regista, Company, un tanto inaspettato quanto sorprendente racconto gotico che ricorda le atmosfere fantasmagoriche di Henry James e le parole ambigue delle narratrici inaffidabili di Shirley Jackson.</p><p>La Evelyn di Emily Alyn Lind, che vediamo arrivare in una notte di pioggia impietosa del Natale 1975 in un quartiere borghese dove, dopo aver sbagliato porta convinta fosse quella di tali Benedict, viene accolta da un gruppo di amici in festa, comincia a ricambiare la cortesia raccontando la storia di Tom, un vecchio eremita in punto di morte interpretato da Nick Nolte. La storia è ambientata nel 1953 e, guarda caso, anche il vecchio Tom, nel suo casolare sperduto, viene sorpreso da un’ospite inattesa: una donna svenuta nella neve, persa dopo un guasto del treno su cui viaggiava. Insonne e infreddolita, la donna racconta a sua volta una storia all’anziano uomo ambientata molti decenni prima, che vede protagonisti una coppia di agricoltori accogliere in casa un giovane vagabondo dallo sguardo di ghiaccio e i modi altezzosi.</p><p>È così che Casey Affleck dà vita a una pellicola stratificata, dalle atmosfere e colori antichi che profumano d’autunno, un gioco di scatole cinesi fatto di una storia nella storia nella storia, eppure appare chiaro fin da subito che tutte e tre le linee temporali condividano un filo conduttore capace di intrecciare, in un modo o nell&#039;altro, i destini dei rispettivi protagonisti.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/company-la-recensione-il-malinconico-racconto-gotico-di-casey-affleck-e-uninaspettata-sorpresa">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Casey Affleck arriva in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia con una pellicola gotica, Company. Un film che unisce la passione per la narrazione, il cinema di genere e la rilettura di una delle creature più affascinanti del cinema e della letteratura per una lunga riflessione sulla solitudine umana e la costante ricerca di condivisione.</summary>
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        <title>L&#039;Estranea, la recensione: Paolo Strippoli si conferma il giovane miracolo del cinema di genere italiano</title>
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        <updated>2026-09-08T10:21:02+00:00</updated>
        <published>2026-09-08T10:20:19+00:00</published>
        <author>
            <name>Gabriella Giliberti</name>
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        <content type="html">
                        <![CDATA[
            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY2OThcL2xlc3RyYW5lYS0xMjgweDYzMC5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=056a943f13e58bd4dc36d4b6164ef0484b82daf3443a2fd5915eef56aad1a21b" alt="lestranea-1280x630"></figure>
            <p>Dopo il grande successo internazionale de La Valle dei Sorrisi (2025), il cui debutto era stato proprio alla Mostra del Cinema di Venezia nel fuori concorso, era solo questione di tempo prima che Paolo Strippoli arrivasse a competere per il Leone d&#039;Oro. Lo fa, a un solo anno di distanza, con L&#039;Estranea, la sua opera più matura, che vede come protagonista una madre disposta a tutto per il bene dei suoi figli, persino a dare vita a una spirale diabolica a causa di una donna misteriosa. </p><p>Il miglior film italiano visto quest’anno al Lido, l’ennesima conferma di un talento che non sembra conoscere tentennamenti.</p><h2>Una spirale di ricatti affettivi</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/lestranea-la-recensione-paolo-strippoli-si-conferma-il-giovane-miracolo-del-cinema-di-genere-italiano">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, L’Estranea conferma il talento di Paolo Strippoli, grande speranza per un cinema di genere italiano di qualità fatto di (e da) veri appassionati. </summary>
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        <title>Look Back, la recensione: la ferocia emotiva di Fujimoto tradotta nella poetica onirica di Koreeda</title>
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        <updated>2026-09-07T20:05:42+00:00</updated>
        <published>2026-09-07T20:05:38+00:00</published>
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            <name>Gabriella Giliberti</name>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY2OTVcL2xvb2tfYmFjay5qcGciLCJlZGl0cyI6eyJyZXNpemUiOnsid2lkdGgiOjEwMDB9fX0=?signature=50717756f48d603ecd846d021c68b8de32736da44fb97987e7d16aecb5cfda71" alt="look_back"></figure>
            <p><em>Look Back</em> arriva alla Mostra del Cinema di Venezia esattamente due anni dopo il film animato di Kiyotaka Oshiyama prodotto da Studio Durian, tratto dall’omonima opera di Fujimoto Tatsuki, e questa volta a dirigerlo è Hirokazu Kore&#039;eda, che sposta il racconto dal segno in movimento ai corpi reali di Natsuki Deguchi e Aju Makita. Se l’anime trasformava il tratto della matita di Fujimoto in materia viva, muovendosi e respirando sullo schermo, la versione di Kore&#039;eda rende quella stessa tensione creativa senza il filtro del disegno, affidandola per intero alla recitazione, ai corpi delle due attrici, alla luce naturale che entra dalle finestre di una casa di provincia, delle stagioni che si alterano e che possiamo percepire sulla nostra stessa pelle, rabbrividendo o sudando, restituendo a Fujino e Kyomoto una tangibilità fotografica che rende la loro amicizia, le loro speranze e sogni, anche la loro solitudine e dolore, ancora più vicine, meno mediate dalla stilizzazione del disegno. Questo <em>Look Back</em>, infatti, non è un adattamento che intende sostituirsi al precedente né superarlo, così come l’anime non aveva la pretesa di sostituire il manga, e non è nemmeno una mera copia carbone priva di anima, ma piuttosto un terzo sguardo sulla stessa ferita, dimostrando quanto una singola storia possa rimanere universale a prescindere dal linguaggio che la racconta.</p><p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">La regia si prende il tempo necessario per esplorare il rapporto tra le due protagoniste fin dall&#039;infanzia, nato grazie a delle strisce ironiche che Fujino disegnava per il giornalino della scuola, costellando la pellicola di quei piccoli momenti apparentemente insignificanti ma che finiscono per costruire l&#039;intera storia. Le emozioni passano spesso attraverso i gesti e le espressioni più che attraverso le parole, lavorando non di rado in sottrazione, nel silenzio, prima di accompagnare le due ragazze con sottofondi delicati e una macchina da presa che le abbraccia senza mai risultare invadente, lasciandoci scivolare in punta di piedi dentro il loro mondo. Anche la struttura temporale, che nel manga procede per salti e sovrapposizioni, tornando costantemente indietro su momenti già vissuti per caricarli di un significato nuovo, trova nel film un equivalente visivo fatto di dissolvenze e ritorni, un guardarsi indietro che è insieme titolo, struttura narrativa e imperativo morale rivolto allo spettatore.</p><h2>Dal surrealismo di Fujimoto alla poetica onirica di Kore&#039;eda</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/look-back-la-recensione-la-ferocia-emotiva-di-fujimoto-tradotta-nella-poetica-onirica-di-koreeda">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Dilatandone con delicatezza le sfumature più emotive, tanto da farla sembrare una storia scritta di proprio pugno, il regista Kore&#039;eda Hirokazu adatta fedelmente il manga Look Back di Fujimoto in una pellicola delicata, dolce e dolorosa. Tra i migliori film del concorso di Venezia.</summary>
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        <title>Succederà questa notte, la recensione: un Nanni Moretti piacevolmente romantico</title>
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        <updated>2026-09-07T12:56:16+00:00</updated>
        <published>2026-09-07T12:56:13+00:00</published>
        <author>
            <name>Gabriella Giliberti</name>
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                        <![CDATA[
            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY2NzVcL3N1Y2NlZGVyYV9RVUVTVEFfTk9UVEVfX0lUX1dJTEwuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=e36fdbb1c965f63f44539243d0dce3bff823aa7cfb0ce6edbf9ee40bb0bc5927" alt="succedera_QUESTA_NOTTE__IT_WILL"></figure>
            <p>Dopo tutti questi anni, Nanni Moretti sceglie di raccontare con <em>Succederà questa notte</em>, presentato nel concorso dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia, l’amore leggero e spoglio dal cinismo, ispirandosi ancora una volta, dopo l’esperienza con <em>Tre piani</em> (2021), alla scrittura di Eshkol Nevo, attingendo alla raccolta di racconti “Legami”. L’approccio al registro della pellicola è rilassato, disposto a lasciarsi attraversare dalla malinconia senza però smarrire mai un fondo di speranza. </p><p>La storia si apre a Oslo, segue Matteo (Louis Garrel) e le persone che gli ruotano attorno lungo un arco temporale di quasi vent’anni, passando per Torino, la Spagna e l’India, costruendo una trama corale che si allarga di generazione in generazione.</p><h2>Un Moretti che si mette da parte</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/succedera-questa-notte-la-recensione-un-nanni-moretti-piacevolmente-romantico">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Nanni Moretti torna in concorso a Venezia dopo trentasette anni di assenza con un film che sceglie la leggerezza e l’ottimismo, regalandoci il suo “La La Land” (anche se con un finale più felice).</summary>
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        <title>Possible Love, la recensione: la Corea racconta il desiderio</title>
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        <updated>2026-09-06T18:01:03+00:00</updated>
        <published>2026-09-06T18:00:09+00:00</published>
        <author>
            <name>Gabriele Cerrito</name>
        </author>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY2MzRcLzIzMDYxNF9wcGwuanBnIiwiZWRpdHMiOnsicmVzaXplIjp7IndpZHRoIjoxMDAwfX19?signature=242a3101fb7cb3c2cb0f18ad57c1c82d85efbfe1eb24a1a73c01177c8a13d9de" alt="230614_ppl"></figure>
            <p>Alcuni potrebbero promuoverlo come un <em>Parasite </em>alla rovescia, dove il contesto dei poveri viene esplorato dai ricchi e la commistione tra mondi estremamente diversi stimola nuovi punti di vista. Ci ha già pensato Park Chan-Wook a rincarare la dose con <em>No Other Choice</em>, raccontando più a fondo la prospettiva di chi subisce le dinamiche di un sistema socio-economico che non perdona. <em>Possible Love</em> è forse l’opera che meno ci saremmo aspettati in questa Venezia 83: Lee Chang-Dong torna alla regia dopo il travolgente <em>Burning</em>, otto anni dopo, raccontando<strong> una storia che attinge da Kieslowski</strong> (in particolare da “Non desiderare”) per inserirsi nel macro-progetto volto e riflettere sull’eredità del <em>Decalogo </em>nel contesto contemporaneo (come con l’ultimo film di Farhadi a Cannes 2026).</p><p>Al di là di quel flusso intimo, però, non c’è un vero legame: questa è una storia che ribalta l’idea dell’amore come sogno impossibile, ragionando sul concetto di desiderio da una prospettiva più ampia - non solo romantica, quindi, ma legata soprattutto al concetto di libertà. In una Corea che opprime, in un abisso di anime soppresse, il senso dell’amore si mescola all’aspirazione sociale in modi che soltanto un grande autore poteva cogliere con tanta sensibilità. <strong>Possible Love arriverà su Netflix il 6 novembre</strong>, grande scommessa dello streamer per i prossimi Oscar, ma vederlo come l’ennesima operazione socio-politica sulla condizione coreana sarebbe un grave errore.</p><p>Lee parte dal lavoro per arrivare all’esperienza amorosa, trasformando un gioco di tensioni e desideri in <strong>un viaggio tra sogni e incubi</strong>: da una parte, le voragini emotive e sociali del classismo; dall’altra, la fantasticheria degli ultimi: un’esistenza davvero libera dal contesto, dal denaro o dalle imposizioni sociali.</p>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/possible-love-la-recensione-la-corea-racconta-il-desiderio">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        </content>
        <summary>Lee Chang-dong torna dopo otto anni con Possible Love, una produzione che mescola un’importante spinta sociale a uno sguardo intimo sugli uomini e gli ideali in un paese sempre più complesso. </summary>
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        <title>Mayday, la recensione: gli anni Ottanta, Top Gun, Springsteen… quando amavamo l’America</title>
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        <updated>2026-09-06T07:31:02+00:00</updated>
        <published>2026-09-06T07:30:37+00:00</published>
        <author>
            <name>Maurizio Ermisino</name>
        </author>
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            <figure><img src="https://media.badtaste.it/eyJidWNrZXQiOiJyZWFsbHliYWQiLCJrZXkiOiJtZWRpYS1saWJyYXJ5XC80MDY2MTlcL01heWRheV9QaG90b18wMTA0LmpwZyIsImVkaXRzIjp7InJlc2l6ZSI6eyJ3aWR0aCI6MTAwMH19fQ==?signature=56dbb56737d9af88e99613a08c2b866b36836aca29a94d6ef0ff6713237673cc" alt="Mayday_Photo_0104"></figure>
            <p>Il 19 luglio del 1988 Bruce Springsteen tenne un concerto a Berlino Est, al velodromo di Weißensee. Il muro doveva ancora cadere, era ancora la DDR, ancora sotto l’influenza dell’Unione Sovietica, anche se tirava già aria di Perestroika. Fu un grande evento di rock’n’roll e di anelito alla libertà per tante persone. Sì, al di là della cortina di ferro, pur indottrinati contro una musica e una cultura definiti “decadenti”, c’erano centinaia di migliaia di persone che sognavano l’America, l’Occidente. E per questo, per quanto fantasioso, è in fondo plausibile che, nel profondo della Russia, ci potesse essere un uomo, Nikolai Ustinov, che ascolta Bruce Springsteen e sogna l’America. E, in segreto, guarda e ama Top Gun. Che sia un ex KGB rende tutto ancora più fantasioso e divertente. </p><p>È lo spunto di Mayday, il nuovo film Apple Original con Ryan Reynolds e Kenneth Branagh, in streaming su Apple Tv dal 4 settembre. Siamo negli anni Ottanta, e vedere oggi un film di questo tipo fa venire in mente molte riflessioni. Perché in quegli anni, come i ragazzi di Berlino Est, in tanti vedevamo l’America come un sogno, come una terra ideale e di ideali, con la sua musica, con i suoi film, con i suoi modelli, la sua cultura. Oggi è cambiato tutto. Ed è anche questo uno dei significati di questo film. Che è da vedere soprattutto perché fonde commedia e azione con risultati spassosi.</p><h2>C’era un ragazzo che come noi amava Springsteen e Top Gun</h2>
            <p><a href="https://www.badtaste.it/recensioni/mayday-la-recensione-gli-anni-ottanta-top-gun-springsteen-quando-amavamo-lamerica">Continua a leggere&hellip;</a> </p>
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        <summary>Le nostre considerazioni sul nuovo film con Ryan Reynolds, disponibile su Apple TV.</summary>
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