Sean Connery è sempre se stesso, anche quando interpreta qualcun altro. È il suo stile, è la sua natura, è il suo corpo, non può evitarlo. Non è l’attore trasformista, anche quando si trasforma indossando dei baffoni o una parrucca o un turbante. Il suo volto, le sue espressioni e i suoi toni vocali rimangono quelli e sono così distintivi da vincere sempre su ogni parrucco o ogni trucco. Connery è Connery e con quella faccia e quelle espressioni fa tutto, il grande sultano come il poliziotto irlandese degli anni ’30 o ancora l’agente segreto.

Per questa ragione sembra non ci siano molti ruoli diversi in una carriera che è stata prevalentemente da uomo d’azione. E invece.

Invece abbiamo ravvisato almeno 10 Sean Connery diversi che si sono avvicendati, alternati e confusi lungo la sua carriera, ognuno con uno stile, riferimenti e soprattutto esiti diversi. 10 maschere diverse che mescolano i medesimi ingredienti che lo compongono, e che celebriamo oggi che il grande attore compie 90 anni.

L’agente segreto

È il più ovvio, il più noto e il più influente degli Sean Connery, quello di inizio carriera, bello e atletico, slanciato e vincente, sbruffone e sardonico. In James Bond ci sono tutti gli ingredienti della recitazione di Connery che poi si troveranno nei ruoli successivi in dosi e quantità diverse. Questa interpretazione di un eroe nuovo per un mondo nuovo, quello degli anni ‘60 pieni di benessere per l’Occidente, è stata così importante (grazie anche ad un numero di film girati e scritti molto meglio di quelli che gli sono seguiti) da fissare uno standard per tutti coloro i quali hanno interpretato il ruolo in seguito. È l’agente segreto che non si scompone, capace di prendere tutto con grande leggerezza, che allunga il sangue freddo con qualche parte di cinismo e disinteresse per il pericolo, sempre sicuro di sé, mai davvero serio. Harrison Ford deve tutta la sua carriera a questa impostazione.

Film di riferimento: la saga di 007

L’uomo d’azione

È lo Sean Connery quantitativamente prevalente, quello che si è visto di più e che si differenzia dall’agente segreto proprio per la mancanza di leggerezza, rimpiazzata da una incredibile solidità, da una sicurezza grave, che raramente lascia spazio alla piacevolezza. Tra gli action hero ante litteram Connery era sicuramente il più drammatico e pesante, il meno giocoso e consapevole. Ha interpretato ruoli d’azione letteralmente tutta la vita, passando da protagonista a mentore e poi di nuovo protagonista, muovendosi sempre poco ma con una presenza che bastava. Connery non era atletico e dinamico come Kirk Douglas, era fermo, ma non fermo come un tronco spiaggiato, fermo come la montagna inamovibile, la roccia eterna.

Film di riferimento: Il vento e il leone, Robin e Marian, Highlander, The Rock, Entrapment, La leggenda degli uomini straordinari

Il commediante

Rarissimo a trovarsi, quello commediante è lo Sean Connery meno sfruttato, ed è un peccato. Le prime note di commedia si scorgono già nell’ironia di James Bond ma è solo tempo dopo che si lascia andare davvero e si azzarda ad interpretare ruoli che possono sfociare nella macchietta aperta e nelle boccacce. La scoperta a quel punto è stata che è dotato di un tempo comico pazzesco, sa intervenire benissimo quando deve e sa anche lanciare le battute come pochi. Quando duetta con Hoffman in Sono affari di famiglia è esilarante anche con il passamontagna addosso. Quando incontra il suo erede Harrison Ford e gli fa da spalla comica e inabile in tutte le scene d’azione è meglio di molti attori che non hanno fatto altro tutta la vita.

Film di riferimento: Indiana Jones e l’ultima crociata, Sono affari di famiglia, L’uomo che volle farsi re

La mente

Ad un certo punto Annaud ha inventato il Sean Connery astuto. È ovviamente un’altra delle caratteristiche di James Bond, presa da lì, estratta, ampliata e approfondita in un intero film a discapito delle altre. Il frate scritto da Eco acquista con Connery l’epica. Quel volto e quella solennità che ha in ogni interpretazione riescono infatti a conferirgli una forza che ha poco di realistico e molto di drammaturgico. Solo così poi Brian De Palma lo può prendere come grande mente nascosta in una piccola uniforme in Gli intoccabili, indefesso cerimoniere della giustizia, spina dorsale e sorriso sardonico che nascondono male un’intelligenza finissima.

Film di riferimento: Il nome della rosa, Gli intoccabili

Il matto

Solo una volta in carriera Connery ha interpretato il matto. È avvenuto in una commedia sentimentale dei suoi esordi in cui è un genio strano e ingestibile, le cui intemperanze sono giustificate nella trama da un po’ di follia benigna. Non è ovviamente il matto stralunato che gira in vestaglia ma più quello intrattabile, irruento e tempestoso. Non un ruolo memorabile, ma rivederlo dopo tutto quello che è stata la sua carriera (sempre all’insegna di ruoli inesorabili e affidabili) fa ridere.

Film di riferimento: Una splendida canaglia

Il deviato

Non è la stessa cosa del matto. Il deviato è il personaggio normale a cui ad un certo punto scatta qualcosa di animalesco che lo rende pericoloso, un incrocio tra l’ispettore Callaghan e il giustiziere della notte. È uno dei ruoli meno celebrati, in cui però Sean Connery mostra una dote che poi raramente ha avuto modo di sfruttare, cioè quanto possa mettere paura, quanto possa risultare pericoloso, respingente e terrificante.

Film di riferimento: Riflessi in uno specchio scuro

Il mentore

All’altro estremo c’è il mentore. È un tipo di figura a cui si può approdare molto facilmente raggiunta una certa età, e dalla sua Connery aveva anche un corpo adatto (con quel barbone bianco e quell’aria serena). Dunque se molti attori ad una certa età interpretano un mentore, Connery è da sempre stato particolarmente adatto con quella sua attitudine a stare fermo, ad essere monolitico, affidabile, sempre dotato di espressioni intelligenti che tradiscono pensieri svelti e profondi.

Film di riferimento: Scoprendo Forrester

Il grande idealista

Mescolando ancora le caratteristiche chiave di Connery, cioè la fermezza, l’affidabilità , la serenità e la grande intelligenza delle espressioni, e dosandole diversamente si può ottenere un altro personaggio che sembra (anche questo!) perfetto per lui: il grande idealista. Ne ha interpretati due fondamentali (per quanto un po’ tutti i suoi personaggi tendevano ad esserlo, si veda il prof. Jones, padre di Indy). Il primo è quello istituzionale, l’avvocato di La giusta causa, che si batte per i diritti di un afroamericano in un ginepraio torbido con al centro un omicidio, e l’altro è lo scienziato che vive a contatto con la natura, spartano e selvaggio in cerca di una cura per il cancro nel cuore della foresta Amazzonica di Mato Grosso. In ogni caso aveva l’aria non curante di chi rende l’idealismo una questione semplice, ordinaria, poco eroica e molto quotidiana.

Film di riferimento: La giusta causa, Mato grosso

Il drammone sentimentale

Ad oggi se ne può fare a meno, una volta era un passaggio obbligato per qualsiasi grande attore: il ruolo tragicamente sentimentale. E Sean Connery, che pure non era propriamente un attore sentimentale con quella sua straordinaria e cinica frivolezza, ha fatto anche quello. L’ha fatto in modi molto audaci con Cinque giorni una estate (storia di incesti) in cui guardando l’infinito macerava nei suoi profondi inconfessabili sentimenti, ma anche in Marnie (il thriller di Hitchcock dove lui sostiene la parte sentimentale) e nel finto film d’azione e reale film di baciare e tradire che è Il primo cavaliere, in cui è il cornuto (pensa te). Il massimo però probabilmente l’ha dato nel film di amore e malattia terminale Scherzi d’amore (anche se la sua è solo una delle diverse storie del film).

Film di riferimento: Cinque giorni una estate, Marnie, Il primo cavaliere, Scherzi d’amore

Il cattivo

In realtà non è vero, Connery non è mai stato davvero un cattivo, non ne ha mai interpretati e anche quando era pericoloso e terribile come in Riflessi in uno specchio scuro, alla fine il pubblico era con lui. Solo una volta però è andato vicino, almeno per una parte di film, al ruolo del villain vero, reale. In Caccia ad Ottobre Rosso fino a che non si capisce che la sua defezione è un atto umano, necessario e positivo, Connery è il cattivo, ha il trucco, la parlata, i toni e il volto del cattivo, interpreta il suo personaggio come un vero villain. Ed è perfetto. Quell’immobilità granitica, quelle espressioni di ferro con cui ha sempre dato affidabilità ai suoi eroi, in un attimo diventano la maligna espressione della mancanza di sentimenti. Ha dimostrato che spazzando via l’ironia e la leggerezza dall’equazione poteva essere un perfetto bastardo.

Film di riferimento: Caccia ad Ottobre Rosso, The Avengers – Agenti speciali

Bonus: Connery-Borat di Zardoz