Atto di forza è la punta massima di budget e riconoscibilità della carriera americana di Paul Verhoeven. Ma lui in America ci era arrivato per necessità e non per voglia. Era sempre più difficile per lui fare film in Olanda. In patria invece faticava, i suoi film erano sempre più duri e il gradimento era sempre più basso mentre crescevano le accuse di affronto alla morale. Era partito con storie romantiche come Fiore di carne e teen movie come Spetters (praticamente La febbre del sabato sera nel mondo del motocross), era arrivato ad una produzione come L’amore e il sangue in cui incrociava medioevo, sesso e morte in modi così influenti da diventare poi una delle fonti d’ispirazione per Berserk, il manga.
In America poteva esserci più fortuna per questo stile. Del resto un po’ di successo quel film medievale l’aveva avuto e il suo attore feticcio (Rutger Hauer) era diventato già qualcuno oltreoceano.

Ad Hollywood esordisce con il botto. Esordisce con Robocop, in cui già ci sono tantissime idee che poi torneranno più volte riguardo il paese in cui il film è prodotto: le multinazionali che fanno tutto, anche occuparsi della sicurezza, la pubblicità che giustifica sessismo e violenza, la televisione come mezzo di propaganda e l’esaltazione per una violenza durissima che il film stesso mette in scena e che gli è valso il successo.

 

atto di forza arpione

 

Quando arriva Atto di forza Verhoeven siede sulle spalle del successo di Robocop, ha una star pazzesca come Schwarzenegger e un testo di partenza di Philip Dick. Quindi alza l’asticella un altro po’, creando quella che (assieme al definitivo Starship Troopers, un film fascista che prende in giro uno stato innamorato dell’esercito) è la trollata più grande che abbia mai realizzato ai danni dell’America. Detto in maniera meno terra terra, Verhoeven riesce con Atto di forza a commentare in modi durissimi il paese che gli sta facendo produrre il film senza che questo sia evidente, senza che sia comprensibile a prima vista e soprattutto senza che sia chiaro a tutti. Ma solo ad uno sguardo più attento e allenato.

 

atto di forza calpesta

 

Nel film il protagonista è un manovale con una vita tranquilla e una bella moglie che tuttavia sogna e desidera di più. Si reca quindi in un centro che fabbrica sogni e tramite essi fa vivere ai propri clienti fantasie e avventure nella loro mente. Lì sceglie di vivere una fantasia da agente segreto. Durante il processo di impianto qualcosa va storto, c’è una colluttazione e il protagonista scopre di essere davvero un agente segreto, glielo dice un altro se stesso in una registrazione. Qualcuno ha compromesso la sua memoria e lo ha ridotto ad una vita normale ma deve andare su Marte e porta a termine una missione. Lo farà completando tutto quello che il centro per gli impianti gli aveva prospettato e quindi non sapremo mai se quel che abbiamo visto è la sua fantasia come gliel’hanno impiantata o la realtà.

 

atto di forza trama

Tutta la trama del film anticipata all’inizio

Addirittura alla fine accadrà qualcosa di impossibile come il cielo azzurro con le nuvole su Marte, esattamente la frase metaforica usata dalla compagnia inizialmente per spiegare che ci sarebbe stato un lieto fine. Che poi è il genere di paradossi cui Hollywood stessa non esita ad arrivare per dare un happy ending ai propri film. Atto di forza finirà come tutti i film di Schwarzenegger ma in virtù di quell’inizio la chiusa sembrerà decisamente più assurda e inconsistente del solito. Sembrerà cioè quel che è: una fantasia decisa da una grande società per far sfogare gli istinti che bruciano nelle teste delle persone e consolarle riguardo le loro vite ordinarie. Dentro il film c’è già la critica più grossa al cinema americano, alla sua idea di azione e a quel che è disposto a fare per consolare il pubblico.

 

atto di forza oneline

 

La missione qui è fare un film per Schwarzenegger, quindi c’è azione e ci sono le battute secche, cioè le oneline. Ma Verhoeven crea anche uno spettacolo di pura propaganda, in cui il futuro rispecchia il peggio dell’America presente, ovvero una società dei consumi portata all’estremo. Non sarebbe niente di diverso rispetto a qualsiasi altra distopia, che è sempre una versione distorta del presente se non fosse che il film è apparentemente dalla parte della distopia. In come viene messa in scena la meschinità e lo spietato cinismo largamente accettato con cui le minoranze sono marginalizzate c’è una strana adesione. Il film finge di stare dalla parte del potere in realtà disegnandone un ritratto caricaturale. L’idea di Verhoeven è sempre di criticare dall’interno, fare un film che cavalchi l’opinione che critica così tanto da diventare paradossale e poi sedersi a guardare mentre viene esaltato e trova l’approvazione. Esattamente il meccanismo dei troll.
E così è regolarmente accaduto nella sua carriera.

 

atto di forza spari

 

L’America degli anni ‘80, quella della privatizzazione selvaggia, della deregolamentazione, dei reaganomics e dell’esaltazione di “Greed is good” (il motto di Gordon Gekko in Wall Street, pensato per essere una frase da disprezzare ma letto dal pubblico come un’esaltazione dell’etica capitalista) sono rispecchiate ed esaltate nei loro aspetti peggiori senza che nessuno si ponga problemi. Anche solo l’ambizione che il protagonista manifesta all’inizio, quando è insoddisfatto e dice “Io voglio essere qualcuno, fare qualcosa”, poi si trasformerà nel diventare qualcuno che uccide senza pietà, che ha fantasie di massacro. Come sempre nelle satire hollywoodiane di Verhoeven i protagonisti sono persone più o meno normali a cui basta una spinta per diventare dei sanguinari in contesto che li esalta per questo, in cui tutto ciò li rende eroi. Dentro il cuore di ogni americano batte il desiderio di violenza e non appena questo è giustificato o aiutato da qualcosa o qualcuno il pubblico approva e il cineasta ha mano libera.

 

atto di forza violenza

 

Dunque se il film d’azione di Hollywood comanda violenza, e quello con Schwarzenegger lo fa ancora di più, Verhoeven esegue l’ordine andando ben oltre il richiesto, toccando il paradossale, e trovando comunque successo e approvazione. Nel film i proiettili fanno esplodere nuvole di sangue, la carne si maciulla e il protagonista stesso si fa scudo di un civile trivellato di colpi. Verhoeven dà risalto a questi dettaglio, mancando appositamente di edulcorare la violenza come fa di solito il cinema hollywoodiano ma mostrandone le conseguenze sui volti e sulla carne. In questo sta tutta la sua trollata, nell’adozione di un punto di vista filmico che è lo stesso degli altri ma più onesto e quindi più estremo.

 

atto di forza braccia

Sogni d’oro