Premessa

Ci siamo divertiti durante il BadTaste LIVE! a capire come mai qualcuno non ha capito niente di Animali Fantastici: I Crimini Di Grindelwald e altri lo hanno amato alla follia. Sia dentro BadTaste.it che, ipoteticamente, tra il possibile pubblico. La famigerata entità chiamata critica stronca senza pietà negli Stati Uniti (39% su Rotten Tomatoes e 53 su 100 su Metacritic a differenza del 74% e 66 su 100 del primo Animali Fantastici del 2016). Annaspano vecchi analisti babbani e no-mag o più semplicemente non esperti di Wizarding World, come sarebbe più corretto chiamare la mitologia nata dalla penna della signora J.K. Rowling da quando uscì nelle librerie inglesi nel 1997 Harry Potter e la Pietra Filosofale, citato ne I Crimini Di Grindelwald attraverso l’alchimista Nicolas Flamel cui il pasticciere Kowalski non darebbe “più di 375 anni”. 1997: anno cruciale. Esce in libreria Harry Potter mentre Peter Jackson e Fran Walsh hanno chiuso un accordo da due film con Harvey e Bob Weinstein per portare al cinema Il Signore Degli Anelli di Tolkien.
Saranno le due saghe cinematografiche che contemporaneamente (arrivano entrambe nei cinema nel dicembre 2001) cambieranno l’identità del concetto di franchise cinematografico insieme al leggermente ritardatario Spider-Man (estate 2002) di Sam Raimi (ma da quelle parti avevano un sistema più editoriale complesso da convogliare verso lo schermo arrivando all’Universo Marvel solo nel 2008). Tornando al WizardingWorld: come possiamo analizzare questo secondo film della saga contemporaneamente prequel e spin-off dedicata a Newt Scamander, decimo film di quel franchise arrivato in sala nel 2001?

Cerchio magico

Andrea Francesco Berni, grande appassionato e cultore della prima ora di Harry Potter, sostiene che questo secondo film è più dedicato agli hardcore fan del mondo magico cambiando di fatto l’idea alla base del primo Animali Fantastici più aperto a un pubblico meno esperto. È vero. Ecco perché altri analisti, come lo scrivente, sono delusi. Avevamo capito tutto ed eravamo protagonisti ignoranti come il pasticciere Kowalski (ma in un certo senso anche Newt, che sembrava un outsider ignaro dei cerchi magici superiori a lui) mentre in questo secondo capitolo, anche dopo una seconda visione, non abbiamo capito molto, ci siamo emozionati praticamente mai, zero empatia per lo scontro politico, diventando noi stessi marginali all’esperienza visiva. I creatori avevano voluto ripartire da zero con il primo film del 2016, allargare l’audience, farci credere di avere davanti agli occhi un nuovo mondo e poi tornare alla promessa iniziale di continuare a svelare dei particolari di personaggi o non protagonisti o proprio assenti (Nagini, il misterioso Creedence, Queenie, Leta) della saga Harry Potter nello iato temporale che va dal 1926 (inizio della nuova cronologia cinematografica di Animali Fantastici) a quel 1991 in cui Harry, Hermione e Ron arrivano ad Hogwarts per iniziare le avventure de La Pietra Filosofale. Hanno fatto bene? Sì. Hanno fatto male? Sì. Qui ci si divide tra comprensione ammirata della strategia e non apprezzamento del risultato. Non si può giudicare questo tipo di lavoro con le vecchie categorie critiche di analisti capaci di incontrare le saghe solo ogni tanto nella loro vita. Per i vecchi critici nati negli anni ’50 c’erano i franchise di Bond -anche se la peculiarità dei singoli film era enfatizzata come quella dei diversi agenti 007 – e poco altro come i Superman con Christopher Reeve. La differenza principale con il primo Animali Fantastici è il rapporto tra durata totale e storie individuali. Nel primo a New York c’erano essenzialmente un magizoologo (Newt Scamander) che si perdeva degli animali fantastici, un auror di nome Tina, sua sorella Queenie, un no-mag al secolo Kowalski, un politico, un giovane perseguitato e Percival Graves, direttore dell’Ufficio Applicazione della Legge sulla Magia del MACUSA.
7 personaggi diciamo principali senza biografie imprescindibili alle spalle per 133 minuti di film.
In Francia, un anno dopo, la faccenda si fa più complicata.

Parigi

Il problema principale de I Crimini Di Grindelwald è che sembra Avengers: Infinity War senza che mai nessuno abbia dedicato un film individuale a questi personaggi così bisognosi di attenzioni specifiche perché dotati di un passato che noi come spettatori dobbiamo mettere in relazione alle loro azioni del presente. Il film del 2016 era leggero. Questo pesa come un macigno. Ci sembra un film corale dove ognuno fa il concerto solista. Operazione veramente difficile per David Yates non affossare lo spettatore dopo quella chiusa magistrale in cui erano riusciti, da veri geni, a prendere da Luci Della Città (1931) di Chaplin uno dei finali più emozionanti della Storia del Cinema.

  • Newt/Tina: dovrebbe arrivare in Europa su mandato di un sibillino Albus Silente, che già a Londra sembra dannatamente distratto da altri pensieri, per cercare quel Creedence scampato alla fine del primo episodio. Silente lo chiama alla guerra ma ha la faccia di uno che pensa solo alla pace (anche dei sensi, perché vive di sensuali memorie grindelwaldesche) mentre Newt dovrebbe cercare Creedence ma sembra molto più distratto dall’idea di dover riconquistare Tina dopo un equivoco giornalistico. Si accompagnerà con il pasticciere Kowalski, il quale è alla ricerca di Queenie. Le loro faccende personali sembrano sempre molto più importanti nel film rispetto al problema politico rappresentato quel signore con i capelli ossigenati molto più magro rispetto a New York (in Europa si mangia più sano). Per Kowalski lo capiamo. Per Newt no. C’è da dire che Redmayne continua a farlo sempre più rimba che strambo. E questo non aiuta. Specie a una seconda lunga esperienza visiva di una recitazione così irritante e fastidiosa in chiave romantica, con Tina che pende dalle labbra di questo fantastico eteresessuale nel senso di poco realistico.
  • Grindelwald: vuole arruolare Creedence, scatenare una guerra, uccidere Albus e non solo lui dando sempre l’impressione di essere stanco e indolente (fa uccidere fuori campo un bimbo da una sua seguace) con un aria da condottiero più rassegnato a un plot che sa già scritto che intento a realizzarlo con le sue mani. Troppo autoassolutoria tutta la prova di un Deep sotto il cui look da Billy Idol + Johnny Hallyday… non c’è molto.
  • Creedence/Nagini: scappano dal Circus Arcanus per scoprire chi sono i genitori di lui. Volevamo più intensità nel loro rapporto. A malapena si guardano e toccano mentre procedono, come tutti, con sguardo afflitto verso lo showdown. Mamma mia. Un po’ più di affetto tra freaks, no?
  • Albus Silente: è in un suo film a sé stante in modalità C’Era Una Volta A Hogwarts (anche dal punto metacinematografico visto che compare anche in flashback). Ripensa al suo passato con Grindelwald (era amore? era patto di sangue tra amanti idealisti o solo comunanza ideologica?), parla con Leta di rimpianti e sensi di colpa, manda Newt a Parigi senza mordente (quando Gandalf mandava Frodo o Bilbo in missione… appariva realmente trafelato), ammette di non poter far niente contro Grindelwald. Sembra anche lui rassegnato o anche solo depressissimo. Ma almeno Jude Law trasforma tutta questa azzimata e indolente angoscia ben vestita in qualcosa di affascinante da vedere.
  • Leta/Theseus: Creedence è suo fratello? Lei è destinata al Male? Tra i due Scamander siamo sicuri che la scelta giusta sia il bel Theseus o quel Newt amante improbabile pure da adolescente? Anche lei ha l’espressione fissa della cattiva digestione per tutto il film.
  • Queenie/Kowalski: quel nuovo amore così bello che chiuse alla grande il primo film è diventato già vecchio e malato con lei arruolabile da Grindelwald in men che non si dica rivelando una propensione al Male che con quella vocina è poco credibile. Non era il caso di chiedere ad Alison Sudol di rendere Queenie un pizzico più matura e femme fatale nel finalone?
  • Yasuf: un signore che cammina in modo strano per le strade di Parigi e che infine si produce a due metri dal traguardo in uno spiegone in flashback sull’incrocio di strade Creedence/Lestrange che probabilmente ha dato la mazzata finale a tutti noi che fino a quel momento eravamo già parecchio stremati da una trama gigante travestita da film.
  • Animali Fantastici: sono dei meri riempitivi spettacolari usati come pigre soluzioni a enigmi ed ostacoli messi sul cammino dei personaggi (Snaso, l’Asticello Pickett). Oppure intervengono solo per fare un po’ di casino in cgi come lo Zouwu (in versione italiana Newt lo pronuncia Zouo), il Kelpie e gli sprecatissimi Metagot. Ma è così fantasticamente complicata la trama che quando arrivano questi ragazzacci vorresti cacciarli via perché stai ancora cercando di ricordarti la scena precedente.

Conclusioni

Animali Fantastici – I Crimini Di Grindelwald ha almeno 10 personaggi tutti principali, ognuno dentro un suo film che non sembra troppo collegato a quello dell’altro, senza possibilità di fermarsi un attimo a respirare per 134 minuti che sembrano una marcia spedita e spietata verso il Cimitero di Père-Lachaise, dove anche lì non abbiamo visto dramma ma meccanica conclusione di ciò che ci era stato esposto più che raccontato. Quando arriva il grande colpo di scena finale con l’attribuzione a Creedence del nome di Aurelius Dumbledore, fratello di Silente, i coltissimi fan esultano sinceramente sorpresi mentre tutti noi altri non riusciamo nemmeno lontanamente a collegare il costipato Ezra Miller al trasognato Jude Law. Ma va bene così. Come si dice sempre in questi casi, giudicheremo la saga a giochi conclusi quando Yates chiuderà il ciclo con il quinto episodio nel 2024 (Gabriele Niola nell’hangout ha auspicato un suo “taglio” e chissà… ma sarebbe strano).

Sommessamente ci sembra che questo Newt 2 rispetto a Newt 1 sia meno bello e soddisfacente perché di passaggio, un ponte da attraversare tutti di corsa verso capitoli più significativi dove ci interesserà molto capire in che direzione andrà il rapporto tra Silente e Grindelwald.