Se esistesse un elenco degli uomini più impegnati al mondo è facile che Pete Docter sia nelle posizioni di testa. Animatore, regista e creativo a tutto tondo, Docter ha passato gli ultimi anni a dirigere (insieme a Kemp Powers) l’impegnativo Soul. Nel frattempo si trovava in mezzo a quella tempesta perfetta che è stata il “semestre sabbatico” (poi definitivo) preso da John Lasseter rispetto al ruolo di direttore creativo degli studi di animazione Disney.

Convocato da Bob Iger nel giugno 2018, Pete Docter ha ereditato le redini della Pixar, colmando il vuoto creativo lasciato dal collega, non ché caro amico.

Nessuna transizione è mai semplice. Tanto di più se a lasciare è l’uomo simbolo dello studio, per lo più con un’accusa d molestie che ha indirettamente rivelato anche un clima poco inclusivo. Tutto questo in un luogo che ha sempre costruito la sua immagine pubblica intorno al suo essere una fucina di talenti, creatività e di energie positive. 

Pete Docter è un veterano. Lavora nel team di creativi della Pixar dal 1990. Oggi è considerato uno degli ultimi artisti della prima generazione di fondatori. L’Hollywood Reporter, che gli ha dedicato un lungo profilo, lo descrive come dall’animo mansueto, per nulla accentratore e molto premuroso. Caratteristiche umane impeccabili, ma che spesso mal si conciliano con la direzione di un colosso da 14.5 miliardi di dollari di incasso (complessivi tra tutti i film).

Eppure la scelta di Iger non è stata una  sorpresa. Era sotto gli occhi di tutti che lui fosse il più logico successore di Lasseter. Ed Catmull, l’informatico che ha fondato la Pixar insieme a Steve Jobs ha confermato che da tempo la sua figura era associata al proseguimento della direzione di Lasseter il quale, a sua volta, lo vedeva come erede. 

Docter non ha mai ceduto alla “tentazione” del Live Action, come i suoi colleghi. È rimasto fedele negli anni non solo alla Pixar, ma anche alla sua idea di animazione.

Ma come sta avvenendo il passaggio di consegne nella Pixar?

Docter, nell’intervista di Rebecca Keegan dell’Hollywood Reporter, racconta le incertezze prima della decisione di assumere la guida. 

Lasseter è stato l’immagine pubblica dello studio, e il suo motore propulsivo. Accentratore e dinamico, lavorava ai film come mente risolutiva. Era un vero e proprio gregario, che sbloccava le situazioni di difficoltà attraverso una grande capacità decisionale. Docter, dal canto suo, è stato per l’intera sua carriera un animatore e un regista, non uno “showrunner” in grado di imporsi con decisioni creative su molti progetti in sviluppo contemporaneamente. 

Lo studio era inoltre sconvolto dalle accuse che, come un fulmine a ciel sereno, avevano reso palesi le numerose mancanze nel segno dell’inclusione e della parità. A seguito delle accuse di molestie, è apparsa ancora più evidente la mancanza di registe a cui fosse assegnata la direzione dei lungometraggi (l’unica fu Brenda Chapman, poi licenziata da Lasseter). In parallelo la divisione dei Walt Disney Animation Studios, sotto la guida di Jennifer Lee e Lasseter, era riuscita a entrare nel “club esclusivo” fatto di film di qualità con grandi incassi. La Pixar doveva ritrovare una propria identità.

Insomma, Docter sapeva di avere ereditato una macchina da corsa efficientissima, ma da rinnovare al più presto.

Pixar Disney+

Cosa sta succedendo nella Pixar? 

Oggi le cose sembrano andare bene alla Pixar, nonostante la pandemia abbia costretto l’uscita dell’ambizioso Soul in esclusiva per la piattaforma Disney+.

Diciannove mesi dopo aver preso le redini, si inizia a intravvedere il senso di marcia imposto da Docter. Contrariamente alle aspettative, la distanza rispetto alla gestione precedente non è irrilevante.

Uno dei fattori chiave è il bisogno della Disney di “nutrire” il più possibile la sua piattaforma streaming. La pandemia ha acuito la guerra tra i servizi OTT, costringendo a correre ai ripari e a riempire di contenuti, non inizialmente previsti, Disney+. Per Docter questa è stata la spinta per rilanciare l’istinto e la voglia di sperimentare per cui la Pixar era rinomata. La piattaforma è diventata la casa ideale per ospitare cortometraggi sviluppati all’interno dello studio da giovani registi. Piccoli lavori a basso costo utili a “testare” i nuovi autori e sperimentare nuove tecniche senza il rischio che un lungometraggio comporterebbe.

lightyear pixar

Per propensione caratteriale Docter ama incoraggiare soluzioni nuove. Lo dimostrano i suoi film, che percorrono sempre strade difficili e poco battute. Della sua gestione si nota la grande cura rivola alla nuova generazione. Questa volta la squadra è composta nel segno dell’inclusione. La Pixar ha iniziato a ricercare voci nuove, non solo di donne (finalmente integrate anche nei ruoli che contano), ma anche di diverse etnie. Con Soul si rompe, ad esempio, l’onnipresenza di protagonisti bianchi. La promessa è di dare spazio anche ad altri punti di vista ed esplorare nuove parti del mondo poco raccontate dall’animazione (come vedremo con Luca, ambientato in Liguria).

I progetti annunciati sono però ancora gran parte frutto della gestione Lasseter, è presto per capire quali saranno le conseguenze del cambio dal punto di vista narrativo. Il rischio è sicuramente di non trovare un’identità precisa, dovendo rispettare comunque un’eredità pesante.

Oltre al già citato Luca, vedremo prossimamente Turning Red, annunciato per il 2022 e diretto da Domee Shi che sarà il primo film dello studio diretto da una donna. Lightyear invece sarà dedicato al personaggio su cui il giocattolo di Buzz è basato. Uno spin-off di Toy Story decisamente insolito e inaspettato che promette faville al box office.

Stando a quello che sappiamo, Docter sta cercando proprio questo delicato equilibrio tra le nuove strade rappresentate dai prodotti originali, e i sequel che invece garantiscono una buona stabilità finanziaria e un successo quasi assicurato. Vedremo, quando saranno annunciati i film dal 2023 in poi, quale sarà la sua strategia.

Per ora non è previsto però un suo ritorno in cabina di regia. “Il ruolo di direttore creativo non è quello di fare film” ha detto Docter “ma quello di guidare altre persone”. E, per ora, la cosa gli basta.

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Fonte: Hollywood Reporter