Brutti e Cattivi ha un look, dei personaggi e una storia tutte sue. Le tre componenti sono così ben intrecciate che non se ne nota la singola particolarità, sembrano essere esistiti da sempre tutti insieme, come se in quel mondo non potessero che muoversi quei personaggi facendo esattamente quelle cose. Merito della scrittura, fino ad un certo punto, ma anche di come è stata messa in scena, cioè di un processo produttivo che ha implicato (ad un certo punto) l’uso di storyboard, strumento abbastanza sottovalutato in Italia che in film come questo può aiutare molto a mantenere una certa coerenza generale. Oltre che ad andare un po’ più spediti sul set.

Cosimo Gomez, il regista e sceneggiatore di Brutti e Cattivi, ha già pubblicato qui su BadTaste i concept dei suoi personaggi e di molti ambienti, e adesso pubblichiamo anche i suoi storyboard per il film. Sempre con il suo commento.

Innanzitutto a cosa gli è servito lo storyboard.

Per quella che è la mia esperienza credo che lo Storyboard abbia fondamentalmente quattro funzioni:

1) La progettazione del film:
La sequenza disegnata è uno strumento semplice e efficace per studiare senza fretta e con notevoli possibilità di ripensamento il linguaggio e la durata di una scena e tutte le inquadrature necessarie per completarla. Tutte cose che, perlomeno io, credo, non sarei stato in grado di affrontare e decidere il giorno stesso delle riprese.

2) Il budget:
L’analisi dello Storyboard permette alla produzione di estrapolare in modo piuttosto preciso il fabbisogno dei vari reparti coinvolti nella messa in scena di un film e, in preparazione, rappresenta uno strumento molto affidabile per preventivarne i costi. Su ‘Brutti e cattivi’, ad esempio, per quanto riguarda gli effetti digitali necessari alla rimozione delle braccia della Ballerina, nessuna società di VFX avrebbe potuto fare un preventivo attendibile basandosi solo sulla sceneggiatura. Dal copione scritto non si sarebbe potuto evincere con precisione in quali e quante scene l’attrice avrebbe avuto le spalle scoperte, (e quindi da lavorare in VFX), e in quali avrebbe avuto le spalle coperte da un abito fatto ad hoc. Tutte decisioni prese in fase di Storyboard che hanno contribuito enormemente a mettere a punto la stima dei costi necessari e a rimanere all’interno del budget degli effetti digitali.

3) La condivisione di un idea:
Credo che, una volta completato, lo storyboard sia il modo più veloce e chiaro di comunicare con i molti reparti di una troupe cinematografica, il mezzo più efficace per proporre e discutere un’idea della scena con l’operatore e con il direttore della fotografia, con l’aiuto regista e con gli attori. Come dice Ridley Scott: “Ognuno di quei disegni abbozzati vale da solo più di mille parole”.

4) il set:
Credo che lo storyboard permetta di ottimizzare al massimo il tempo di ripresa, soprattutto nei progetti a basso budget. Nel mio caso, avendo avuto solo 32 giorni per realizzare il film, ritengo sia stato sostanziale per organizzare nel modo più efficace il lavoro sul set e per non rischiare, una volta al montaggio, di non avere tutte le inquadrature necessarie.

Secondo, chi l’ha disegnato e che apporto ha dato.

Lo Storyboard del film è stato disegnato da Marco Valerio Gallo.
Marco Valerio, non solo è un grande disegnatore, talentuoso e veloce, è a mio avviso, anche un notevole conoscitore del linguaggio cinematografico, della grammatica e delle regole dell’inquadratura.
Marco lavora con la tavoletta grafica Wacom, questo gli consente di manipolare i suoi disegni velocemente, inserirne di nuovi e modificarne la sequenza dando sempre al regista la possibilità di inserire dialoghi e descrizioni sulle sue tavole.
Abbiamo lavorato insieme per mesi arrivando a disegnare quasi tutto il film. Un pesante volume di 300 pagine.
Questo lavoro, presentato al CNC (Centre national du cinéma et de l’image animée) dalla società francese ‘Autrechose’ per il bando ‘Aide aux nouvelles technologies’ ci ha permesso di vincere in Francia un finanziamento per gli effetti digitali di 170.000 euro, decisivi per la nostra produzione.

Ma lo storyboard non è una gara di disegno.
Mi piace molto il modo di disegnare di Marco Valerio, sintetico, essenziale ed espressivo, molto funzionale alla ripresa e poco incline all’abbellimento inutile.
Lo storyboard è uno strumento che ha senso solo per ciò a cui serve, e cioè alla ripresa. Credo non debba cedere a tentazioni troppo estetiche, e sono certo che, per essere efficace, le singole vignette non debbano essere esageratamente dettagliate, effettate o con troppi chiaroscuri. Credo che un buono storyboard debba avere un impatto molto ‘grafico’ e di facile lettura per tutte le persone che ne devono fruire.

E infine come si mette a frutto uno storyboard una volta che è partita la produzione.

Lo Storyboard è una ‘mappa’ alla cui preparazione sono necessari giorni e giorni di lavoro ma che, una volta arrivati sul ‘territorio’ del set, si consuma in poche ore.
Dopo mesi di lavoro arriva il giorno in cui, nei sopralluoghi sulle location, brutalmente, tutte quelle vignette si traducono in ‘punti macchina’ su una planimetria e poi, il giorno delle riprese, avranno esaurito il loro compito.

Senza contare che non è una dittatura e molto spesso non viene nemmeno seguito.

L’esperienza su Brutti e Cattivi mi ha mostrato come, a causa dei mille imprevisti, dei problemi di tempo o delle idee improvvise venute sul set, alla fine, le riprese hanno rispettato di fatto, solo una parte di ciò che avevamo progettato sullo Storyboard, una parte molto alta s’intende. Credo che questo sia normale, credo che lo storyboard non debba mai diventare una ‘gabbia’ e che sia un mezzo da gestire con la massima elasticità.
Anche per lasciare lo spazio a quello che diceva John Ford: “Nel cinema quasi tutte le cose migliori avvengono per caso”.

A Gomez fa poi eco lo stesso Marco Valerio Gallo, autore degli storyboard che trovate qui sotto:

Lavorare con Cosimo Gomez, è stata per me un esperienza appagante dal punto di vista lavorativo, creativo, e umano.
Tra noi è nata da subito una grande sinergia e un bell’affiatamento che ci ha permesso di lavorare in modo veloce ed estremamente efficace.
Da parte sua c’è stata una sorprendente disponibilità ed essendo Cosimo un gran disegnatore è stato facile confrontarci su quello che lui aveva in testa e tradurlo poi in immagini.
Da parte mia, posso dire che una volta letta la sceneggiatura, mi sono letteralmente innamorato della storia e questo è stato importantissimo, perché la lavorazione è stata lunga ed impegnativa, ma decisamente divertente.
Nei diversi mesi in cui abbiamo lavorato insieme , tra me e Cosimo c’è stato un dialogo costante e non ho mai sentito da parte sua nessun tipo di chiusura su eventuali mie proposte, anzi, mi ha messo nella condizione ideale per lavorare, dandomi la possibilità di proporre idee e soluzioni da discuterle insieme.
Mi piace dire che di questo film esiste una versione “cinematografica” ed una “disegnata”.
Il confronto tra le due trova numerosi punti in comune, e anche molte differenze, dovute ad esigenze logistiche tipiche della lavorazione di ogni film e a scelte registiche, ma quello che è certo, è che per quanto riguarda Brutti e Cattivi, lo storyboard è stato uno strumento fondamentale sia a livello creativo, sia a livello produttivo, essendo un film che ha richiesto numerosi interventi di VFX.
Spero che chiunque veda il prodotto finale, possa divertirsi come ci siamo divertiti noi, prima ad immaginare e poi a veder realizzate, le avventure del Papero e di tutti i suoi bruttissimi e cattivissimi compagni!