Ready Player One di Ernest Cline ha rappresentato “poco meno di un romanzo” e “qualcosa di più di un semplice libro”. Il volume, pubblicato nel 2011, era riuscito a conquistare il cuore dei lettori grazie alla sua forma originale, insolita e ludica. Cline aveva anticipato la corrente di nostalgia degli anni ’80 che da lì a poco si sarebbe espressa in film e serie tv di successo. Aveva trionfato nel creare un gioco narrativo intriso di citazioni “meta” e strizzate d’occhio. Un libro, poi diventato film, dedicato all’orgoglio della cultura pop.

Il fenomeno letterario era stato quello che si può considerare il “50 sfumature” per Nerd. La prosa di Cline infatti è tutt’altro che memorabile, semplice, talvolta ingenua, ma capace di arrivare subito al punto. La trama di Wade Watts e dei suoi amici alla ricerca delle Easter Egg di OASIS non è mai stata la principale ragione del successo del libro. Quello che conta in Ready Player One era la nostalgia, i luoghi in cui il narratore portava i personaggi che erano specchio dei ricordi del passato del lettore. Mondi reali (le sale giochi) e virtuali (universi di film e videogame) descritti con la passione e il calore di chi vivrebbe volentieri nel mondo da lui creato.

Nostalgia canaglia.

Era proprio la nostalgia l’ingrediente segreto, l’ultima chiave per scoprire in OASIS ciò che rendeva quel mondo così magico. Non è facile però ricreare un sentimento del genere. Persino Spielberg nel suo robusto adattamento cinematografico, ha faticato a definire l’atmosfera di sogno pop del libro. Talvolta per via di omaggi talvolta troppo frettolosi o poco fedeli alla fonte. Un esempio? il Gigante di ferro in versione arma senza pietà, come rilevato nel tweet qui sotto.

Altre volte per alcuni momenti di grande valore tecnico, ma male amalgamati con il resto del film, come la lunga sequenza omaggio a Shining, che però perdeva tutta la sua carica orrorifica e tutto il gusto cinematografico meta. Ma soprattutto perché i ricordi del tempo passato si innescano solo quando suggeriti, e non quando mostrati. È molto più difficile ricreare “la madeleine” con le immagini che con le parole.

Si può avere nostalgia della nostalgia provata? Sì, ma è impossibile colmarla. È un sentimento troppo lontano ed evanescente, di valore proprio perché insanabile. Ed è proprio per questo motivo che in pochi si sono stupiti delle reazioni di sdegno nelle prime recensioni di Ready Player Two, il seguito del romanzo scritto sempre da Cline. 

Twitter è stato infatti particolarmente ingeneroso nei confronti dell’opera. Come noto la piattaforma non è minimamente rappresentativa dell’opinione della maggioranza dei lettori (di cui una piccola parte sta già iniziando a difendere il seguito come reazione alle aspre critiche), ma la discussione ha raggiunto un volume che difficilmente resterà inascoltata dagli executive di Hollywood.

Cosa ha di sbagliato Ready Player Two?

Ready Player Two è stato accusato, tra le tante cose, di avere una trama sostanzialmente identica al primo capitolo. Wade Watts dopo avere vinto la sfida OASIS, viene a conoscenza di una tecnologia creata da Halliday e mai rivelata al mondo: la ONI. Ovvero l’interfaccia neurale di OASIS che permette agli utenti di fare esperienza perfetta del mondo virtuale. Ogni tocco ogni stimolo viene vissuto dai giocatori come se fossero totalmente all’interno del mondo virtuale, slegati dalla fisicità. Ovviamente per via della ONI chi muore nel gioco muore anche nella realtà. Wade rilascia comunque nel mondo virtuale questa nuova tecnologia (un po’ inspiegabilmente a parere di qualche commentatore). 

Un modo “creativo” di sconfiggere la fame e la miseria che non è piaciuto ai lettori e che si va ad aggiungere ad una pioggia di ulteriori critiche che toccano ogni aspetto: dall’incipit considerato da molti risibile alla gestione di alcuni amati personaggi come Aech.

Un lettore ha inoltre sottolineato come un passaggio di trama piuttosto goffo possa essere offensivo per la comunità trans. Wade entra nella rete e prova cosa significa essere tante persone diverse (ma senza crisi di identità). In questo modo è arrivato a una maggiore comprensione delle identità di genere. La scena, secondo l’utente, implica che per comprendere cosa significa essere trans basta navigare molto in internet.

In generale ha suscitato molto scalpore la caratterizzazione del protagonista, diventato improvvisamente una sorta di sociopatico della Silicon Valley rovinando un bello sviluppo del primo libro. C’è da dire che, come ci ha abituato la rete negli ultimi anni, anche il rumore di pochi può diventare un frastuono sul web. Le critiche vanno prese Cum grano salis ed è probabile che le polemiche si spegneranno, senza avere un eccessivo seguito sull’autore, una volta passata la scia mediatica del lancio del libro.

Le conseguenze di questa fredda accoglienza però potrebbero arrivare come una scure su un eventuale seguito cinematografico. Nonostante infatti Tye Sheridan abbia recentemente espresso la speranza di poter lavorare ad un eventuale seguito, Ready Player Two sembrava già molto lontano dal grande schermo. Ora, con il fenomeno OASIS meno affine all’immaginario popolare, e con una trama senza il giusto guizzo per dare nuova linfa vitale alla saga, l’interesse delle produzioni rischia di scemare sempre di più.

Che cosa ne pensate delle critiche a Ready Player Two? Vorreste vederlo al cinema? Fatecelo sapere nei commenti